mercoledì 5 febbraio 2014

Prezzi delle case in ascesa costante a Città del Messico: si compra in media a mille euro -casa24.ilsole24ore.com

Un mercato immobiliare in costante crescita, senza strappi eccessivi che possano lasciar presagire lo scoppio di una bolla. Città del Messico, la megalopoli da 20,4 milioni di abitanti (terza dopo Tokio e New Dheli e a parimerito con New York), prosegue la propria marcia in avanti, così come l'intero Paese americano che, pur appesantito dai pressanti problemi del narcotraffico, della corruzione e della sfiducia dei cittadini nei confronti del governo, segue il ritmo di una popolazione in crescita. Che non è solo crescita demografica, ma anche di potere d'acquisto, formazione di decine di migliaia di nuovi laureati qualificati l'anno e vivacità imprenditoriale.
La recente "Missione Messico" guidata dal premier Enrico Letta, che si è svolta a Città del Messico e nello Stato del Queretaro, affiancato dalle principale imprese nazionali, ha acceso i riflettori sul Paese americano considerato dagli Stati Uniti "la nuova Cina". E, dopo 24 anni che un premier italiano non si recava in Messico, Enrico Letta ha parlato di una vera scoperta e dei rapporti con il Paese come di «una priorità dell'Italia». 
«Il mercato immobiliare in Messico - spiega Martin Alvarez, responsabile Tecnocasa a Città del Messico - è molto ampio, in costante movimento. Siamo un Paese con un'economia in sviluppo, anche se va sottolineato lo scarso accesso al credito per le famiglie. Rispetto al 2012, i prezzi al metro quadrato a Città del Messico sono aumentati del 5,9 per cento». Secondo i dati delle agenzie Tecnocasa nella capitale dai 14.668 pesos (circa 840 euro al mq) dello scorso anno, si è passati agli attuali 15.867 pesos (circa 945 euro) per l'usato e a 22mila pesos (1.319 euro) per abitazioni nuove.
L'area più apprezzata si trova nel centro sud della capitale e il target dell'acquirente tipo appartiene alla classe media. La tipologia più compravenduta è il trilocale di 100 metri quadrati, mentre quella preferita da chi va in affitto è il bilocale di circa 80 metri. I tempi medi di vendita si aggirano sui 45 giorni. «Rispetto a qualche anno fa, le nuove costruzioni hanno subito una leggera contrazione – spiega Alvarez –. Bisogna però sottolineare che il Messico rimane comunque attivo da questo punto di vista, infatti sul territorio si trovano diversi cantieri edili, sopratutto nella zona centro-sud, e la maggior parte di essi riguarda progetti a destinazione residenziale». «Gli acquirenti - continua Alvarez - sono per la maggior parte messicani che acquistano l'immobile ad uso personale. Pochi quindi gli investimenti da parte dei residenti. La domanda immobiliare proviene in piccola parte anche da cittadini del Centro America».
Guardando agli affitti, il mercato è stabile e la domanda non ha avuto contrazioni. «Il rendimento è di oltre l'8% – continua Alvarez –. Il canone d'affitto per un appartamento di due stanze si attesta intorno ai 7mila pesos (circa 450 euro). Nell'immediato il mercato della casa rimarrà inalterato anche in forza della stabilità delle banche e delle istituzioni. Ci aspettiamo una crescita dovuta anche allo sviluppo economico che stiamo vivendo». In Messico Tecnocasa è presente dal 2000 e attualmente ha una rete di 23 agenzie di intermediazione immobiliare e quattro di mediazione creditizia Kìron, che coinvolgono in totale 170 professionisti.
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Gb: paura bolla immobiliare. Esperti, ci siamo già dentro -a-realestate.it

L'allarme si ripete ormai a cadenza quotidiana: il rischio di una bolla immobiliare a Londra è imminente e già difficilmente arrestabile. Questa volta è un autorevole gruppo di economisti ed esperti del settore, l'EY Item Club, a mettere in guardia, ripetendo lo stesso invito rivolto da mesi e da piu' parti al governo e alle autorita' finanziarie britanniche, affinchè si agisca con urgenza per scongiurare l'incubo che il ricordo ben vivido del 2008 evoca. Cio' che pero' rende quest'ultimo monito piu' preoccupante e' che, a differenza delle altre "segnalazioni", secondo l'analisi dell'EY Item Club sarebbero gia' evidenti i segnali iniziali di un mercato che, crescendo a ritmo vertiginoso senza apparente sosta, rischia di 'scoppiare', portando a un crollo del valore degli immobili. E non si tratta dell'ennesima previsione di pur attendibili grandi società che operano nel settore, ma dell'istituto che usa per i suoi studi lo stesso modello di calcolo usato dal Tesoro e che spesso per questo funge anche da consulente. 

