| http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=14454 "Il nuovo governo ha le carte in regola e avrà certo la forza di dedicare la propria attenzione anche allepolitiche abitative, finora dimenticate nonostante l'emergenza sociale che affligge il settore". Lo afferma Confedilizia in una nota, in cui spiega di attendersi che "nell'interesse generale, l'immobiliare torni protagonista dello sviluppo e che provvedimenti adeguati siano assunti per combattere lo sfitto involontario di uffici e negozi, oltre che delle abitazioni, in un momento in cui la situazione drammatica del comparto esigerebbe proprio il contrario". |
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lunedì 29 aprile 2013
Confedilizia: nuovo governo pensi a politiche abitative by Monitorimmobiliare
domenica 28 aprile 2013
Imu: è incertezza tra delibere comuni e attesa nuovo governo Comuni possono cambiare aliquote fino al 16 maggio;i Caf sono in difficoltà (ANSA)
NSA) - ROMA, 27 APR - La stagione dell'Imu inizia in piena incertezza. E' una vera e propria corsa ad ostacoli quella che si preannuncia per il contribuente alle prese con i calcoli dell'imposta da pagare. Mentre il termine di pagamento si avvicina, non c'é solo l'incognita sulle possibili modifiche che potrebbero arrivare dal nuovo governo, visto che il termine di pagamento si avvicina. A creare qualche difficoltà sono anche le novità introdotte con il decreto sul pagamento dei debiti della Pa che, per dare maggiore tempo ai comuni, ha concesso loro la possibilità di modificare le aliquote entro il 16 maggio mentre lo scorso anno avevano potuto farlo entro il 23 aprile. E c'é anche chi nel frattempo punta il dito contro ipotesi 'radicali' di modifica: tipo la restituzione e la cancellazione dell'imposta. Un'ipotesi che - secondo il Nens - finirebbe per favorire i contribuenti più ricchi che da soli pagano circa il 44% dell'imposta sulla prima casa. Il contribuente avrà così un tempo davvero limitato (fino al 17 giugno) per fare i calcoli e pagare il dovuto, perché - prevede la legge - deve tener conto delle eventuali modifiche introdotte. I tempi stretti stanno però già creando qualche difficoltà alla più potente macchina organizzativa che si nuove attorno al fisco, quella dei Caf. Sono loro che compilano la gran parte dei moduli ed hanno già fatto scattare un pre-allarme, rinviando la compilazione dei moduli a quando il quadro sarà più chiaro. "E' partita la macchina per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi e la gente viene già da noi per sapere dei pagamenti - spiega il presidente della Consulta del Caf, Valeriano Canepari - C'é grande incertezza. Siamo in attesa di capire se ci sono decisioni di cambiamento da parte del futuro governo. Ma, comunque, lo slittamento al 16 maggio delle possibili modifiche dei comuni ci sta creando negatività gestionali. Sarebbe stato molto meglio usare la regola del passato, cioé far pagare al primo acconto la metà di quanto versato nell'anno precedente". L'incrocio delle due modifiche - quella decisa dai comuni e quella ipotizzabile dal nuovo governo - metterebbe a dura prova i contribuenti alle prese con i calcoli. Inoltre, in attesa che possano concretizzarsi sorprese positive, come una riduzione dell'imposta data magari dal raddoppio delle detrazioni, è invece concreto il rischio di novità negative. Già perché quest'anno il gettito va a finire per gran parte ai comuni (tranne che per gli immobili industriali) e questi hanno una doppia possibilità di modifica: oltre al 16 maggio il decreto sui Debiti Pa prevede anche la scadenza del 16 novembre per cambiare le aliquote. La norma non spiega se il ritocco può essere fatto una sola o due volte. Al momento, però, questa opportunità non sembra esclusa tanto che il Caf Cia ha paventato espressamente un doppio ritocco di aliquota con un aggravio che potrebbe sfiorare i 700 milioni di euro in più.(ANSA).
