domenica 11 agosto 2013

Francia: Corsica, 'vendere case solo a residenti' (ANSA)



(ANSA) - PARIGI, 8 AGO - Limitare l'acquisto dei terreni e delle case in Corsica ai soli corsi e a quanti risiedono nell'isola da almeno cinque anni: la proposta shock e' comparsa stamane sul quotidiano locale Corse-Matin, avanzata da Paul Giacobbi, il presidente dell'organo esecutivo di Corsica (che e' una regione a statuto speciale). ''Se si potra' continuare a comprare un terreno in Corsica come si fa con una barretta di cioccolato al supermercato sara' una catastrofe. Lo scorso maggio l'Assemblea Corsa ha votato una legge controversa che ha fatto della lingua regionale la seconda lingua ufficiale dell'isola, dopo il francese. E cosi' in Corsica si torna a respirare aria di secessione. L'idea di limitare la proprieta' immobiliare ai corsi e' del radicale Paul Giacobbi, presidente dell'organo esecutivo di Corsica: "Se si potra' continuare a comprare un terreno in Corsica come si fa con una barretta di cioccolato al supermercato sara' una catastrofe. Bisogna limitare l'accesso alla proprieta' immobiliare ai residenti'', ha detto Giacobbi in un'intervista al quotidiano Corse-Matin. Secondo lui riservare l'accesso alla proprieta' ai soli residenti e' ormai una ''misura indispensabile'' per combattere la speculazione edilizia nell'isola, anche se la misura ''pone un problema di diritto europeo''. Quello dell'immobiliare e' un tema delicato sull'isola francese. I terreni edificabili sono sempre piu' rari, il prezzo al metro quadrato sale alle stelle e gli abitanti dell'isola restano tagliati fuori, non potendoselo permettere. La proposta di Giacobbi, a giudizio del quotidiano Le Figaro, non arriva pero' ora per puro caso. Essa segue infatti a ruota un'altra iniziativa controversa che e' stata votata lo scorso 17 maggio dall'Assemblea Corsa, che ha fatto della lingua corsa la seconda lingua ufficiale dell'isola, accanto al francese. Un'iniziativa condannata dal ministro dell'Interno, Manuel Valls: "il francese e' la sola lingua ufficiale", ha detto il ministro in un viaggio a Bastia nel mese di giugno. Il clima nell'isola e' teso. Un'ondata di omicidi ha insanguinato la Corsica dall'inizio dell'anno, 11 contro i 19 in tutto il 2012. All'epoca il ministro era stato costretto a fare la voce grossa dopo l'ultimo e inatteso guanto di sfida degli indipendentisti: in un comunicato il Fronte di liberazione nazionale corso si era detto ''pronto a riprendere le armi'' se la Francia non riconoscera' i diritti dell'isola. E la terra, cosi' come la lingua, e' sempre stata al centro delle rivendicazioni di indipendenza. Si ricorda che l'estate scorsa lo stesso Fnlc aveva fatto saltare in aria alcune case private nel giro di una notte, proprio per puntare il dito contro la speculazione edilizia. "Questa operazione - avevano scritto gli indipendentisti all'epoca - si incardina nella lotta per la difesa della nostra terra. Il nostro popolo continua a essere spogliato del bene piu' prezioso".

Usa: è 'battaglia' di offerte per l'Empire State Building (ANSA)



