giovedì 11 aprile 2013

Edilizia, in 5 anni perse 3mila aziende - Il Sole 24 ore

Edilizia, in 5 anni perse 3mila aziende

In questo articolo
«Vorrei fare tutto qui ma i fornitori stanno saltando. Avevo un cromatore con 15 addetti, poi sono rimasti padre e figlio, ora hanno deciso di chiudere».
Guido Cappellotto, piccolo imprenditore della meccanica lecchese con Alpina Raggi, traduce nella vita reale di aziende e persone i "freddi" numeri di Cerved Group, che da inizio anno indica in 4.284 il numero di fallimenti, 66 solo nella giornata di martedì. La progressione dall'inizio della crisi è stata costante ma è l'accelerazione dell'ultimo periodo ad impressionare maggiormente. Nel 2008, prima dell'avvio della recessione innescata dal fallimento di Lehman Brothers, "appena" 20 aziende al giorno, sabato e domeniche incluse, portavano i libri in tribunale in Italia. Nel 2009 si è passati a 26, per poi salire a 31 l'anno successivo, a 33 nel 2011, a 34 lo scorso anno. Nei primi 99 giorni del 2013 si arriva a quota 43 e anche se la media non è proiettabile per l'intero anno (ad agosto ad esempio i tribunali sono chiusi), si registra al momento una crescita del 13% a parità di periodo.
Risultato in una certa misura "scontato", alla luce del fatturato perso dal sistema produttivo lo scorso anno, stimato da Prometeia in 37 miliardi di euro, 100 milioni al giorno, mentre l'Istat registra margini lordi delle imprese in discesa di oltre il 4% a quota 68,5 miliardi nell'ultimo trimestre 2012, mai così male da 13 anni. Un calo di ricavi e margini che inevitabilmente si ripercuote sulla capacità di resistenza delle aziende alimentando le domande di fallimento. Che dal punto di vista settoriale nel 2012 si sono impennate in particolare per costruzioni e servizi, mentre nell'industria la situazione è leggermente migliorata.
Guardando alle sole società di capitale, quelle che nascono già con una struttura mediamente più robusta, l'incidenza dei fallimenti registrati da Cerved Group sfiora su base annua l'1% del totale ma il dato è estremamente diversificato tra i comparti. I risultati migliori sono, oltre che nei servizi immobiliari, anche per le attività a rischio ridotto o nei comparti protetti almeno in parte dalla concorrenza. Così, per utility, energia, servizi finanziari e assicurativi, l'incidenza dei crack è limitata allo 0,3%, poco più di un terzo rispetto alla media dell'intera economia. In generale i servizi sembrano cavarsela mediamente meglio della manifattura, così come nel campo delle aziende agricole i fallimenti sono limitati allo 0,3%.
Ad alzare decisamente la media sono invece industria e costruzioni, in entrambi i casi con un'incidenza di default dell'1,2% ma che cumulando il periodo 2009-2012 raggiunge in media il 5%. Nelle costruzioni i fallimenti sono stati poco meno di 3mila, un quarto del totale, e il dato è in crescita costante. Il comparto di gran lunga più rischioso è in questa fase però il sistema casa, rappresentato dalle aziende che producono e forniscono mobili, elettrodomestici, arredi e illuminazione. Nel 2012 qui ad alzare bandiera bianca sono state quasi 300 imprese, l'1,9% del totale di riferimento, quasi il doppio rispetto al 2008. Il nesso con l'andamento del mercato interno è chiaro e volendo trovare un singolo numero "colpevole" si può identificare nel crollo del 42,8% dei mutui nel 2012. Il mercato immobiliare ha così perso in un anno 330mila transazioni, un terzo del totale, il che si traduce in modo immediato in minori acquisti di armadi, cucine, frigoriferi, lampade, mobili e arredi vari. Ma l'impatto del mattone è in realtà molto più ampio, coinvolgendo anche intere filiere della meccanica come valvole, rubinetti, caldaie. Tutti prodotti che resistono grazie all'export ma che sul mercato interno lo scorso anno hanno lasciato sul campo diversi punti percentuali. E non a caso la meccanica, che a sua volta paga lo stop degli elettrodomestici e la debolezza del mercato dell'auto, presenta fallimenti superiori alla media con 352 aziende coinvolte lo scorso anno, quasi il 40% in più rispetto al 2008. Altra area di crisi è decisamente il tessile-abbigliamento, con quasi 500 default lo scorso anno e un'incidenza dell'1,6%, esattamente il doppio rispetto alla media. I fallimenti, che dall'inizio del 2009 ad oggi sfiorano le 50mila unità, sono però solo una spia parziale del malessere, rappresentato anche dalla crescita delle liquidazioni volontarie, aziende in bonis che semplicemente decidono di chiudere: lo scorso anno sono state 90mila, in crescita media del 2,2% ma con un balzo superiore ai sedici punti per le società di capitale e un nuovo record storico. Ovviamente negativo.

mercoledì 10 aprile 2013

Confedilizia contro IMU : Governo sbaglia , vuole prorogarla anche nel 2014 by Monitorimmobiliare

Confedilizia contro Imu: Governo sbaglia, vuole prorogarla anche nel 2014
Confedilizia contro Imu: Governo sbaglia, vuole prorogarla anche nel 201410/04/2013
Sull'Imu il Governo sbaglia.