Bellini (Anama) chiede incontro con Zanonato, neoministo dello Sviluppo economico by Monitorimmobiliare
| Bellini (Anama) chiede incontro con Zanonato, neoministro dello Sviluppo economico http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=14453 Lettera aperta scritta dal presidente nazionaleAnama (Associazione nazionale agenti e mediatori d'affari), Paolo Bellini, a Flavio Zanonato (foto), sindaco di Padova e neoministro dello Sviluppo economico del Governo Letta. Questo il testo della missiva firmata Bellini: “Caro Flavio, posso darti ancora del tu? Sono felice e contento di trovarti alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico, il ministero di riferimento degli agenti immobiliari. Ti conosco da anni da quando 'con i pantaloni corti' frequentavamo le stanze dei bottoni, come amministratori pubblici, da parti opposte ma uniti dall’entusiasmo di contribuire al miglioramento della società. Ti ricordo presente in terra Polesana con i tuoi trascorsi nella cooperazione e poi un balzo in alto quando, nel 1993 prendi la guida della Città di Padova. Oggi sei sempre il primo cittadino “della città dei signori” che ha saputo usare mezzi forti e decisioni impopolari quando c’era da sconfiggere la delinquenza e il degrado, ma anche la sensibilità e la lungimiranza nel prevedere la Padova del futuro. Ora sei a capo di un Ministero che conta! Sei il Ministro con una delle più importanti responsabilità, chiamato a gestire i settori vitali di un’Italia in crisi ma desiderosa di farcela. Ecco quindi il mio augurio e le congratulazioni anche a nome dell’associazione che presiedo, per l’importante compito a cui sei stato chiamato dove, sono certo, saprai distinguerti com’è tuo stile. Tra i primi appuntamenti in agenda metti pure un incontro con il rodigino Paolo Bellini e l’Anama – Confesercenti per fare il punto sulle istanze provenienti dal settore dell’intermediazione immobiliare. Abbiamo in ballo il praticantato ed il regolamento di attuazione alla legge 57 del 2001 mai approvato. Ma anche la gestione delle norme europee, l’adeguamento dell’attività alle istanze professionali, l’Enasarco, la previdenza e l’accesso alla qualifica professionale. Ma anche (e soprattutto) bisogno di speranza, di essere ascoltati, di trovare in Te, Veneto, padovano e uomo di squadra un interlocutore attento e concreto, capace come sempre di prendere decisioni importanti nei momenti più delicati della nostra vita sociale ed economica. Un “in bocca al lupo” Flavio e mi raccomando ... non dimenticare mai le tue origini e il tuo essere uomo della gente che oggi rappresenta tutti noi!”. |
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L'energia alternativa costerà ancora di Michela Finizio - Il Sole 24 Ore
Produrre energia green in casa propria costa ancora troppo. E a luglio, quando si chiuderà il V Conto Energia e le detrazioni fiscali scenderanno al 36%, sarà ancora più oneroso per i piccoli proprietari immobiliari. L'adozione di una fonte rinnovabile consente sicuramente di alleggerire la bolletta, ma la convenienza viene erosa da elevati costi iniziali ed è estremamente variabile, in base alle caratteristiche climatiche e strutturali dell'edificio.
Per analizzare se e quanto converrà produrre energia green da fonti alternative, Casa24 Plus ha chiesto all'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano di elaborare una simulazione sull'impatto di alcuni impianti (fotovoltaico, solare termico, caldaia a biomasse, pompa di calore geotermica) in edifici residenziali, in particolare in una villetta monofamiliare e in un condominio medio con 15 appartamenti. Dai risultati appare evidente come il destino del fotovoltaico sia strettamente legato al sistema incentivante: i tempi di ritorno per un tetto fotovoltaico si allungano oltre i 15 anni con la sola detrazione del 36% delle spese iniziali, oltre allo scambio sul posto (vedi grafico a fianco).
Per esempio, su una villetta in Calabria (più in generale al Sud) un impianto di 3 kilowattora di potenza costa 6.900 euro e genera un risparmio annuo in bolletta di 630 euro: i proprietari inizierebbero a guadagnarne solo dopo 19 anni, considerando anche i l'attualizzazione dei flussi di cassa annui futuri (ad un tasso del 4% circa) e spese annue (di assicurazione, gestione e manutenzione) pari a circa 100-150 euro. Al Nord lo stesso investimento, con meno giornate di sole, taglia i costi di 490 euro l'anno, ma spalma i tempi di rientro fino a 30 anni. «In genere al Sud – afferma Marco Alberti dell'Energy & Strategy Group – le condizioni climatiche portano a preferire interventi che coprano il fabbisogno elettrico, più richiesto per il condizionamento dei locali, e il fotovoltaico risulta vantaggioso, vista la maggiore presenza di sole. Al Nord, invece, risultano più efficaci interventi per il fabbisogno termico, essendo il riscaldamento la principale voce di costo».
