lunedì 6 maggio 2013

Pininfarina firma in Florida un secondo complesso immobiliare di lusso -deluxeblog.it


Dopo il grande successo incontrato dal progetto 1100 Millecento Residences a Miami, la partnership tra Pininfarina e The Related Group evolve grazie all’annuncio di Beachwalk, un complesso immobiliare di lusso che sorgerà a Hallandale Beach, South Florida.



Beachwalk offrirà 300 splendidi residence fronte mare con servizi esclusivi di beach club. Il team Pininfarina si occuperà del design degli interni della struttura principale, dello stile delle aree comuni e del design concept completo del beach club.
Lo stile Pininfarina è perfettamente riconoscibile sia nell’eleganza dinamica delle forme che nell’utilizzo dei materiali, come già in Millecento, creando un family feeling tra le due strutture.
Beachwalk sarà caratterizzato dall’equilibrio tra la modernità del design e la capacità di integrarsi perfettamente nell’ambiente naturale nel quale sarà inserito. Il progetto si distinguerà grazie alla possibilità di offrire ad un condominio residenziale tutti i confort ed i servizi di una struttura alberghiera, garantendo così un’esperienza molto raffinata.
Beachwalk -dice il presidente Paolo Pininfarina- è un’ulteriore affermazione del nostro marchio in America. Siamo orgogliosi che il nostro design sia così apprezzato e tenuto in considerazione nel mercato americano e in quello latino-americano, nei quali intendiamo diventare sempre più protagonisti”.

Immobili, cosa può cambiare di Gino Pagliuca - corriere.it

L'anno scorso i proprietari di immobili hanno dovuto aspettare il 30 novembre, data ultima per la pubblicazione delle aliquote comunali, per avere la certezza di quanto dovevano sborsare per l'Imu. E questo per un tributo istituito per decreto quasi dodici mesi prima.
Un film che rischiamo di rivedere anche quest'anno, dopo le fibrillazioni politiche che hanno portato al congelamento della prima rata relativa all'abitazione principale in scadenza il 17 giugno e all'impegno programmatico del nuovo esecutivo a rivedere tutta la tassazione immobiliare, ricomprendendo nel nuovo schema una versione riveduta e corretta dell'imposta. Con tutte le incognite che l'innesto di un nuovo sistema tributario sull'anacronistico meccanismo dei vecchi estimi catastali inevitabilmente comporterebbe.
PRIMA CASA
La franchigia da 200 a 500 euro I costi per i Comuni
Esentare del tutto le abitazioni principali costerebbe circa quattro miliardi di euro per il 2013, restituire anche l'imposta dello scorso anno porterebbe l'esborso a otto. Un'esenzione parziale, effettuata elevando la franchigia attuale da 200 a 500 euro e introducendo fattori correttivi a seconda del reddito del contribuente e della numerosità del nucleo familiari costerebbe comunque, secondo le stime correnti, oltre due miliardi. Attualmente non è chiaro se il differimento della rata di giugno significa che le famiglie, qualora non si abrogasse il tributo, dovranno pagare a dicembre l'intera imposta magari maggiorati da interessi; è invece certo che nelle casse dei comuni si apre un buco importante nel bilancio. A parità di aliquote (i comuni hanno tempo fino al 16 maggio per modificarle) Milano a giugno dovrà rinunciare a un incasso di 70 milioni di euro (la metà dei quasi 140 incamerati nel 2012), Roma a 283 milioni, Torino ad oltre 85. Anche se l'Imu ritornasse integra a dicembre, per il capoluogo lombardo significherebbe, senza un'immediata compensazione statale, doversi finanziare per sei mesi a tassi di mercato e spendere almeno due milioni di interessi. A scapito ad esempio dei servizi sociali.
SECONDE CASE
Le tasse già alte e le ipotesi su affitti e cedolare secca
Pochi, nell'attuale quadro normativo, gli spazi per compensare la perdita di gettito derivante dalle abitazioni principali caricando ulteriormente il conto sulle seconde case tenute a disposizione perché la gran parte dei comuni ha già optato per l'aliquota massima dell'1,06%. Qualche possibilità di manovra in più ci sarebbe inasprendo i conti sulle abitazioni affittate ma sarebbe del tutto controproducente, perché farebbe sparire dal mercato (perlomeno dal mercato "in chiaro") le abitazioni locate con conseguenze sociali molto gravi in una fase in cui comprare casa ricorrendo al mutuo è ormai una mission impossibile e oltretutto ridurrebbe gli incassi per Irpef o cedolare secca. E anche sulle seconde case a disposizione tirare ulteriormente la corda potrebbe risultare un autogol, perché accentuerebbe le difficoltà del mercato immobiliare, anche qui con perdite molto rilevanti per gli introiti erariali. Ricordiamo infatti che in media le imposte sull'acquisto di una seconda casa sono otto volte più alte dell'Imu. Infine, l'equazione tra seconda casa ed elevata disponibilità finanziaria non è sempre vera: sono seconde case anche quelle magari di scarso valore ereditate al paesello d'origine e che non si riesce a vendere, o il bilocale comprato perché ci abiti un figlio.
I NEGOZI
Rischio locali vuoti E per i capannoni aliquote al massimo
Anche per negozi e uffici vale il discorso delle seconde case: scarso spazio di manovra e, soprattutto per gli esercizi commerciali, si accentua il rischio di chiusura delle imprese. Molti negozi oggi stanno chiudendo perché non riescono a fare fronte alla richieste di aumento in caso di rinnovo dei contratti di locazione. D'altro canto molto proprietari preferiscono lasciare vuoto il locale che bloccarlo per dodici anni (tanto dura un contratto di locazione commerciale) alle condizioni attuali. Un discorso a parte meritano i capannoni industriali, che devono fare i conti anche con un incremento di oltre l'8% dell'imponibile Imu; infatti il coefficiente moltiplicatore della rendita catastale passa quest'anno da 60 a 65. Inoltre il meccanismo di suddivisione degli introiti tra Comune e Stato penalizza ulteriormente questi immobili: all'Erario va comunque un minimo dello 0,76%, al Comune tutto ciò che rimane dell'imposta. Facile prevedere che l'aliquota sarà portata ovunque al massimo. Se a questo si aggiunge che la Tares, per ora congelata, penalizzerà soprattutto le grandi strutture produttive, il rischio paventato ad esempio dagli artigiani della Cgia di Mestre che i nuovi costi andranno a scapito di nuove assunzioni non appare infondato.
NUOVI ESTIMI
L’imposta unica alla tedesca La doppia imposizione
Si sta ventilando l'ipotesi che nel quadro di una completa revisione delle modalità di imposizione immobiliare (che nel 2013 dovrebbe portare nelle casse erariali 57 miliardi) si darà vita a un'imposta unica, il cui acronimo dovrebbe essere Ics (Imposta casa e servizi) ma che si legge correttamente x perché è un'incognita. Dovrebbe assommare l'Imu, con esenzione parziale o totale per la prima casa e maggiorazioni per le abitazioni di lusso o per le case oltre la seconda. C'è però una difficoltà non di poco conto: l'Imu è a carico del proprietario, la tassa sui rifiuti e sui servizi invece spetta a chi occupa la casa (ad esempio l'inquilino). Un modello analogo è operante in Germania ma in quel caso si tratta di un'imposta dalle spiccate caratteristiche federali, con aliquote che variano moltissimo da Land a Land e che in Italia non può essere riproposta sicuramente nello stesso modo. E comunque qualsiasi riforma seria della fiscalità immobiliare non può prescindere dal superamento del sistema degli estimi. La prima promessa di rivederlo risale al primo Governo Prodi, alla fine degli anni Novanta. Che si possa fare in qualche mese quello che non si è compiuto in quindici anni lo diranno le cronache.