(ANSA) - NEW YORK, 10 AGO - E' 'guerra' per mettere le mani sul gioiello di New York. Thor Equitiy, il colosso dell'immobiliare della Grande Mela, avanza la sua seconda offerta per l'Empire State Building: l'ammontare non e' noto ma e' sicuramente superiore ai 2,1 miliardi di dollari in contanti messi sul piatto dalla stessa Thor in giugno. E Thor non e' l'unica a corteggiare l'edificio simbolo di New York: sul tavolo della famiglia Malkin, che controlla l'Empire State Building, ci sono altre due offerte. La corsa all'acquisto del grattacielo storico e' iniziata da quando la famiglia Malkin ha ottenuto il via libera alla creazione di un fondo immobiliare, nel quale far confluire diverse proprieta', da quotare in Borsa. L'obiettivo di Malkin e' quello di raccogliere 1 miliardo di dollari con lo sbarco a Wall Street, in quella che sarebbe la maggiore ipo immobiliare da anni. Le offerte d'acquisto giunte sono tutte piu' elevate dell'obiettivo di raccolta per l'Empire State Building, il cui valore e' stimato in 2,5 miliardi di dollari incluso il debito. La famiglia Malkin ha piu' volte assicurato che intende valutare tutte le proposte. Un'eventuale vendita dell'Empire State Building dovrebbe comunque ottenere il via libera anche del fondo di Leona Helmsley, l'ereditiera alberghiera e una delle maggiori stakeholder del grattacielo. E a dimostrazione della volonta' di metter le mani sull'edificio, Thor ha presentato un'offerta anche per rilevare il 63,8% che l'Helmsley Estate ha nell'Empire State Building Company, che ha in sub-affitto il grattacielo fino al 2076. L'autorizzazione a una vendita dovrebbe arrivare anche dagli altri azionisti del gruppo immobiliare. Ed e' proprio su questi che e' puntata l'attenzione, dopo che nell'ultimo anno hanno dato battaglia alla famiglia Malkin, ritenendo l'ipo non appropriata. Sono stati mesi di duro scontro, con molti azionisti scettici a rinunciare al loro 'pezzo' di storia e convinti che solo la famiglia Malkin trarrebbe benefici dalla quotazione del gruppo. Altri invece si erano schierati a favore dell'ipo, con la quale sarebbe stata eliminata l'esistente struttura di comando bizantina. Il rischio e' che una vendita possa riaprire la spaccatura, complicando il processo anche della quotazione.(ANSA).

Cina, la Parigi di cartapesta dove nessuno vuole vivere di Ilaria Maria Sala - lastampa.it



Vicino a Hangzhou, una storica città della Cina meridionale, famosa per il suo Lago Occidentale (Xihu) che ha ispirato nei secoli poeti e pittori, il pregiatissimo tè dal villaggio Pozzo di Drago (Longjing) e la manifattura della seta, è stata costruita un’assurda, surrealista replica di Parigi. Naturalmente, con tanto di Tour Eiffel (alta 108 metri, contro i 324 dell’originale) e imponenti palazzi chiari dal tetto grigio, che si affacciano lungo ampi viali fotocopiati su quelli costruiti dal Barone Haussmann nell’800, durante il Secondo Impero. Ma questa replica è una città periferica, pensata per ospitare diecimila persone, che invece giace, come molti altri arditi cloni di cui la Cina è prodiga, quasi deserta.  

Il progetto è del gruppo Zhejiang Guangsha Co Ltd, una società immobiliare di rilievo, quotata in Borsa (ma che ha perso più del 18% nell’ultimo anno) e specializzata nella costruzione di ville, palazzi e intere città-satellite delle metropoli cinesi. Zhejiang Guangsha non è l’unico immobiliarista che si ispira, quando non copia, modelli architettonici o urbanistici. Come lui, ce ne sono molti altri. C’è chi ha costruito una replica della Casa Bianca nel bel mezzo della regione dell’Anhui, una delle meno abbienti del Paese (ma l’idea è piaciuta tanto che le Case Bianche, in Cina, non si contano), o chi ha deciso di replicare, mattone per mattone, Hallstatt, un villaggio scenico dell’Austria che si specchia su un lago alpino e che, per il suo passato preistorico e le miniere di sale, è annoverato fra i luoghi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Hallstatt è stata clonata dalla Minmetals Land Ltd, il braccio per la promozione immobiliare della China Minmetals Corp, il principale gruppo di metalli cinese che, come ogni gruppo industriale cinese, si occupa anche di immobiliare.  

Fuori Shanghai c’è Thames Town, costruita come le città mercantili inglesi, approvata e fatta costruire dalla municipalità di Shanghai: anch’essa semi deserta, popolata soprattutto di novelli sposi che vanno, in abito di nozze, a fare le foto da mettere nell’album matrimoniale. Sembra un assurdo, uno spreco, ma il business vero qui è già avvenuto, ed era l’edificazione stessa. Perché il settore immobiliare conta e ha contato in modo cruciale nella strabiliante crescita economica cinese degli ultimi trent’anni: un settore spesso imbizzarrito, che vede città come Pechino o Shanghai costare già ora molto più che non New York o Londra – o la stessa Parigi. Malgrado gli sforzi, spesso invero poco sentiti, che il governo centrale annuncia di voler fare per calmare la bolla speculativa, i prezzi non fanno altro che salire, e il luogo migliore per mettere i propri soldi in Cina, malgrado i rischi, resta ancora oggi proprio il mattone (per gli stranieri, no, dal momento che hanno diritto ad acquistare un unico immobile e solo se risiedono nel Paese da più di un anno). 

