lunedì 10 giugno 2013

Spagna, ferme al palo le ristrutturazioni di casa: permessi calano del 13,1% nel I trim by monitorimmobiliare

http://monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=15040

Spagna, ferme al palo le ristrutturazioni di casa: permessi calano del 13,1% nel I trim 10/06/2013

I permessi per la ristrutturazione degli immobili si attestano in Spagna a quota 5.266 unità nel primo trimestre dell'anno, segnando un calo del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2012 (6.060 permessi), secondo il ministero dello Sviluppo.

 
Non lancia dunque segnali positivi il piano per le ristrutturazioni immobiliari varato dal governo di Mariano Rajoy, che prevede benefici fiscali per i proprietari.

 
L'inizio del 2013 replica il trend negativo dello scorso anno, quando i permessi calarono del 19,6%, a 23.007 unità.

 
Dopo aver registrato un aumento nel 2009 e nel 2010, i permessi hanno iniziato a diminuire nel 2011 tornando a livelli simili a quelli registrati nel 2008, mentre nel 2012 si è toccato il record negativo.

 
Nel frattempo, i permessi per ingrandire le abitazioni sono diminuiti del 35,5% tra gennaio e marzo, raggiungendo 453 unità.

 

 
Posted by Monitorimmobiliare

domenica 9 giugno 2013

Mercato immobiliare italiano, come rilanciare acquisti e locazioni - mutui.supermoney.it



In Italia il mercato immobiliare continua ad essere in affanno. Le compravendite nel 2012 sono crollate, così come hanno segnato il passo anche le erogazioni di nuovi mutui. Non se la passa bene neanche il mercato degli affitti specie se si considera che a cercare in Italia case in locazione sono in genere famiglie con redditi medi e bassi.

E così, per rilanciare gli acquisti e le locazioni, occorre dare spinta a formule già presenti nel nostro ordinamento giuridico come l'affitto con riscatto. Questo è quanto chiede, come via da percorrere, la Confedizia per conto del suo presidente. 

In particolare, il Presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani ha sottolineato come la grave crisi del mercato sia anche frutto di una tassazione sempre più aspra sull'immobiliare che ha affossato sia le compravendite, sia le locazioni.

Sull'andamento del mercato immobiliare in Italia è intervenuta nei giorni scorsi anche la Fiaip che, nel commentare i dati dell'OMI sul primo trimestre del 2013, ha sottolineato come la frenata emersa dai dati sia preannunciata.

In particolare il presidente nazionale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, Paolo Righi, ha sottolineato come i dati dell'OMIdel primo trimestre del 2013, che sono stati diffusi dall'Agenzia delle Entrate, rappresentino la fotografia di un mercato penalizzato dall'elevatapressione fiscale e dalle restrizioni sull'accesso al credito praticate in Italia oramai da tanto, troppo tempo da parte del sistema bancario.

Compravendite immobiliari: come perdere metà del mercato in soli 6 anni - finanzaonline


Confermata la contrazione delle compravendite anche per il primo trimestre 2013 con un volume degli scambi più che dimezzato rispetto al 2007. Le province di Roma e Milano registrano il maggior calo su base nazionale

Nel I trimestre 2013 non si interrompe la sequenza del trend negativo nel mercato immobiliare. L’ultima Nota Trimestrale dell’Osservatorio OMI di giugno riporta un totale di 212.215 unità immobiliari compravendute (NTN) nel I trimestre 2013 che rappresenta una diminuzione degli scambi del 13,8% rispetto allo stesso trimestre del 2012.  Il settore delle abitazioni con 94.503 compravendite registra un calo è del 14,2%, contro le 110.116 dello stesso trimestre 2012. Continua la contrazione degli scambi anche nei settori non residenziali con il segmento del terziario che registra la peggiore flessione del comparto (-9,2%), seguito dal commerciale (-8,7%) e infine dal settore produttivo (-5,9%).