Per avere la misura del fenomeno, basta partire dal prezzo medio di una casa a Londra che è aumentato dell'11,6% su base annua, rispetto al 3,1% registrato nel resto del Paese. E' infatti Londra al centro delle preoccupazioni del Club: ''Londra, provata dalla combinazione di domanda forte e mancanza di offerta, sempre di piu' e' motivo di allarme'', spiega uno dei principali economisti del gruppo, Andrew Goodwin. Secondo il centro quindi, per tenere sotto controllo questa preoccupante tendenza il governo dovrebbe mettere un tetto all'ammontare di denaro che gli acquirenti possono avere in prestito rispetto a un certo livello di deposito. Ma la capitale britannica, citta' globale come ce ne sono poche, attrae soprattutto investitori stranieri, molti disposti a pagare cifre da capogire per un indirizzo prestigioso tra le case a schiera e le maisonnette di Chelsea, Mayfair o Belgravia. Un flusso di investimenti ininterrotto cui e' difficile rinunciare (porta oggettivamente ricchezza), ma che rischia di rendere il centro della citta' un'isola per soli ricchi spingendo il ceto medio sempre piu' in periferia. Per questo c'e' chi reagisce al grido di ''si fermi l'invasione degli stranieri'', come il think-tank britannico Civitas che solo ieri ha avanzato una delle proposte piu' radicali sul tema, suggerendo di porre maggiori restrizioni a coloro che da Paesi extra Ue sbarcano a Londra. Il riferimento implicito, ma chiarissimo, è ai tanti oligarchi russi come il patron del Chelsea, Roman Abramovich, che fanno di Londra il quartier generale dei loro investimenti, ma anche ai "paperoni", ormai nemmeno più nuovissimi, provenienti da Cina, Malaysia e Singapore. In sostanza Civitas propone l'obbligo a chi voglia investire nel mattone britannico di dimostrare che l'operazione porterà alla costruzione di nuovi immobili, contribuendo così ad attivare un sistema che consenta la creazione di abitazioni più a buon mercato.

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A San Francisco è lotta contro il caro affitti. Colpa di Google -news.immobiliare.it


C’è un effetto collaterale, spesso sottovalutato, dello sviluppo senza sosta che la Silicon Valley californiana vive da quando tutte le più importanti aziende tecnologiche del mondo l’hanno eletta a propria culla; il caro affitti. Nelle ultime settimane San Francisco è invasa da manifestazioni di protesta dei suoi cittadini, ormai esasperati dalle condizioni contrattuali che i proprietari di immobili impongono loro.
Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa internazionali, nel corso degli ultimi 24 mesi, nella città gli affitti sono aumentati in media del 30% e gli sfratti sono più che raddoppiati arrivando a segnare un preoccupante incremento del 170%. A disequilibrare il mercato gli stipendi da favola che Google, Facebook, Yahoo! e gli altri colossi del web garantiscono ai propri dipendenti, ma che non sono assolutamente in linea con i salari percepiti dagli altri abitanti di San Francisco i quali, volenti o nolenti, sono spesso costretti ad abbandonare la città e trovare casa altrove.
La presenza di grandi aziende è senza dubbio un aspetto molto importante per l’economia della zona e, di conseguenza, l’Amministrazione Pubblica favorisce con sgravi ed incentivi le società che scelgono di insediarsi nel territorio, magari riqualificando un quartiere fino a quel momento in disarmo (l’ultimo caso è quello di Twitter, che ha deciso di aprire il suo nuovo quartier generale californiano in una delle zone più popolari di San Francisco causando, a detta dei residenti, un aumento dei prezzi degli affitti che ha portato i proprietari a chiedere anche 6.000 dollari al mese per un bilocale).
Vista la portata della protesta l’Amministrazione non ha potuto fare orecchie da mercante e ha dichiarato ufficialmente che, entro il 2020, verranno realizzati 30.000 appartamenti in edilizia popolare da assegnare ai cittadini meno abbienti, con un canone agevolato. Fino ad allora, però, i cittadini di San Francisco dovranno fare i conti (salati) con il lato meno piacevole dell’avere per vicini i titani del web.
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Gb: usato in 'Schindler's List', è modello rinascita urbana -a-realestate.it


Era stato scelto per la sua aria tetra e abbandonata e perché ricordava l'architettura tedesca fra le due guerre mondiali. Così un anonimo complesso di case popolari a Woodberry Down, Hackney, nel nord-est di Londra, venne usato come sfondo in alcune scene di 'Schindler's List', il pluripremiato film di Steven Spielberg del 1993 sulla Shoah. Oggi grazie a un grande progetto di rinnovamento il centro residenziale sta diventando un modello edilizio per tutto il Regno Unito. In un sondaggio, il 90% dei suoi abitanti si sono detti soddisfatti e felici di vivere nella zona che le autorità di Hackney stanno cambiando in modo radicale, con la costruzione di nuovi edifici, scuole, biblioteche e parchi. Fino a qualche anno fa si respirava un'aria ben diversa. Come gran parte del quartiere di Hackney, da anni rinato è diventato la nuova meta dei giovani professionisti londinesi, Woodberry Down era invaso da gang che vendevano droga e prostitute. Aggirarsi da quelle parti era considerato molto rischioso quando calava la notte. Ed ecco quindi perché lo aveva scelto Spielberg per una delle scene del film. Il complesso era stato costruito dopo la Seconda guerra mondiale: erano stati creati numerosi condomini in certi casi usando il cemento dei rifugi antiaerei. La sua rinascita negli ultimi anni è stata possibile grazie ai residenti che hanno preso parte ai progetti di ristrutturazione, presentando delle loro proposte.

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martedì 4 febbraio 2014

Immobiliare commerciale: ancora in calo nel 2014. Lo dice uno studio di Tecnocasa -professionefinanza.com


Anche per le compravendite sarà  un anno con volumi ridotti e la scelta della locazione sarà quella predominante tra gli imprenditori.
L’aggravio fiscale, che su questo segmento di mercato si è fatto sentire in modo importante, sta portando ad una maggiore flessibilità dei proprietari a ritoccare i canoni al ribasso per garantirsi il pagamento continuo.  Anche i grandi marchi alla ricerca di negozi per nuove aperture chiedono un ribasso dei canoni di locazione.
Per gli uffici lo scenario si profila simile. Le location centrali o posizionate in zone ben servite dalla metropolitana saranno quelle preferite. Per risparmiare si riducono le metrature o si decentra la posizione. In questo caso si prediligeranno i centri direzionali ben serviti e facilmente raggiungibili.
Le posizioni centrali reggono per gli uffici di rappresentanza.

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