| http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=14448 Non accenna ad esaurirsi il carosello di proposte (vedi qui e qui) con cui il Governo in formazione dovrebbe risolvere la questione Imu. “Il ricorso ai Bot è una possibile misura di copertura transitoria, a condizione che a fine anno si arrivi ad una copertura finanziaria effettiva, che varierà in base all'eventualità che l`Imu sia eliminata o ridotta”. A suggerirlo è il sottosegretario all'Economia,Gianfranco Polillo, che in materia di copertura ricorda che “potrebbe derivare dall'accordo sui capitali con la Svizzera, previsto per fine anno, che si basa su due capitoli: il pregresso dei capitali in Svizzera non scudati, per cui si cercherà di avere una sanatoria una tantum e la tassazione dei redditi su quei capitali che potranno poi rimanere in Svizzera”. “Nel primo caso - ha aggiunto - sarebbe possibile la restituzione dell'Imu del 2012, nel secondo si potrebbe coprire la tassa nei prossimi anni. Nonostante le difficoltà della sua realizzazione sono proprio gli svizzeri ad accelerare sui tempi, sono loro a voler uscire dalla lista grigia”. |
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sabato 27 aprile 2013
Copertura Imu: Polillo: risorse da Bot e da accordo capitali con Svizzera
Bossi (Brazil Re): Dal social housing un modello di investimento alternativo di Cristina Giua - Monitorimmobiliare
| Bossi (Brazil Re): Dal social housing un modello di investimento alternativo http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=14449 26/04/2013 Le premesse sono un Paese che sta crescendo a vista d'occhio, con un approccio all'edilizia sociale diverso da quello utilizzato in Italia e più in generale in Europa. A parlarne con Monitorimmobiliare è Roberto Bossi, presidente di Brazil Real estate fund, fondo di diritto lussemburghese che fa capo a Fenice Investimenti, non destinato ai piccoli risparmiatori, ma riservato a investitori professionali (budget minimo 125mila euro). A due anni circa dall'inizio dell'operatività il fondo si conferma come un investimento alternativo ai tradizionali asset class e la performance in valuta locale nel il 2012 è stata del 14,5%. D: Perché la scelta del social housing in Brasile? Bossi: Perché la domanda in questo segmento è alta: mancano ancora 6-7 milioni di abitazioni primarie da costruire in una nazione dove i salari minimi per operai e impiegati sono saliti del 15% circa negli ultimi 18 mesi e anche il potere d'acquisto pro capite sta salendo. Direi che non si tratta più di un Paese emergente, ma di un Paese emerso, con una classe media in ascesa che sta recuperando il gap di sviluppo con il resto del mondo, un po' come è accaduto da noi in Italia negli anni 50. Anche il prezzo delle case sta salendo: l'edilizia sociale che stiamo costruendo come fondo, ad esempio, è passata in una paio d'anni da un prezzo di vendita di 55mila real (circa 20mila euro) per unità immobiliare di circa 50 mq agli attuali 80mila real. Non dimentichiamo poi un altro fattore di crescita: i Mondiali di calcio e le Olimpiadi che si terrenno rispettivamente nel 2014 e 2016, da cui aspettarsi un grande impulso alle infrastrutture. D: In che zona state costruendo? Bossi: Abbiamo deciso di concentrarci nel Nord-Est, perché a Sud, a partire dalle aree di San Paolo e di Rio de Janeiro, i prezzi immobiliari e di sviluppo progetti hanno già raggiunto alti livelli e quindi ci sono meno prospettive di crescita rispetto al resto del Paese. D: Quali sono i progetti che state portando avanti? Bossi: Siamo impegnati nella costruzione di 220 abitazioni in social housing a Cascavel, a 70 km circa dalla città di Fortaleza. Un progetto di cui abbiamo completato il primo lotto di abitazioni dove siamo già arrivati alla firma del rogito e alla concessione del mutuo da pare della Caixa economica federal (la cassa pubblicache fa da interlocutore/finanziatore mutui per le iniziative di social hosing inserite nel programmaMinha Casa Minha Vida, fissando anche le quotazioni di vendita delle case; ndr). Il secondo