venerdì 20 dicembre 2013

Boom dei prezzi delle case a Tel Aviv: dal 2009 le quotazioni sono salite del 40% -casa24.ilsole24ore.com

Il cuore di Tel Aviv batte forte i rintocchi del "ritorno a casa" e le risposte che arrivano da tutto il mondo rimbalzano da un progetto immobiliare all'altro facendo impennare i prezzi delle case. Soprattutto nel comparto lusso. Che sia boom lo si vede anche solo camminando per la città, sul lungomare che ti fa pensare di essere a Rio de Janeiro, o intorno all'antica Jaffa dai vicoli pittoreschi e le gallerie d'arte, nelle vie dei ristoranti e dello shopping intorno al Carmel market o al Rothschild Boulevard: mentre gran parte dell'Europa è "ferma", qui le gru dei cantieri fanno da sfondo alla città.E le interviste con i "big" del real estate israeliano confermano l'idea: gli appartamenti di lusso (ma non solo) si vendono completamente "sulla carta", in molti casi in un mese vengono esaurite tutte le unità disponibili e, solo successivamente, iniziano gli scavi delle fondamenta.
C'è da dire che, se si viene in Terra Santa con l'immagine di un Paese rischioso, l'idea della corsa alla casa del mercato israeliano riporta alla realtà. E sorprendono i prezzi: nella Promenade affacciata sul susseguirsi di spiagge orlate da un bel mar Mediterraneo e accompagnate da un lungomare ordinato – dove il venerdì e il sabato è tutta una sfilata di gente che corre, cammina, va in bici, fa palestra sulla sabbia –, i prezzi dei pochi nuovi sviluppi fronte-mare disponibili arrivano a superare i 25mila euro al metro. Sempre comprando sulla carta.
«I prezzi stanno salendo ovunque in Israele», spiega Ran Ben Avraham, vice president di Zemach Hammerman (www.zhg.co.il), una delle società edilizie ed immobiliari più grandi di Israele e con progetti in tutto il Paese: con 230 dipendenti, ha in corso 22 progetti per circa 500 milioni di euro da sviluppare entro i prossimi cinque anni. «In Israele il trend degli edifici di lusso che si sviluppano in altezza è iniziato qualche anno fa, con «Yoo», progettato e partecipato direttamente da Philippe Starck: è stato un grande esempio di successo, in una location che allora era di poco appeal ma che poi, con questo sviluppo, è cresciuta in popolarità. Ora noi siamo i secondi a portare una firma internazionalmente riconosciuta in uno sviluppo di lusso a Tel Aviv: Giorgio Armani con "White city" (si veda l'articolo correlato), nel quartierate storico di Tel Aviv, Neve Tzedek».
«Il mercato immobiliare è decisamente suddiviso per segmenti e nicchie. Tra gli stranieri, chi spende fino a 300-320mila euro compra in città diverse da Tel Aviv. Il top luxury è nei nuovi sviluppi di nome della città, ma l'ultimo trend è Jaffa, in particolare la parte con vista al mare, il vecchio porto, gli edifici in pietra antica», spiega Dan Gingis, vice president di Eldar Group (www.eldargroup.com), specializzato nel marketing immobiliare, con un portafoglio attuale di 70 progetti di sviluppo. E i prezzi? «Dalla crisi del 2008, che aveva colpito anche i prezzi di Tel Aviv, le cose sono completamente cambiate – spiega Tzahi Levi, vice president di Gindi (www.gindih.co.il), altro gigante del real estate israeliano, con un portafoglio di sviluppi di circa 5 miliardi di shekel (oltre un miliardo di euro) –. I prezzi del lusso sono quasi raddoppiati». In media il mercato delle residenze è cresciuto del 40% dal 2009 a oggi. A spingere, l'alta domanda dall'estero unita alla scarsa offerta, con acquirenti francesi e russi che continuano a mantenere alta la pressione. Ecco qualche idea di costo. Senza vista al mare, secondo Gingis, si parte dai 6.200 euro al metro quadrato a Jaffa, per arrivare ai 10mila euro al metro a Tel Aviv. Muovendosi in "prima fila", cioè con vista diretta al mare, i nuovi sviluppi si aggirano sui 20mila euro al metro, con punte a 25mila euro. «Le "W Tel Aviv residences" che commercializziamo a Jaffa – prosegue Gingis – sono un'icona del mercato e i prezzi partono dai 16.500 euro al metro». Ci sono due tipi di acquirenti stranieri, al 90% ebrei: chi compra per le vacanze e cerca dunque appartamenti piccoli e chi sta invece programmando di venire a vivere in Israele ("Aliyah", l'immigrazione verso la terra di Israele, termine che letteralmente significa "andare verso l'alto", cioè ascendere). Nel secondo caso, difficilmente la variabile prezzo è importante e, tantomeno, lo sono le tasse; e le dimensioni delle case aumentano.