Le città - Le otto maggiori città italiane per popolazione registrano complessivamente, nel I trimestre 2013, un tasso tendenziale negativo pari al -7,2% meno grave rispetto al dato nazionale. Tra le città, rispetto all’omologo trimestre del 2012, il maggior calo nel I trimestre del 2013 si registra a Bologna -12,4%, seguita da Roma e Genova, che scendono del -11% circa ciascuna. Torino e Palermo mostrano una variazione negativa intorno al -10%, mentre Milano e Firenze contengono la discesa con tassi tra il -4% e il -5%Napoli costituisce un’eccezione;  il dato sui volumi di compravendita delle abitazioni in questa città mostra nuovamente un tasso tendenziale positivo ma che, come già osservato nei trimestri scorsi, va senz’altro messo in relazione con la consistente dismissione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune.

Le provincie - La frenata del mercato è più marcata nei comuni della provincia delle principali città dove il mercato delle abitazioni presenta complessivamente nel I trimestre del 2013 una discesa del -18,2%. Spiccano il tasso negativo dei comuni della provincia di Roma, che perdono il 22,2% degli scambi, e le flessioni registrate nei comuni minori delle provincie di Milano -21,5%.

Il trend Q1 - Il grafico che abbiamo elaborato su dati OMI, riporta il numero indice dei trimestri Q1 delle unità immobiliari compravendute in termini di NTN a partire dal 2004, anno di riferimento stabilito con base NTN =100. La serie storica evidenzia le forti contrazioni del mercato in atto sin dal 2007, con l’indice del I trimestre 2013 più che dimezzato rispetto allo stesso trimestre di 6 anni fa (indice 109 contro 55). E’ evidente come già dal 2006 sia in atto un trend mediamente negativo delle compravendite interrotto solo momentaneamente da un segnale timidamente positivo registrato nel 2010.

Il trend negativo evidenziato marca la sua fase iniziale sin dal 2006-2007, anni in cui la famigerata “crisi economica” non si era ancora materializzata contaminando solo in seguito con i suoi mille risvolti economi e sociali il mercato immobiliare. La crisi ha infatti avuto avvio in seguito ad una crollo finanziario originatosi negli Stati Uniti nel secondo trimestre del 2008 con la crisi del subprime a cui è seguito al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre che tutti ricordiamo. Eppure, perchè il trend negativo delle compravendite inizia ancorprima?.. Da dove ha origine questa “veggenza” per la quale gli italiani hanno voluto dar vita ad un atteggiamento rinunciatario all’acquisto di una casa?.. Cosa ha condizionato, in quella fase, la volontà dell’acquisto di un immobile?


Provate a sovrapporre l’arco temporale dei due grafici sfalsandolo di 6 mesi ed effettuate un confronto tra NTN e tasso euribor 3 mesi. Sembrerebbe proprio che l’inasprimento dei tassi di interesse siano stati la causa principale (ovviamente non l’unica) della rinuncia agli acquisti. Dal confronto emerge come negli anni precedenti al 2006 i tassi ancora convenienti abbiano incentivato le compravendite che hanno iniziato a rallentare già dal 2006-2007, anni in cui la “crisi” non era ancora materializzata ma l’aumento repentino dei tassi aveva avuto il suo start-up con i suoi indimenticabili e raggelanti rialzi (in soli 2 anni l’eur3M è aumentato di circa 3 punti percentuali).

Stipulare un mutuo medio di 150mila euro con durata 20anni nel 2008 significava accettare di dover corrispondere una rata maggiorata di circa 250 euro (+30%) ed un totale di circa 60mila euro in più (+100%) rispetto ad un mutuo pre-2006; un costo mutuo praticamente raddoppiato sulla carta con il quale si era costretti a dover pianificare un acquisto. Ecco quindi come le compravendite degli anni 2007-2009 siano state falcidiate dalle remore di un caro-acquisto collegato ad un caro-mutuo.

