lunedì 20 gennaio 2014

Gli operatori del real estate tornano ad avere fiducia nel futuro del mattone -casa24.ilsole24ore.com

Sicurezza e qualità. Sono i due "mantra" che contraddistingueranno il 2014 per il settore immobiliare, un anno che si prospetta come migliore rispetto al recente passato del mattone. È quanto sottolinea Pwc nell'annuale outlook Emerging trends Europe. 
La fiducia è tornata, se è vero che il 54% degli operatori intervistati si considera positivo per l'anno appena iniziato.

Una fiducia trasversale a tutti i settori del real estate, dal residenziale al retail, ma che va misurata sui diversi Paesi. Ancora una volta la polarizzazione è forte tra un Nord Europa dinamico, con un'economia in crescita, e un Sud del continente che pur mostrando occasioni d'acquisto, soprattutto per gli investitori opportunistici, deve fare ancora i conti con la crisi economica prima ancora che immobiliare. Dove l'economia va bene i residenti comprano casa, e trovano i finanziamenti per farlo, gli investitori impegnano capitali e gli sviluppatori fanno ripartire i cantieri. Altrimenti la situazione rimane stagnante. Come avviene, purtroppo, in un'Italia ancora prigioniera dell'instabilità politica (molto percepita all'estero), della schizofrenia normativa e delle lungaggini burocratiche, concetti che ripetiamo da troppo tempo. E poco possono fare le riduzioni delle tasse sulle compravendite di prime case, quando si tenta di spremere il settore con mille altri tributi.
Ecco allora che i capitali tornano a defluire nel settore e trovare credito e finanziamento è oggi più facile, ma non in tutte le aree geografiche. E anche i progetti di sviluppo nel real estate tornano a comparire, anche qui in zone precise. 

«I capitali internazionali e i fondi sovrani arrivano in Europa in maniera sempre più massiccia, a caccia di nuove occasioni dopo aver già investito negli Stati Uniti e in Asia – dice Elisabetta Caldirola, Partner PwC e Real Estate Leader Italy –, scatenando una vera e proprio battaglia per i "prime asset". Questi investitori, che cercano immobili "core", sicuri e di qualità, si trovano così a competere per acquisire immobili di pregio nelle migliori location». 
Gli investitori con orizzonte a lungo termine continueranno a guardare trophy building e proprietà di primo livello a Londra, Parigi e sul territorio tedesco. La qualità è la caratteristica principale da ricercare anche in aree come la Grecia, fino a poco tempo fa escluse dall'asset allocation.
L'attività di investimento, secondo la ricerca supportata nei dati da Real Capital Analytics, è cresciuta nei primi nove mesi del 2013 del 10,5% a quota 110,9 miliardi di euro, la sola Gran Bretagna conta per 34,5 miliardi. Le attese di crescita dei valori di Jones Lang LaSalle per il 2014 sono però modeste: il 4% per gli uffici, l'1% per il segmento industriale, il 4% per il retail.
La crescita dei prezzi del mattone registrata in molte aree, soprattutto del Nord Europa, pone qualche domanda. Londra e la Germania, secondo alcuni operatori intervistati da Pwc, hanno raggiunto ormai un punto critico. Nella capitale inglese i prezzi delle case sono saliti del 10-12% nell'ultimo anno, in alcune zone anche del 15% in pochi mesi (dati di Scenari Immobiliari). È anche per questo motivo che alcuni mercati secondari tornano in auge. «Si tratta però di una scelta obbligata – continua Caldirola – visto che l'offerta nel real estate aumenta molto lentamente mentre la domanda è cresciuta in maniera considerevole». Qualche investitore sceglie allora Stoccarda piuttosto che Monaco, che offre al momento rendimenti più elevati, oppure Manchester invece di Londra, ormai molto cara. Anche in Polonia, che è rimasta fuori dalla crisi per i fondamentali buoni dell'economia, gli investimenti si spostano da Varsavia a Cracovia.