Ma per i promotori immobiliari l’investimento è relativamente basso, dato che la manodopera costa poco, i terreni possono essere ottenuti a prezzi di favore grazie ad autorità locali compiacenti che, con le buone o con le cattive, scacciano i contadini che li occupavano, e i materiali non hanno bisogno di essere di pregio, basta che il risultato finale dia un buon colpo d’occhio.  
Così, grazie a questa connivenza fra re del mattone e autorità locali, il Pil cresce rapido anche nelle piccole località, aiutando i quadri di partito locali a vedersi aumentati gli stipendi e accedere alle promozioni, che sono calcolate tutt’ora proprio sulla base della crescita del Pil locale.  

Non si sarà prodotta ricchezza vera, sostenibile o duratura, ma spesso i nuovi ricchi sono realmente attratti da questi simboli occidentali (Tour Eiffel, Casa Bianca, villaggi austriaci e via dicendo). Guardandoli, è difficile capire che cosa esprimano: copie mal concepite che oscillano fra Disneyland e una anti-utopia in cui tempo e spazio si siano schiacciati in un unico Paese, mescolando finte piazze rinascimentali a villone californiane, in un unico tripudio di quanto è «estero», quindi raffinato e moderno, anche quando imita l’antico.  
L’immobiliare impazzito, poi, si auto fagocita, e ormai copia anche se stesso, con infinite repliche di finte strade delle dinastie Ming e Qing, che sono ormai state erette ovunque per ospitare i negozi per turisti – spesso, proprio lì dove sono state abbattute vere antichità, che stonavano con la visione fantasiosa che avevano i promotori immobiliari e i pianificatori urbani. 

Non conta l’autentico, e nemmeno quello che è utile, in una Cina che ha corso così forte verso la crescita economica da essersi lasciata indietro tutto il resto – a parte questa strana fantasia di avere una Tour Eiffel appena fuori Hangzhou. 

Crisi del mattone e affari possibili. Ecco, per chi può, dove conviene comprare nel Mondo! - befan.it




Se si pensa che la crisi economica abbia soltanto aspetti negativi, in alcuni casi ci si sbaglia di grosso: non sempre, infatti, per i grandi speculatori finanziari o gli immobiliaristi questa situazione è foriera di negatività, ma anche coloro che  hanno una piccola somma di denaro conservata potranno ovviamente effettuare  investimenti nel “mattone”, ed acquistare la casa dei propri sogni ad un costo molto più basso rispetto ai prezzi che comunemente esisterebbero durante un periodo di prosperità economica.
Si potrebbe quindi affermare che la crisi economica non distrugge soltanto le persone: il settore immobiliare purtroppo sta crollando, e con esso anche i prezzi degli immobili, sopratutto di quelli più lussuosi, con, spesso, i proprietari che decidono di abbassare vertiginosamente i prezzi o di uscire dal mercato immobiliare, lasciando spazio soltanto a coloro che hanno veramente necessità di vendere.
Esistono comunque posti specifici dove si possono acquistare le case ad un prezzo molto più basso, come se queste fossero soggette ai saldi di fine stagione?
La risposta a questo quesito, che potrebbe insinuarsi nella mente degli investitori è naturalmente affermativa: la crisi che sta imperversando in Europa, e non solo  ha messo in ginocchio il settore immobiliare di molti Paesi, in cui, attualmente, l’acquisto di residenze un tempo inaccessibili ai più, attualmente potrebbe divenire possibile con un esborso assolutamente limitato .
Occasioni di investimento che sembrano attraversare globalmente il Pianeta, interessando, talvolta per ragioni diverse, Nazioni di ogni continente. Ad esempio, inutile sottolinearlo, possibilità di investimento ad Atene, in Grecia, dove i piccoli appartamenti situati in zone periferiche vengono a costare intorno ai dieci mila euro o sempre rimanendo in Europa, per chi voglia godersi una pensione dorata grazie ad un clima da favola, opportunità  nelle Isole Canarie nelle quali, si può acquistare un bilocale sui 50-60 mila euro, dopo una contrazione del settore immobiliare di un buon 30-40%.. Situazione analoga è paradossalmente rappresentata dalla città di Detroit, dove lussuose ville vengono svendute a prezzo di saldo, e questo poiché i proprietari delle ville sono disposti a tutto pur di vendere.
Una seconda fascia, dove le case o appartamenti hanno un costo che comunque non raggiunge i cinquanta mila euro la si trova innanzitutto in Brasile, ed in particolare nella città di Iracema, nei pressi di Fortaleza, dove sarà possibile divenire proprietario di graziosi appartamenti  nei pressi delle spiagge per poche decina di migliaia di euro, o  Las Terrenasridente località della Repubblica Dominicana, a solo un’ora  dalla capitale dove è possibile entrare in possesso di una villa meravigliosa a prezzi interessantissimi. Voglia di Oriente? Anche in questo caso non mancano gli spazi, come ad esempio in Cambogia, dove con somme esigue si può incarnare il sogno coloniale con una delle poche ville francesi rimaste.