Il fondo norvegese del petrolio fa shopping di immobili Il principale fondo con lo Stato alle spalle di tutto il mondo - arricchito dai proventi dei giacimenti petroliferi - si dedica all'acquisto di uffici, stabilimenti e grandi magazzini. Piazzata una serie di fiche da ben 6,5 miliardi di dollari

MILANO - Depositi, magazzini e stabilimenti per un valore di 2,4 miliardi di euro. Ma anche uffici statunitensi per altri 600 milioni di dollari, il complesso che fa da quartier generale per il Crédit Suisse a Zurigo e il centro commerciale di Sheffield. Il fondo pensioni norvegese, alimentato grazie ai proventi dell'estrazione petrolifera e più grande a livello globale, ha investito pesantemente nel settore immobiliare, tanto da ingrandire di dieci volte i propri asset nel real estate rispetto a un anno fa, quando muoveva i primi passi nel settore.Il valore complessivo di questi asset, per il fondo norvegese, ha raggiunto la cifra ragguardevole di 6,5 miliardi di dollari - come riporta il Financial Times in apertura del suo sito -: anche se si tratta solo dello 0,9% degli asset complessivi, che raggiungono la bellezza di 720 miliardi di dollari, è un bel balzo rispetto al 2011. L'obiettivo dichiarato da Yngve Slyngstad, al timone del fondo, è arrivare al 5% degli investimenti nel settore immobiliare. Ovviamente le sue mosse sono studiate molto attentamente dagli osservatori, vista l'importanza del fondo: la sua decisione di rompere l'equilibrio tra bond e azioni (settori nei quali tradizionalmente il fondo investiva) in direzione dell'immobiliare. Lo stesso Slyngstad ha riconosciuto che "l'immobiliare è una complessa asset class. Una delle sfide per il momento è che non c'è più un giro d'affari così elevato come ci si potrebbe aspettare" in questo settore. Ma se la scommessa è stata lanciata proprio dal principale fondo 'statale' mondiale, c'è da credere che non sia stata troppo avventata.
Fonte Repubblica

domenica 5 maggio 2013

Il grattacielo è pieno di debiti, chi non paga sale le scale a piedi (corriere.it)