Un altro tema rilevante è l'agenda «green». Il 75% degli intervistati ammette di tenere conto nei propri investimenti dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale. «Un dato importante visto che il 40% delle emissioni di Co2 proviene proprio dall'immobiliare – dice l'intervistata –. Oggi il grado A non è più "nice to have" ma "must to have", una caratteristica imprescindibile che diventa elemento di business per trovare tenant, e di alto livello».
Questo il panorama europeo, che nella classifica di Pwc sulle prospettive per il 2014 delle capitali europee vede prima Monaco, seconda Dublino, terza Amburgo, seguite da Londra, Zurigo, Istanbul, Copenaghen, Stoccolma e Francoforte (tra le prime dieci). 
Ma cosa accade in Italia? Se si guarda sempre alla classifica di Pwc si evince che Milano è situata al 21esimo posto (16esimo l'anno scorso) e Roma al 24esimo (21esimo nel 2013). Ma queste posizioni vanno spiegate con il fatto che la scorsa ricerca era stata effettuata pochi giorni dopo l'insediamento del Governo Monti, nel quale gli operatori esteri avevano riposto elevata fiducia. Milano sta comunque tornando ad essere interessante, soprattutto in attesa degli effetti positivi che l'Expo 2015 potrebbe portare con sè. «Resta pur sempre una seconda scelta – dice ancora Caldirola –, per via della minor trasparenza e della limitata liquidità che caratterizza il nostro Paese. È difficile, poi, che in Italia si trovino investimenti di dimensioni tali da attirare i fondi sovrani. La ripresa fragile fa il resto». Per questo motivo l'Italia resta a metà del guado, e anche il settore residenziale non dovrebbe recuperare tutte le posizioni perse. E il segmento dello sviluppo rimane bloccato perchè la domanda è inesistente.

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New York, trasloca libreria Rizzoli -a-realestate.com

Sipario su un mito a New York: Rizzoli perde un altro indirizzo eccellente. Questa volta la colpa non e' della crisi, come per la vendita dell'iconica sede di Via Solferino a Milano, ma la conseguenza di un dramma che molti newyorkesi conoscono bene: l'espansione del mercato immobiliare a cinque stelle. Così, la storica libreria Rizzoli di Manhattan si prepara a fare le valigie, e a traslocare in primavera dalla palazzina al numero 31 della 57/a strada, tra la Quinta e la Sesta Avenue: la townhouse sarà demolita in maggio e al suo posto sorgerà un grattacielo.    
Si tratta del secondo trasferimento per il Rizzoli Bookstore, aperto da Angelo Rizzoli nel 1964: allora la sede era al 712 della Quinta Strada, dove libri d'arte, fotografia, architettura, romanzi, riviste e giornali italiani rimasero fino a metà negli anni Ottanta quando la libreria fu spostata nell'edificio attuale. Ora però i proprietari della sede, la famiglia LeFrak e Vornado Realty Trust, vogliono vendere la palazzina di 109 anni fa: il progetto è quello di demolirla insieme ai due edifici adiacenti per fare spazio ad un nuovo edificio, l'ennesimo gigante di lusso nella zona di Midtown.    
Un notizia sconvolgente per scrittori e appassionati: "Stiamo per perdere un altro punto di riferimento", ha commentato Michael Signorelli, senior editor presso la Henry Holt. Col suo "fascino di Vecchio Mondo, con gli enormi lampadari e le grandi finestre era uno dei luoghi preferiti degli amanti dei libri", ha ricordato con un velo di nostalgia il New York Times.    
Il trasloco di Rizzoli Bookstore segna un altro passo verso la fine dell'era delle librerie nel cuore di Manhattan: sette anni fa era toccato alla storica Gotham sulla 46/a Strada, popolata dai fantasmi di Tennessee Williams, W.H. Auden, Allen Ginsberg, costretta a chiudere i battenti cosi' come anche Scribner, sempre sulla Quinta, e Coloseum dopo 30 anni di presenza fissa a Columbus Circle, per non parlare della filiale della stessa Rizzoli a Soho che in realtà non aveva mai decollato.    
Oggi il futuro della libreria italiana amata da autori e registi - Woody Allen ci girò Manhattan nel 1979, Robert De Niro e Meryl Streep ci si innamorarono cinque anni dopo in Falling in Love - è estremamente incerto, anche se gli addetti ai lavori sperano di trovare una nuova sede. "Credo che i bookstore a Manhattan debbano essere protetti a tutti i costi", ha dichiarato al New York Times Peg Breen, presidente della New York Landmarks Conservancy, ma se la storia recente insegna potrebbe essere una battaglia in salita.