Il Fondo monetario internazionale ha divulgato una nota il 16 dicembre in cui avverte del pericolo di uno sboom dei prezzi delle case, saliti eccessivamente negli ultimi anni. E il ministro delle Finanze, Yair Lapid, ha incontrato lo stesso lunedì i principali rappresentanti del settore per trovare una soluzione che consenta una diminuzione dei prezzi, come variabile strategica sociale. Ma gli operatori non credono in uno sboom, perlomeno non nella tipologia di case di appeal per gli stranieri. «Si tratta di un fenomeno irripetibile in qualsiasi altro punto del globo – spiega Avraham –. Da tutto il mondo, gli ebrei vogliono una casa al sicuro in Israele, un pezzo della nostra terra. Israele è la casa degli ebrei, è molto semplice. Comprare qui, per un ebreo, è una questione completamente diversa dal comprare in qualsiasi altro posto: non è un investimento, è un bisogno. Peraltro si vede anche con gli stessi cittadini israeliani, per i quali l'acquisto e non l'affitto di una casa è un'esigenza primaria». I principali acquirenti sono francesi, o di lingua francese, sia per la tipologia lusso, sia per la fascia media. «L'acuirsi dei problemi razziali e la pesante tassazione in Francia hanno spinto moltissimi ebrei di lingua francese a comprare in Israele negli ultimi anni», spiega Avraham. Secondo Levi, un altro fattore è da ricercare nell'aumento concomitante dei canoni di affitto, poichè le case in locazione in centro a Tel Aviv sono scarse rispetto alla domanda: con rendimenti dell'investimento immobiliare in salita e una fuga generalizzata dai mercati azionari, la richiesta di investimenti nel real estate è ulteriormente aumentata negli ultimi anni. Fino a diventare un vero problema sociale per Israele poichè la gente comune, i giovani, chi percepisce un salario medio, non ha più accesso all'acquisto della casa e anche gli affitti sono diventati proibitivi. Il che ha causato, due anni fa, una grande manifestazione popolare che ha visto alcune delle vie più centrali di Tel Aviv occupate per circa due mesi. E anche oggi il disagio si fa sentire. Difficile avere statistiche sui prezzi e sul mercato: le variabili in grado di modificare sensibilmente i valori sono moltissime. «Non ci sono guidelines – insiste Levi –. Un appartamento di due locali in una zona non di lusso ma abbastanza centrale costa circa 1.650-1.900 euro al mese, una cifra troppo elevata in rapporto alle entrate medie. A Jaffa, per comprare, si parte dai 5.200 euro al metro quadrato, mentre un appartamento di 70 mq, usato, in una zona media nel centro di Tel Aviv costa non meno di 520mila euro.
«Israele è un Paese piccolo e anche Tel Aviv conta poco più di 600mila abitanti – spiega Avraham –. Lo sviluppo immobiliare è molto controllato dal Governo, con forti contingentamenti all'utilizzo di nuovo suolo, e quindi l'offerta di case è limitata e continuerà ad esserlo, a fronte di una domanda in continuo aumento. Ecco perchè i prezzi potranno solo aumentare, non diminuire». Nessun pericolo di scoppio di una bolla? «No, assolutamente – risponde Gingis –. La domanda in Israele non è artificiale, ma reale; inoltre i prestiti non vengono erogati così facilmente e il sistema bancario israeliano è solido. Non ci sono le condizioni per una bolla immobiliare»
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giovedì 19 dicembre 2013