lotto è in costruzione: abbiamo acquistato il terreno ad inizio 2012, il progetto è stato approvato. Entro la fine del primo semestre di quest'anno saremo in grado di iniziare a mettere in vendita gli appartamenti sulla carta. Abbiamo anche un'opzione su un terreno, ancora nel Nord Est, a Salvador de Bahia, sempre per uno sviluppo residenziale. D: Come funziona il social housig brasiliano? Bossi: Diversamente da quanto vediamo in Europa, dove l'obiettivo del residenziale sociale gestito da un ente pubblico è l'affitto a canoni calmierati, l'housing sociale brasiliano è destinato ad essere acquistato, diventando così di proprietà privata. Il concetto di edilizia destinata alle fasce di popolazione meno abbiente è poi legato a doppio filo alla concessione di mutui agevolati, con tassi di interesse molto vantaggiosi che rendono possibile l'acquisto della casa. Si tratta di un modello che favorisce l'accesso alla proprietà e che non ha altri esempi a livello internazionale, anche se ad esempio la Corea sta guardato con interesse all'esperienza brasiliana. D: Che tipo di abitazioni costruite? Bossi: Si tratta di progetti di abitazioni basic, dove però nel secondo intervento a cui stiamo lavorando abbiamo aumentato la qualità, su indicazione della Caixa economica stessa, che ha modificato la prima stesura del progetto da noi presentato. Siamo così passati da edifici residenziali da quattro piani senza ascensore ad edifici da otto piani con ascensore. E lo spazio risparmiato è stato destinato ad aree comuni (per sport, divertimento, verde). |
Cina e Sud America: così cambiano gli investimenti nel real estate secondo un rapporto Ipd di Teresa Potenza
(Il Ghirlandaio) Milano, 24 apr. - Portafogli multi asset e trasparenza, guadagni ma a patto che si conosca molto bene il territorio e poi investimenti in nuovi mercati come Asia e Sud America. Queste alcune delle “regole” da seguire nel mercato immobiliare, emerse durante il seminario milanese “Il mercato immobiliare italiano nel contesto internazionale”, organizzato dalla società Ipd.
Il real estate da solo, insomma, non basta più. Colpa della crisi, ma anche inevitabile risultato di un modo nuovo di investire. L'immobiliare è quindi ormai solo uno degli asset di investimento e va calato in una serie di opzioni, affiancato cioè da altre categorie: ecco perché il portafoglio dell'investitore diventa multi asset. A oggi in Europa, il real estate occupa il 7% del totale dei portafogli nei 20 Paesi considerati dalla ricerca Ipd, percentuale che in Italia sale all'8%.
Nello specifico, ad andare meglio è stato il mercato residenziale, mentre quello del direzionale ha avuto il rendimento peggiore. Le previsioni sarebbero in generale positive: secondo gli esperti di Ipd la situazione starebbe migliorando anche perché il mercato è ora più positivo: i prossimi tre anni dovrebbero essere davvero diripresa. Ma per recuperare la fiducia, è necessaria tanta trasparenza da parte delle società di investimento.
Quanto alla composizione dei fondi immobiliari real estate oggi, questi sono costituiti per il 50,3% da investimenti nel direzionale, per il 20,5% nel retail, il 9% nell'industriale e il 3,1% nel residenziale. Quasi la metà è allocata al nord ovest, il 26,8% al centro, il 12% al sud e l'11,6% al nord est, mentre solo il 3,5% all'estero. Il rendimento più basso degli ultimi dieci anni si è avuto proprio nell'ultimo semestre del 2012, quando ha toccato il -3,7%.
Ma per il piccolo investitore, che cosa sta cambiando? Per lo più la collocazione geografica degli investimenti: fino a qualche tempo fa era sufficiente allocare le proprie risorse nel centro delle grandi città italiane ed europee, ora bisogna guardare a Paesi la cui situazione garantisca stabilità e costanza nel tempo: non l'Italia quindi, meglio invece Germania e Austria, per restare in zona euro. Ancora meglio, però, se si va più lontano, verso i Paesi protagonisti di boom demografici e di modernizzazione: l'Asia, con la Cina in testa, ma anche il Sud America, con Cile e Colombia.