Lo sostiene Confediliziadopo il Consiglio dei ministri sul Def (Documento di economia e finanza) che “non solo non lascia spazio alla richiesta di revisione da subito dell'Imu - incalza il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani - ma addirittura mette in guardia dal fatto di non prorogare l'Imu sperimentale anche dopo il 2014”.

“Il mercato immobiliare - conclude Sforza Fogliani - è allo stremo, nel settore manca ormai ogni investimento.

A gran voce, chi è preoccupato dell'impoverimento generale che l'Imu ha creato, con conseguenze fatali sui consumi e sulle famiglie, reclama da subito la revisione di questa tassa, con particolare riferimento anche alle case affittate ai meno abbienti”.

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Usa, Mba: +4,5% richieste mutui nell'ultima settimana by Monitorimmobiliare

Usa, Mba: +4,5% richieste mutui nell'ultima settimana 
Usa, Mba: +4,5% richieste mutui nell'ultima settimana  10/04/2013

Le richieste di mutui negli Stati Uniti sono salite del 4,5% nel corso dell'ultima settimana a quota 826,1 punti da 790,7 punti sette giorni fa.
 
Secondo i dati della Mortgage Business Association, nel periodo gli acquisti di nuove polizze sono calati dell'1,3% a 209,7 punti mentre i rifinanziamenti sono cresciuti del 6,3% a quota 4.453,9 punti. 

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Torna allarme bolla immobiliare CIna by Monitorimmobiliare

Torna allarme bolla immobiliare in Cina
Torna allarme bolla immobiliare in Cina10/04/2013

Dopo il forte aumento degli ultimi dieci anni i prezzi delle case cinesi (raddoppiati rispetto al 2002), sono calati nel 2011 a causa della stretta monetaria e delle misure di prevenzione imposte dal governo.
 
I prezzi immobiliari hanno quindi toccato il fondo nel primo trimestre del 2012 ma da allora stanno mostrando segni di ripresa.
 
A rilevarlo è un recente report di SocGen sul mercato immobiliare cinese.
 
Tuttavia, è improbabile che si verifichi un forte miglioramento nel breve termine in quanto il governo ha mantenuto le restrizioni nel settore immobiliare per migliorarne l'accessibilità e scongiurare un surriscaldamento dei prezzi che potrebbe comportare lo scoppio di una bolla immobiliare.
 
Per quanto riguarda le attese relative al medio termine, si prevede che le favorevoli prospettive demografiche (l'urbanizzazione è passata dal 44% del 2006 al 51 % nel 2011 e si stima che arriverà al 60% nel 2020), il forte sostegno del governo al social housing (entro il 2015 coprirà il 30% dell'intero patrimonio immobiliare esistente), e la mancanza di alternative di investimento rispetto al settore immobiliare saranno fattori cruciali a sostegno della domanda di abitazioni.
 
Scarica il report

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martedì 9 aprile 2013

Mille immobili in Lombardia con il massimo della certificazione energetica by. Immobiliare.it


Mille immobili in Lombardia con il massimo della classificazione energetica

9 apr 2013, pubblicato da Giovanna Valsecchi in: Ambiente Casa ecologica Consumi Curiosità Economia Immobili Norme Primo piano Territorio 
Finlombarda, finanziaria per lo sviluppo della Lombardia recentemente sorta da una fusione, ha creato e gestito a nome della Regione il Catasto Energetico degli immobili regionali, stabilendo che è stato toccato l’ottimo livello di mille edifici con certificazione di massima classe energetica, ovvero A +.  L’analisi, che è stata condotta in collaborazione con il Dipartimento che al Politecnico milanese si occupa di Scienze e Tecnologia dell’Ambiente Costruito, ha permesso di avere per la prima volta nel nostro Paese un censimento preciso su quanti siano gli immobili lombardi che si pongono nelle prime posizioni della certificazione energetica.
Quasi il novanta per cento dei 1000 immobili lombardi con la massima valutazione del profilo energetico ha destinazione d’uso residenziale mentre il dieci per cento rimanente ha un carattere non abitativo; rispetto alla collocazione nelle diverse province della Lombardia vediamo come si ha una maggiore concentrazione di immobili inclasse A ed A + si trova nelle zone più popolose: un quarto del totale sono nella provincia milanese, il 21 per cento si trovano nel bresciano ed il quattrodici per cento in provincia di Bergamo.
Questo risultato molto buono dei mille edifici che hanno ottenuto la migliore prestazione energetica non deve però far illudere, come viene sottolineato da Finlombarda e dal dipartimento del Politecnico di Milano, rispetto alla condizione generale della classificazione energetica in Lombardia poiché infatti continua ad essere molto alto il numero di immobili certificati con la classe energetica inferiore fra tutte, la G, e questi sono circa il cinquanta per cento del totale degli edifici della Regione che sono in possesso del certificato energetico.
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