L'intera simulazione è stata elaborata proiettando il sistema incentivante a inizio luglio (quando sarà possibile detrarre solo il 36% delle spese iniziali e accedere al Conto termico) e ai prezzi correnti dei moduli, che probabilmente a luglio si abbasseranno per andare incontro alle nuove esigenze di mercato. «Il pay back time si allungherà – aggiunge Alberti – perché la quota detraibile che tornerà in 10 anni sarà nettamente inferiore». La sola attualizzazione dei flussi monetari, secondo le simulazioni del Politecnico, sposta in avanti di circa 8 anni il rientro dell'investimento.
Sarà invece più "conveniente" il solare termico al Sud, dove bastano meno metri quadrati di impianto, rispetto al Nord, per coprire i consumi di acqua calda sanitaria di un condominio: dimensionati sul 70% del fabbisogno, i pannelli faranno risparmiare fino a 3.440 euro l'anno, ripagando l'investimento in 10 anni. In questo caso si potrà richiedere l'incentivo del Conto termico, appena entrato in vigore, che per impianti superiori ai 35 kw consente di recuperare in 5 anni una cifra considerevole.
Lo stesso incentivo varrà per una caldaia a biomasse (ad esempio pellet) o una pompa di calore geotermica (che preleva il calore da una sonda verticale sottoterra) abbinata a terminali di riscaldamento a pannelli radianti. Ma in questo caso i costi lievitano e i tempi di ritorno si allungano nuovamente. Installare una caldaia a pellet (16 kw termici di potenza) in una villetta costa 9.600 euro e diventa conveniente in un orizzonte di 15-20 anni, senza contare gli oneri di approvvigionamento della materia prima. Anche se poco diffuse a livello centralizzato, queste caldaie risultano particolarmente incisive in condominio, specie al Nord: un impianto di 150 kw di potenza termica costa fino a 60mila euro, ma una volta in funzione la bolletta si riduce di 5.390 euro l'anno e l'investimento rientra in soli sei anni. Le pompe di calore geotermiche scontano ancora gli elevato costi di perforazione e la disponibilità degli spazi dove trivellare: richiedendo investimenti iniziali che toccano i 15mila euro per una villetta monofamiliare e 95mila per un condominio.
Nonostante i costi eccessivi e i vantaggi non immediatamente percepibili, l'urgenza di intervenire in Italia sul patrimonio edilizio esistente attribuisce all'auto-produzione di energia green un ruolo importante: «Bisogna procedere in parallelo – aggiunge Alberti – intervenendo prima di tutto sulla struttura dei numerosi edifici-colabrodo (ad esempio con isolamento a cappotto, ventilazione, cambio degli infissi, ndr) e poi adottando le rinnovabili, ma non a tappeto. In alcuni contesti può diventare conveniente, in altri meno. Il giusto intervento è un mix di diverse scelte, l'approccio dev'essere sistemico e la convenienza di un impianto rinnovabile dipende da numerosi parametri di contesto, climatico e di fabbisogno dell'edificio».
Nel 2012 la spesa per le rinnovabili è stata di poco superiore ai 9,6 miliardi di euro e il 63% è stato investito nel fotovoltaico. Il 70% delle utenze termiche residenziali è ancora alimentato da caldaie tradizionali, il 20% da caldaie a condensazione e solamente un 10% da varie fonti rinnovabili (biomasse, geotermia o pompe di calore ad aria, meno costose). Secondo la Strategia energetica nazionale presentata l'8 marzo scorso dai ministri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, nel 2020 il 19-20% dei consumi totali lordi saranno coperti da fonti rinnovabili, con un contributo pari al 35-38% su quelli elettrici e del 20% su quelli termici.
Al cartello «Vendesi» abusivo tocca una multa salata di Michela Finizio - il Sole 24 Ore
Sono anni che la normativa per l'affissione dei cartelli «Vendesi» prevede multe salate e, ancora oggi, numerosi agenti immobiliari incorrono in sanzioni. A gennaio 2012, inoltre, si è aggiunto l'obbligo di riportare l'indice di prestazione energetica (Ipe) sugli annunci di vendita, affissi su facciate o cancelli di edifici in città. Fimaa Milano ha raccolto i casi più frequenti e, al fianco dei suoi associati, li assiste nelle controversie cercando di conciliare.