La Repubblica Dominicana sfida la crisi e cambia volto - lagenziadiviaggi.it


Cresce, nonostante la crisi globale, il turismo nella Repubblica Dominicana. Nei primi otto mesi dell’anno gli arrivi sono cresciuti di circa il 2%, per un totale di 2 milioni e 893mila visitatori. Tra i principali mercati, restano saldi al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Canada, Francia, Germania e Russia. Trend positivo per l’Italia, da cui sono arrivati 52mila vacanzieri, in linea con il 2012.


Il leisure batte il business travel, con una prevalenza di famiglie, coppie, gruppi di amici e infine viaggi di nozze. La permanenza media è stata di nove notti e la spesa giornaliera pro capite nel Paese è aumentata del 3,7% rispetto all’anno passato.

«La fase di difficoltà dell’Italia, e più in generale dell’Europa, non ci ha impedito di migliorare le performance – afferma Neyda Garcia, direttrice dell’ufficio del turismo dominicano nel nostro Paese – Questi buoni risultati sono stati ottenuti grazie anche al consolidamento dei rapporti commerciali tra tour operator, adv, compagnie aeree e rappresentanti locali».

L’altra isola, tutta da scoprire
Nel 2014 la Repubblica Dominicana punterà su località insolite: «Intendiamo promuovere aree ancora poco conosciute sul mercato italiano, come la provincia di Barahona. Nel frattempo tenteremo di rilanciare la zona di Porto Plata, nel nord del Paese, e la penisola di Samanà». Sul piano tematico, «insieme all’offerta mare, vogliamo spingere su golf ed ecoturismo», informa Garcia.


Per far valorizzare i molti luoghi ancora da scoprire, l’ente ha creato le “Rutas”: «Itinerari guidati eco-solidali tra piantagioni di zenzero, cacao e caffè, che permettono di conoscere tutte le fasi della lavorazione, dalla coltivazione alla produzione, insieme con gli usi e le antiche tradizioni delle popolazioni».

Da Barahona a Puerto Plata
«Posta nell’area sud-occidentale dell’isola, la regione di Barahona ha un aspetto naturale unico, con diversi microclimi», spiega Elena Nunziatini, direttore esecutivo del Cluster di Barahona. «In quest’area – informa – c’è la riserva della biosfera Jaragua, con la laguna di Oviedo e le spiagge intatte della Baja de Las Aguilas, ma anche i Parchi nazionali del lago Enriquillo, popolato di diverse specie di coccodrilli, iguane e fenicotteri, e quello della Sierra de Bahoruco, molto indicato per vacanze all’insegna del birdwatching».


«E ancora –prosegue Nunziatini – le piantagioni di caffè a Polo e le fonti termali della zona costiera a San Rafael e El Quemaito. La regione si presta a proposte di viaggio dedicate alla salute, al benessere, alla gastronomia e all’ecoturismo, con percorsi in bicicletta, possibilità di trekking, escursioni a piedi e a cavallo, oltre alla vela e al windsurf. Quanto agli alloggi, la maggior parte sono strutture a gestione familiare con servizi personalizzati».

A nord dell’isola c’è Puerto Plata, una delle prime destinazioni aperte al turismo 40 anni fa, celebre per la vivace movida notturna. Questa località si distingue per una bella spiaggia indicata per tutti gli sport acquatici, tra cui surf a Cabarete, snorkeling nella barriera corallina a Sosùa e torrentismo tra le 27 cascate di Damajagua. Molti i campi da golf, come il Playa Grande Golf Course a Rio San Juan con il suo green tra le palme affacciato sulle scogliere. Entro il 2014 entrerà in funzione anche l’Amber Cove Cruise Center, un nuovo terminal per le crociere.