Se invece si preferisce acquistare ad un certo prezzo per poi rivendere ottenendo un elevato profitto, allora bisogna puntare ad acquistare una casa di lusso ad Hong Kong: le case possono costare moltissimo, per la precisione un attico di 200 mq in una zona residenziale può valere non meno di  cinque milioni di euro, ma grazie al rialzo del mercato immobiliare (cresciuto nell’ultimo anno di quasi il 25%), rivendendo la casa dopo un anno si potrà ottenere un ricavo di sei milioni di euro, guadagnandone uno secco.
Si tratta quindi di scegliere il tipo d’investimento in base alle proprie esigenze, poiché coloro che hanno risparmi potranno ottenere ottimi profitti investendo in un mercato immobiliare ricco di opportunità come non mai..

central man yiu street Crisi del mattone e affari possibili. Ecco, per chi può, dove conviene comprare nel Mondo!
( Una panoramica di una carissima Hong Kong. Per appartamenti in zone lussuose, somme a 6 zeri)

Cina, l’economia rallenta. Lo spettro della “grande frenata” che spaventa il mondo - tempi.it



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Sul futuro della Cina ci sono molte incertezze di giudizio, gli osservatori si dividono tra coloro che vedono la fine di un’epoca – o almeno un brusco rallentamento – e chi, al contrario, profetizza un futuro ancor più radioso per la repubblica asiatica. Secondo gli ultimi dati, il Pil del Dragone ha registrato un rallentamento, attestandosi intorno a una crescita del 7,5 per cento: cifra da far invidia a tutto l’Occidente, ma ben lontana dai numeri a cui la Cina ha abituato il globo. Infatti nell’ultimo ventennio la crescita è sempre rimasta sopra il 10 per cento ogni anno. Al dato macroscopico del prodotto interno si aggiunga inoltre quello più dettagliato dell’indice manifatturiero, calato per il terzo mese consecutivo.

IL PROBLEMA DEBITO. La vera preoccupazione arriva però dalla gestione dei conti pubblici e più in particolare dal debito delle amministrazioni locali. Infatti l’equivalente cinese della nostra Corte dei conti sta effettuando una serie di controlli nelle istituzioni distribuite nel territorio. Nel 2010 il debito totale ammontava a 10.700 miliardi di yuan e le stime indicano un debito attuale di tutte le amministrazioni locali pari a circa 12 mila yuan. Significativa la decisione presa lo scorso 24 luglio dal governo di bloccare per i prossimi cinque anni la costruzione di edifici pubblici.
BOLLA IMMOBILIARE? A coronazione di quanto appena detto vi è lo spettro di una bolla del credito immobiliare: le compravendite sono aumentate esponenzialmente negli ultimi mesi (più 56,8 per cento nel 2013)  e di riflesso il sistema bancario ha tolto i freni per finanziare le acquisizioni anche se rimane alto il valore autofinanziato. Questi sono solo alcuni dati di una realtà complicata e spesso poco trasparente come quella cinese.
Come detto, le opinioni sul futuro di Pechino si dividono tra ottimiste e pessimiste. Da un lato vi sono coloro che prevedono per il paese un avvenire ancora prosperoso, scommettendo sul livello dei consumi interni, elemento a cui il governo cinese sta lavorando per riequilibrare il rapporto con gli investimenti. Dall’altro lato vi è invece chi vede nero osservando in successione i dati decrescenti di un’economia ancora troppo legata all’export. Infatti le ultime contrazioni del prodotto interno derivano principalmente dal rallentamento di economie importanti come Brasile e India, oltre che dall’infinita crisi europea. Se davvero si dovesse verificare la brusca frenata cinese paventata da molti, le ripercussioni a livello mondiale sarebbero dolorosissime, dal mercato delle materie prime ai Pil di paesi ormai eccessivamente Cina-dipendenti.