Palazzo di 20 piani con 300mila euro di buco perché molte famiglie non pagano. L'amministratore: per usare l'ascensore servirà un badge attivo solo per chi è in regola

TREVISO – Non paghi le spese condominiali? E allora le scale te le fai a piedi. Succede al grattacielo di via Pisa a Treviso, alto la bellezza di 20 piani, dove da un paio di giorni è stato introdotto l’uso di un badge elettronico a pagamento per usufruire degli ascensori. Il motivo? Alcuni dei residenti non saldano da anni le spese condominiali, che comprendono riscaldamento, luce, acqua e pulizie, tanto da creare un buco di bilancio di oltre 300 mila euro. Così l’amministratore, dopo un’assemblea tenutasi lo scorso dicembre, ha deciso che solo chi salda in toto o almeno in parte il debito potrà evitarsi scalate quotidiane per raggiungere il proprio appartamento. Il sistema è piuttosto semplice.
Il grattacielo di via Pisa (Balanza)Il grattacielo di via Pisa (Balanza)
Per ottenere la tessera elettronica, che costa 7 euro, l’inquilino deve impegnarsi a pagare parte degli arretrati, in proporzione alle proprie possibilità. Il badge ha una durata limitata di 30 giorni. Per il rinnovo, è necessario continuare a versare quanto dovuto, pena il ritiro della tessera. La novità è stata accolta in maniera contrastante dai residenti, molti dei quali stranieri. «Le spese sono troppo alte – si lamentano alcuni – e con la crisi che c’è non riusciamo a pagare sia il mutuo della casa che gli oneri condominiali». «Se si usufruisce di un servizio bisogna farsene carico, non si può fregarsene – commentano invece coloro che hanno visto subito di buon occhio l’iniziativa – ci sono famiglie che non pagano ormai da diversi anni e così non si può più andare avanti».

Immobili, segnali di ripresa Acquisti in salita dopo 5 anni (corriere.it)


Immobili, segnali di ripresa
Acquisti in salita dopo 5 anni

L’Anama: «Primo trimestre 2013, vendite su del 5 per cento». Gli agenti di vendita: merito di contratti più flessibili ma anche del crollo dei prezzi

ROVIGO - Nei primi mesi del 2013 le compravendite immobiliari in Polesine segnano una piccola ripresa, stimata attorno al 5 per cento e favorita da una flessibilizzazione dei sistemi di vendita. Tendenze rilevate dalla sezione provinciale di Anama, la federazione degli agenti immobiliari affiliata a Confesercenti. A favorire lo sblocco, per esempio, l’aumento degli affitti con riscatto, formula secondo cui l’inquilino versa regolarmente il canone e, dopo 24 o 48 mesi, può decidere per l’acquisto dell’alloggio, trasformando le quote mensili versate nell’anticipo per il mutuo. Un modo per superare quei problemi di liquidità che, spesso, dissuadono dall’acquisto, tanto più in un momento di crisi nera.
«E’ stata una necessità - spiega Vittorio Ceccato, coordinatore provinciale Anama - le banche di norma finanziano fino all’80 per cento del valore dell’immobile e in presenza di almeno una persona con un contratto a tempo indeterminato. Così toccava spesso ai genitori mettere del proprio, magari chiedendo l’anticipo del tfr». Ma la ripresa, con ogni probabilità, è figlia anche del crollo dei prezzi, in continuo calo dal secondo semestre 2007, con il picco minimo nel primo semestre 2012, quando si registrò un crollo dell’ 11,5 per cento rispetto ai sei mesi precedenti, già negativi. «Negli ultimi 5 anni possiamo parlare tranquillamente di una contrazione complessiva del 30 per cento - riprende Ceccato - questo ha coinciso con una ripresa degli investimenti sugli appartamenti di costo inferiore ai 100 mila euro, accompagnato da un aumento della redditività degli affitti, pur calati in termini assoluti tra il 5 e il 7 per cento a seconda delle tipologie».
A tinte fosche, invece, la situazione per le attività produttive. Gianfranco Spada, responsabile Anama del settore aziende: «Molte attività che negli scorsi anni avevano fatto mutui o leasing, non sono riuscite a farvi fronte e si sono trovate i capannoni all’asta a prezzi stracciati. Da qui il crollo dei prezzi, con fabbricati di 750 metri quadri svenduti a 250 mila euro».
Nicola Chiarini