Le nuove aperture
Tra le ultime novità della destinazione, l’ufficio del turismo segnala la recente apertura del Breatheless Punta Cana della catena AM Resorts, esclusivo rifugio per adulti tra locali notturni e bellissime spiagge; e il The Westin Puntacana Resort & Club, aperto a dicembre nella zona di Playa Blanca, dotato di un centro congressi per 400 persone e un’area per matrimoni. Qui gli ospiti hanno accesso alle 45 buche dei campi da golf Corales e La Cana, alla Riserva ecologica Ojos Indigenas tra sorgenti naturali e sentieri naturalistici, al percorso equestre e al centro benessere della struttura. 




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Usa: casa in vendita negli Hamptons, si può comprare con Bitcoin -tmnews.it

Mattoni in cambio di Bitcoin. La moneta virtuale per comprare una casa vera e propria negli Stati Uniti. La proposta arriva dal proprietario di un'abitazione nella prestigiosa Southampton, New York. Chiede 799.000 dollari o l'equivalente in Bitcoin per il suo immobile in stile ranch con quattro camere da letto. E' quanto si legge sul sito della società immobiliare Brown Harris Stevens.

E' una delle prime case messe in vendita mettendo alla prova la valuta digitale, introdotta nel 2009. I Bitcoin non sono emessi da una banca centrale né da un governo ma vengono creati attraverso un processo informatico che ne consente lo scambio online in modo non ancora regolato.

La moneta ha avuto una grande fluttuazione negli ultimi 12 mesi, passando dai 13 dollari del gennaio scorso ai 1.200 di un mese fa circa per poi scendere ieri in area 715 dollari. A fare perdere - almeno per ora - appeal alla moneta che non si tocca è stata la decisione della banca centrale cinese di proibire agli istituti finanziari di accettare depositi da parte di entità legate alle Bitcoin. Non solo, l'autorità bancaria europea, nota come Eba, la settimana scorsa ha messo in guardia sostenendo che le monete virtuali rischiano di essere usate in attività criminali e nel riciclaggio di denaro.


In ogni caso, un numero crescente di aziende (e anche bar a New York) accettano Bitcoin. Persino il miliardario Richard Branson a fine novembre ha dato il via ai pagamenti in Bitcoin per viaggiare nello spazio a bordo della sua Virgin Galactic. Resta da vedere se tale moneta sfonderà anche nel settore immobiliare.

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Casa, nel corso del 2014 attesi prezzi in discesa dal 3 al 5% -casa24.ilsole24ore.com


I segnali di ripresa per il mercato immobiliare sono ancora deboli ma rilevanti. Il punto di minimo della crisi dovrebbe essere alle spalle, almeno nelle previsioni dei principali Osservatori residenziali.La flessione più contenuta delle compravendite da maggio 2013 – il Cresme stima una crescita di transazioni del 6% nell'ultimo trimestre dell'anno sullo stesso periodo 2012 e un assestamento nelle costruzioni – e lo spiraglio aperto dalle banche nelle ultime settimane sul fronte erogazione dei mutui fanno sperare quantomeno in una stabilizzazione del mattone residenziale.

«Per il prossimo triennio abbiamo fatto uno sforzo di ottimismo – spiega Luca Dondi, direttore generale di Nomisma –, anche se il quadro è ancora di difficile interpretazione». Il lieve miglioramento nelle erogazioni induce a pensare che il punto di maggiore selettività nella concessione di prestiti sia stato superato alla fine del primo semestre di quest'anno. «Questo dovrebbe riflettersi, dall'ultimo trimestre del 2013, in un andamento positivo sulle compravendite – dice –. Sul fronte transazioni, tra il secondo e il terzo trimestre 2013, si è toccato il punto più basso. Non so dire se 407mila compravendite a fine anno sia un dato ottimistico». 
In questo contesto ancora debole il trend dei prezzi viaggia al ribasso: le previsioni di Nomisma, basate su prezzi nominali (che non tengono conto dell'inflazione, oggi contenuta sull'1,6-1,7%), vedono quotazioni in calo nel 2014 del 3,10 per cento. Della tendenza negativa si riduce l'entità, mentre il divario tra le grandi città e la provincia è sempre più ampio. «A ripartire in genere sono i grandi centri – dice Dondi –, e poi si mette in moto anche il resto del mercato, con un gap di qualche semestre». Oggi l'indice di liquidità del mercato elaborato da Nomisma si trova su livelli massimi perché non incorpora ancora i timidi segnali di miglioramento. «Si è però interrotta la tendenza all'ampliamento – dice Dondi –, anzi in alcuni casi lo sconto si riduce perché i prezzi di vendita incorporano già una svalutazione fatta dal venditore». Più positivi da Scenari Immobiliari, dove vedono una sostanziale stabilità delle quotazioni per l'anno prossimo.