Infine, una curiosa inversione di tendenza: alcuni investitori asiatici stanno inziando a guardare all'Europa, in particolare alla Spagna, dove il mercato immobiliare è calato molto. E cominciano a considerare anche l'Italia, in virtù delle bellezze del Paese. E, considerato anche che il flusso di turisti dall'Asia è in continuo aumento, cercano soprattutto opportunità di investimento nel settore alberghiero, e in particolare l'occasione di entrare nel mercato con costruzioni nuove.
venerdì 26 aprile 2013
Golf People - REAL ESTATE. Perché in Italia le case non si vendono più
Golf People - REAL ESTATE. Perché in Italia le case non si vendono più?
aprile 26, 2013 by redazione
Filed under Patrimoni, Real Estate
Filed under Patrimoni, Real Estate
La risposta è molto semplice: perché nessuno le compra…
Sembrerebbe una risposta banale e ironica, ma invece nasconde una serie di veri interrogativi che – qualora ci fossimo posti qualche anno fa – non ci troveremmo ora in questa situazione di totale “immobilismo” del mercato immobiliare.
Evito fin da subito di parlare di IMU come causa – tutte le nazioni del mondo applicano una tassa di proprietà sugli immobili spesso più alta della nostra – e di mancanza di erogazione dei mutui da parte delle banche.Sono assolutamente convinto che se domattina il nuovo governo abolisse l’IMU e spronasse le banche ad erogare nuovamente mutui, il mercato immobiliare non ripartirebbe in maniera decisa.Fatta questa doverosa premessa torniamo alla mia – apparentemente banale – risposta al quesito iniziale.Forti dell’entusiasmo e dell’euforia dell’andamento del mercato immobiliare dei primi anni 2000, tutti si sono improvvisati agenti immobiliari o costruttori. Lentamente si è riversata sul mercato un’offerta di prodotti ed operatori superiori alla domanda.Contemporaneamente si sono venute a modificare, scomparendo, una serie di categorie di potenziali acquirenti quali giovani coppie, nuovi “nuclei” familiari composti da separati e non da ultimi cittadini stranieri attratti dalle – oramai inesistenti – opportunità di lavoro.
Una fetta importante del mercato “dell’usato” veniva di fatto assorbita proprio da cittadini stranieri. Conseguentemente il venditore acquistava una nuova unità.
Ora questo meccanismo si è inceppato.
I giovani – e anche su questo argomento sono stati spesi fiumi di inchiostro – lasciano casa sempre più tardi, oppure fanno i fidanzati a vita per non sostenere i costi sempre più alti della convivenza.
Analoga considerazione sul numero dei figli e mancata conseguente necessità di acquistare una casa più grande o forse aumentato spirito di adattamento (ci si stringe di più).
Evito fin da subito di parlare di IMU come causa – tutte le nazioni del mondo applicano una tassa di proprietà sugli immobili spesso più alta della nostra – e di mancanza di erogazione dei mutui da parte delle banche.Sono assolutamente convinto che se domattina il nuovo governo abolisse l’IMU e spronasse le banche ad erogare nuovamente mutui, il mercato immobiliare non ripartirebbe in maniera decisa.Fatta questa doverosa premessa torniamo alla mia – apparentemente banale – risposta al quesito iniziale.Forti dell’entusiasmo e dell’euforia dell’andamento del mercato immobiliare dei primi anni 2000, tutti si sono improvvisati agenti immobiliari o costruttori. Lentamente si è riversata sul mercato un’offerta di prodotti ed operatori superiori alla domanda.Contemporaneamente si sono venute a modificare, scomparendo, una serie di categorie di potenziali acquirenti quali giovani coppie, nuovi “nuclei” familiari composti da separati e non da ultimi cittadini stranieri attratti dalle – oramai inesistenti – opportunità di lavoro.
Una fetta importante del mercato “dell’usato” veniva di fatto assorbita proprio da cittadini stranieri. Conseguentemente il venditore acquistava una nuova unità.
Ora questo meccanismo si è inceppato.