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Immobiliare: ecco la top ten delle mete europee più ambite per gli investimenti commerciali, fuori l'Italia -ilghirlandaio.com

Monaco, Dublino, Amburgo, Berlino, Londra , Zurigo, Istanbul, Copenhagen, Stoccolma e Francoforte. Questa la top ten delle mete europee più ambite per gli investimenti in immobili commerciali secondo uno studio realizzato dall'Urban Land Institute (ULI) e da PricewaterhouseCoopers. Completamente fuori dalla top ten, e non solo, sono le città italiane che vengono surclassate anche da Varsavia, Vienna, Mosca, Parigi, Helsinki, Praga, Edimburgo, Lione, Madrid e Birmingham.
"La classifica delle prime 27 città in Europa , realizzata secondo le previsioni delle transazioni per il 2014 vede Monaco di Baviera in testa come lo scorso anno e segnala il crollo della capitale francese di ben 8 posti in classifica (da sesta a quattordicesima)", ha spiegato la PricewaterhouseCoopers ( PwC ). Ciò che emerge da questa ricerca è che gli investitori stanno puntando maggiormente a quei Paesi che offrono un ''migliore accesso al credito'' e che godono ''di tassi d'interesse più bassi'', ha sottolineato Geoffroy Schmitt, responsabile del settore immobiliare della PwC. Per la prima volta, inoltre, “la dimensione ecologica viene generalmente vista come un valore aggiunto", ha aggiunto. Il 75 % degli investitori ha dichiarato, infatti, di avere una strategia per gli edifici eco-sostenibili: “La crisi ha costretto il mercato a reinventarsi e gli edifici eco-sostenibili si sono trasformati in opportunità di business redditizie", ha detto Schmitt. Mancano all'appello le grandi città italiane, presumibilmente, troppo poco competitive rispetto alle altre mete europee.

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Casa, in arrivo il venerdì nero: scadenze per mini-Imu e Tares -repubblica.it

Tares. Per quanto riguarda la Tares, l'imposta in questione è quella che va direttamente nelle casse dello Stato. Si tratta della novità del 2013, cioè un balzello aggiuntivo di 30 centesimi al metro quadrato introdotto dal Salva Italia per portare nelle casse dello Stato un miliardo circa; l'anno prossimo questa parte di tassa rientrerà nella componente Tasi della Iuc. Per la riscossione della maggiorazione Tares, i Comuni avrebbero originariamente dovuto procedere entro il 16 dicembre. Successivamente il decreto 35/2013 ha concesso agli Enti locali la possibilità di determinare in autonomia le scadenze e il numero di rate dell'intera tassa sui rifiuti, vincolando il versamento della maggiorazione comunque al 16 dicembre. A quel punto, in virtù di un decreto del 1997, alcune amministrazioni hanno deciso scadenze diverse, come a Napoli dove la maggiorazione si è pagata con la rata di ottobre. Come ultimo atto, la Legge di Stabilità per il 2014 (comma 680) ha posticipato il pagamento della maggiorazione standard al 24 gennaio (in un primo momento era il 16 gennaio), qualora non fosse stato effettuato entro il 16 dicembre, senza

sanzioni o interessi di mora, invitando i Comuni ad inviare il bollettino pre compilato. Per chi non pagasse entro il 24 gennaio, scatterebbero interessi e sanzioni di mora per la maggiorazione della Tares: il pagamento deve avvenire con un modello F24. 