Anche Tecnocasa rileva un lieve miglioramento a partire dalla scorsa primavera. «Nell'anno che sta per concludersi il mercato immobiliare ha dato ancora segnali di contrazione sia a livello di prezzi sia a livello di compravendite – dice Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi –, anche se, dal secondo trimestre dell'anno, gli operatori hanno iniziato a riscontrare una lieve ripresa della volontà di acquisto. L'anno in arrivo potrebbe non essere diverso, soprattutto se non ci saranno cambiamenti nell'erogazione del credito e sul fronte occupazione, i due elementi che più hanno inciso in questi anni sull'andamento del mercato». Nelle grandi città per il 2014 Tecnocasa prevede una contrazione dei valori del mattone tra -4% e -2 per cento. Stessa previsione da Immobiliare.it, che stima un calo dei prezzi tra il 2 e il 4% per l'anno prossimo.
Milano su tutte sarà la città che terrà meglio i prezzi. Qui l'agenzia delle Entrate ha registrato un incremento delle compravendite nel terzo trimestre 2013 del 9,4% rispetto allo stesso periodo 2012. In queste realtà gli operatori notano un maggior dinamismo: torna l'interesse all'acquisto sia da parte delle famiglie sia da parte degli investitori. Più complessa la situazione nell'hinterland delle grandi città e nei capoluoghi di provincia, dove - in alcuni casi - il calo dei prezzi potrebbe anche superare il 4-5 per cento. 
Da idealista.it sottolineano le condizioni migliori per comprare: l'imposta di registro scesa per la prima abitazione al 2% dal precedente 3%, il calo delle imposte ipotecarie e catastali, il mantenimento degli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni dovrebbero determinare un miglioramento delle compravendite a partire dalla metà del 2014. Tuttavia la tendenza al repricing degli ultimi anni non si fermerà provocando un ulteriore aggiustamento dei prezzi nei prossimi due anni. 
«Siamo in una fase di potenziale ripartenza – dice Armando Borghi, a.d. di Gabetti – grazie al rallentamento della velocità della discesa delle compravendite. Soffre ancora molto la fascia bassa del mercato, dove non esiste a oggi domanda».

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Tempi di vendita immobili: Napoli la più veloce (140 giorni), Genova la più lenta (233 giorni) -casaeclima.com

                                       
Nelle grandi città italiane i tempi di vendita degli immobili a Ottobre 2013 sono in media di 190 giorni, contro i 183 registrati a Gennaio 2013.
Il dato emerge da un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi Tecnocasa, dalla quale risulta che tra le grandi città i tempi di vendita maggiori si registrano a Genova (233 gg), Verona (228 gg) e Bologna (208 gg). I tempi più rapidi si rilevano invece a Napoli (140 gg), Milano (152 gg) e Roma (169 gg). Seguono Palermo (184 gg), Firenze (191 gg), Torino (194 gg), Bari (200 gg).

Capoluoghi di provincia e hinterland
Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia la media è di 196 giorni contro i 207 giorni di Gennaio 2013. I comuni dell’hinterland delle grandi città hanno fatto segnare 212 gg contro i 209 gg di Gennaio scorso.
Nei capoluoghi di provincia i tempi di vendita sono leggermente in diminuzione ma comunque ancora lunghi a conferma che il mercato immobiliare attraversa ancora un periodo fatto di incertezze.
Nell’hinterland delle grandi città la durata per vendere il proprio si allunga; si tratta delle stesse realtà territoriali in cui i prezzi sono diminuiti maggiormente e dove si sono sentite maggiori difficoltà legate all’accesso al credito e alla diminuzione della capacità di spesa.

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