I giovani – e anche su questo argomento sono stati spesi fiumi di inchiostro – lasciano casa sempre più tardi, oppure fanno i fidanzati a vita per non sostenere i costi sempre più alti della convivenza.
Analoga considerazione sul numero dei figli e mancata conseguente necessità di acquistare una casa più grande o forse aumentato spirito di adattamento (ci si stringe di più).
Se fino a qualche anno fa in caso di separazione i mariti-padri si trovavano autonoma abitazione, ora sempre più spesso tornano da mamma…Non da ultima, il sempre in aumento costo della vitache ha fatto retrocedere nella classifica delle priorità l’acquisto o anche l’affitto di una nuova casa.Anche chi non avendo problemi di liquidità poteva acquistare degli immobili per ricavarne reddito da locazione, si trova ora sempre più scoraggiato e demotivato per difficoltà a reperire conduttori e una sempre maggiore pressione fiscale. Senza poi considerare una normativa che poco tutela il proprietario in caso di morosità del conduttore.Condiamo tutto ciò con una crescente crisi dei consumi, un abbassamento del potere di acquisto e mancanza di lavoro e il motivo della mancanza di acquirenti di case è ben spiegato.Oggi c’è un divario enorme tra il numero di unità disponibili sul mercato e l’esigua ed effettiva domanda.
Cosa succederà? È sufficiente guardare quanto sta succedendo in varie nazioni d’Europa – o quanto già successo negli Stati Uniti – per capire che a breve il valore degli immobili in Italia subirà una notevole diminuzione.Nel contempo il cittadino italiano e’ comunque affezionato nell’investimento nel mattone e quindi – chi può disporre ancora di risparmi – investe in immobili all’estero.I dati più aggiornati danno questo valore in aumento di almeno il 10% l’anno contro la diminuzione di quasi il 30% degli acquisti sul suolo nazionale.
Cosa succederà? È sufficiente guardare quanto sta succedendo in varie nazioni d’Europa – o quanto già successo negli Stati Uniti – per capire che a breve il valore degli immobili in Italia subirà una notevole diminuzione.Nel contempo il cittadino italiano e’ comunque affezionato nell’investimento nel mattone e quindi – chi può disporre ancora di risparmi – investe in immobili all’estero.I dati più aggiornati danno questo valore in aumento di almeno il 10% l’anno contro la diminuzione di quasi il 30% degli acquisti sul suolo nazionale.
Attendo con piacere vostri commenti.
mob ph +39 348.4513200
gsantacatterina@me.com
Imu, Cgia: gettito 2012 a 23,7 mld, Roma al top per costo medio by Monitorimmobiliare
http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=14440
26/04/2013
Il gettito totale Imu nel 2012 è stato pari a 23,7 miliardi di euro.
Sulla prima casa gli italiani hanno pagato 4 miliardi.
Sono i dati in sintesi dell'Imu forniti dalla Cgia di Mestre che ricorda che sulla prima casa l'aliquota media applicata è stata al 4,36 per mille (l'aliquota base era pari al 4 per mille) e il versamento medio è stato pari a 148 euro per famiglia, mentre sulla seconda casa l'aliquota media è stata al 9,10 per mille (l'aliquota base era pari al 7,6 per mille) e il versamento medio a 201 euro per famiglia.
Roma risulta al top tra le città per costo medio totale su prima e seconda casa.
Nella top ten delle città Roma si è piazzata al primo posto con un costo totale medio della prima casa pari a 639 euro, seguita da Milano (427 euro), Rimini (414 euro) e Bologna (409 euro).
Torino è al quinto posto con 323 euro mentre Padova e Verona si dividono la sesta posizione con 321 euro.
Agli ultimi posti Napoli e Pavia rispettivamente con 303 euro mentre Genova chiude la classifica con 295 euro.
Per quanto riguarda la seconda casa, Roma si conferma la più cara con un costo totale medio di 1.885 euro, seguita sempre da Milano con 1.793. Al terzo posto Bologna con 1.747 euro.
Seguono Firenze (1.526 euro), Rimini (1.408 euro), Padova (1.249 euro), Latina (1.190 euro), Verona (1.184 euro) e Napoli (1.173 euro).
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