«Ognuno interpreta la normativa sul territorio - afferma Beatrice Zanolini di Fimaa Milano - e, nel caso di alcuni ufficiali zelanti, alcune multe erogate sono state un po' inopportune. Si arriva fino a 3mila o 4mila euro per cartello. Abbiamo raccolto alcune casistiche, per informare meglio le nostre agenzie immobiliari. In alcuni casi abbiamo anche fatto dei ricorsi e ottenuto delle cancellazioni». Le multe più frequenti sui cartelli «Vendesi», secondo Fimaa Milano, sono quelle per violazione del codice della strada. Non troppo tempo fa, in provincia di Milano, è stato sanzionato un cartello perché affisso su un cancello in prossimità di un incrocio, che avrebbe potuto distrarre i conducenti delle automobili. La multa di 600 euro faceva riferimento all'articolo 23 del Codice che vieta ogni tipo di pubblicità che «per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l'efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione».
Lo stesso articolo sottopone l'affissione di mezzi pubblicitari visibile dalle strade «ad autorizzazione da parte dell'ente proprietario della strada nel rispetto delle presenti norme. Nell'interno dei centri abitati la competenza è dei comuni, salvo il preventivo nulla osta tecnico dell'ente proprietario se la strada è statale, regionale o provinciale». Nel caso, dunque, in cui si trovi all'interno di un centro abitato la normativa dipende da Comune a Comune, in base al Regolamento affissioni locale. Per le strade del Comune di Bologna, ad esempio, non è necessaria l'autorizzazione se gli avvisi sono entro il quarto di metro quadro (quindi non più grandi di un foglio A4 circa) e posti sull'immobile di riferimento. Il regolamento del capoluogo lombardo non differisce molto da quello emiliano, ma sul territorio ognuno fa da sé.
L'indicazione delle dimensioni ritorna anche nella normativa sull'imposta di pubblicità. Il Decreto Legislativo 15 novembre 1993, n.507, che impone il pagamento di un'imposta comunale per le affissioni pubblicitarie anche su proprietà privata, all'articolo 17 comma 1 lettera b), stabilisce la stessa esenzione: «Gli avvisi al pubblico (...) riguardanti la locazione o la compravendita degli immobili sui quali siano affissi, di superficie non superiore ad un quarto di metro quadrato». I cartelli «Vendesi» con queste caratteristiche, dunque, devono essere affissi sull'immobile oggetto dell'avviso: da qui le diciture «in questo stabile» o «in questo immobile», presenti nella maggior parte degli annunci
Anche se affissi da agenzie immobiliari, i cartelli sono soggetti alle stesse regole, ma in più l'agenzia deve poter dimostrare, su richiesta delle autorità, l'avvenuta procura da parte del cliente e gli avvisi non devono essere finalizzati a promuovere il marchio dell'agenzia, altrimenti è necessaria l'autorizzazione e il pagamento dell'imposta di pubblicità. Tanto più sulle stesse vetrine dell'agenzia, ma anche in questo caso possono intervenire i regolamenti comunali: Bologna, ad esempio, ha esonerato dal pagamento dell'imposta le vetrine di annunci che non contengono il marchio e il recapito della agenzia, ma solo la descrizione dell'immobile, considerando i cartelli senza logo una "esposizione di un prodotto" e non una pubblicità aziendale. In altri Comuni, invece, l'agenzia deve pagare un tributo all'ufficio pubblicità in base alla superficie espositiva della vetrina.
Allo stesso modo ci sono enti locali che chiedono di essere informati per l'affissione di ogni singolo cartello, indipendentemente dalle dimensioni; altri che non entrano nel dettaglio, lasciando libertà interpretativa agli agenti di polizia sul posto. Così che, racconta Fimaa Milano, si incontra pure l'ufficiale dell'Amsa che ritiene l'affissione «imbrattamento dei muri».
In questo scenario, da più di un anno si è inserita la norma sull'obbligo di indicare la classe energetica e l'Ipe dell'immobile: anche in questo caso le Regioni hanno deliberato ciascuna per conto proprio, ma nonostante dietro tanti cartelli possa nascondersi un'autodichiarazione in classe G, sono ancora pochi quelli multati per questo motivo. «Qualche sanzione è arrivata in zone provinciali - aggiunge Beatrice Zanolini - magari dove è più facile avere la presenza degli organi di controllo sul territorio. Ma riceviamo molte più chiamate di chiarimento dagli uffici comunali, che chiedono a noi se tale cartello è sanzionabile o no. Insomma, la circolare non è chiara, ci sono stati degli esoneri e la confusione è un deterrente per i controlli».
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