Mini-Imu. Sempre entro il 24 gennaio bisogna pagare la mini-Imu, ovvero una quota (il 40%) dell'imposta dovuta ai Comuni che hanno alzato l'aliquota base oltre il 4 per mille e per i quali il governo non ha garantito la copertura. Il pagamento deve avvenire con i modello F24 o con un bollettino postale apposito. Ad essere interessati al pagamento della differenza sono tutti coloro che hanno usufruito dell'esenzione dal pagamento dell'Imu prevista lo scorso anno. Dovranno versare il tributo, dunque, anche gli assegnatari della ex casa coniugale, gli appartenenti alle forze dell'ordine, i soci assegnatari di case in cooperativa, i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli che possiedono terreni agricoli e immobili rurali strumentali. Nello stabilire gli obblighi di pagamento, infatti, il decreto fa riferimento alle categorie di immobili per i quali, nello stesso decreto, è stata stabilita l'esenzione dal pagamento della seconda rata. L'esenzione riguarda tutte le prime case, comprese anche quelle assimilate dai comuni. Tra queste rientrano gli immobili degli italiani residenti al'estero, quelle degli anziani in casa di cura e gli immobili in comodato ai parenti in linea retta. Poiché l'esenzione in questo caso è frutto di un'autonoma scelta dell'ente locale, per avere certezze in materia è necessario comunque rivolgersi al comune.


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Affitti, offerta in crescita e canoni in discesa -casa24.ilsole24ore.com

I canoni d'affitto sono diminuiti nel 2013, così come negli anni precedenti. E con ogni probabilità continueranno a farlo quest'anno. Ma, in genere, si tratta di aggiustamenti contenuti: secondo i dati Nomisma sulle principali città, la discesa media negli ultimi 12 mesi è stata del 3 per cento. Percentuale che aumenta di qualche punto se si includono i capoluoghi di provincia, ma che di norma non supera in ampiezza il ridimensionamento registrato dai prezzi delle case (-5,3% su base annua al terzo trimestre 2013 è l'ultimo dato Istat, vedi Il Sole 24 Ore di martedì scorso). Anche se non mancano le eccezioni: ad esempio, secondo Solo Affitti, a Perugia i canoni sono scesi del 14% nel 2013, complice la diminuzione degli studenti fuori sede. Per lo stesso network immobiliare, però, nelle grandi città si va verso una stabilizzazione.
Ciò non toglie, comunque, che al momento del rinnovo si possano ottenere ribassi ben più elevati sui canoni: la durata di un contratto libero arriva infatti a 8 anni (il cosiddetto "4+4", vedi articolo in pagina) e la somma degli "aggiustamenti" nel tempo ha portato a differenze sostanziose tra i canoni pattuiti in tempi "pre crisi" e quelli attuali. Soprattutto nei casi di rinnovo con inquilini che si sono dimostrati puntual nei pagamenti – concordano gli operatori – c'è la disponibilità da parte dei proprietari a praticare uno "sconto", pur di non perdere la continuità delle entrate. Anche perché i tempi di locazione si sono allungati (in media sono necessari 4 mesi) e si andrebbero quindi a perdere diverse mensilità di canone. «E perché – aggiunge Paolo Righi, presidente Fiaip (agenti immobiliari) – comunque c'è sensibilità da parte dei proprietari per le difficoltà economiche delle famiglie».
I livelli dei canoni rimangono infatti alti, soprattutto nei grandi centri. I picchi si raggiungono a Roma, Milano, Firenze e Venezia (vedi grafico sotto). Nella capitale per un bilocale di 60 metri si spendono in media 860 euro al mese. Ma l'esborso cambia molto da città a città: ad esempio a Catania per lo stesso tipo di immobile si spendono 350 euro. Una tendenza segnalata dagli operatori è uno spostamento della domanda verso la periferia o i centri minori ben serviti, dove le richieste sono minori.
«In ogni caso – continua Righi – c'è molta prudenza da parte dei proprietari, che hanno timore di incappare in casi di morosità. Se si passa attraverso un'agenzia, questa deve fare tutti i controlli in suo potere per verificare la solidità della situazione reddituale del potenziale inquilino». Tuttavia i dati parlano chiaro: gli sfratti sono aumentati del 70% in cinque anni e per il 90% si tratta di morosità.
L'allungamento dei tempi di locazione e il calo dei canoni è senz'altro dovuto anche all'aumento dell'offerta (secondo Casa.it, le inserzioni sono cresciute del 10% in meno di un anno): a chi non riesce a vendere casa si aggiunge chi non può più a sostenere il peso elevato della tassazione senza metterla a reddito l'immobile. Una tendenza che sembra essere più forte dell'aumento della domanda di locazione da parte di chi non riesce a comprare.
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