La ripresa delle compraventite si è potuta registrare di nuovo dal 2009-2010, anni in cui il forte crollo poi consolidato dei tassi ha rianimato gli acquisti che però non sono tornati ai livelli del 2006 proprio a causa di una vera e propria e definitiva presa di coscienza di una crisi economica tutt’altro che “passeggera”. Successivamente, dal 2012, la “mazzata” degli alti spread applicati dalle banche ai mutui (triplicati in soli 6 mesi tra fine 2011 e inizio 2012) nonostante i tassi addirittura in minima ulteriore diminuzione, e la diffidenza bancaria sfociata nella crisi del credito, hanno definitivamente collassato un mercato immobiliare tornato indietro di 30 anni (NTN 2013 pari a circa le NTN del 1985).  Troppe variabili negative pesano sulla tanto auspicata ripresa di un mercato che probabilmente neanche l’ossigeno governativo bond o no bond e posticipo o cancellazione dell’IMU sulla prima casa riusciranno a rianimare; secondo me.

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Confermata la contrazione delle compravendite anche per il primo trimestre 2013 con un volume degli scambi più che dimezzato rispetto al 2007. Le province di Roma e Milano registrano il maggior calo su base nazionale

Nel I trimestre 2013 non si interrompe la sequenza del trend negativo nel mercato immobiliare. L’ultima Nota Trimestrale dell’Osservatorio OMI di giugno riporta un totale di 212.215 unità immobiliari compravendute (NTN) nel I trimestre 2013 che rappresenta una diminuzione degli scambi del 13,8% rispetto allo stesso trimestre del 2012.  Il settore delle abitazioni con 94.503 compravendite registra un calo è del 14,2%, contro le 110.116 dello stesso trimestre 2012. Continua la contrazione degli scambi anche nei settori non residenziali con il segmento del terziario che registra la peggiore flessione del comparto (-9,2%), seguito dal commerciale (-8,7%) e infine dal settore produttivo (-5,9%).

Le città - Le otto maggiori città italiane per popolazione registrano complessivamente, nel I trimestre 2013, un tasso tendenziale negativo pari al -7,2% meno grave rispetto al dato nazionale. Tra le città, rispetto all’omologo trimestre del 2012, il maggior calo nel I trimestre del 2013 si registra a Bologna -12,4%, seguita da Roma e Genova, che scendono del -11% circa ciascuna. Torino e Palermo mostrano una variazione negativa intorno al -10%, mentre Milano e Firenze contengono la discesa con tassi tra il -4% e il -5%Napoli costituisce un’eccezione;  il dato sui volumi di compravendita delle abitazioni in questa città mostra nuovamente un tasso tendenziale positivo ma che, come già osservato nei trimestri scorsi, va senz’altro messo in relazione con la consistente dismissione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune.

Le provincie - La frenata del mercato è più marcata nei comuni della provincia delle principali città dove il mercato delle abitazioni presenta complessivamente nel I trimestre del 2013 una discesa del -18,2%. Spiccano il tasso negativo dei comuni della provincia di Roma, che perdono il 22,2% degli scambi, e le flessioni registrate nei comuni minori delle provincie di Milano -21,5%.

Il trend Q1 - Il grafico che abbiamo elaborato su dati OMI, riporta il numero indice dei trimestri Q1 delle unità immobiliari compravendute in termini di NTN a partire dal 2004, anno di riferimento stabilito con base NTN =100. La serie storica evidenzia le forti contrazioni del mercato in atto sin dal 2007, con l’indice del I trimestre 2013 più che dimezzato rispetto allo stesso trimestre di 6 anni fa (indice 109 contro 55). E’ evidente come già dal 2006 sia in atto un trend mediamente negativo delle compravendite interrotto solo momentaneamente da un segnale timidamente positivo registrato nel 2010.

Il trend negativo evidenziato marca la sua fase iniziale sin dal 2006-2007, anni in cui la famigerata “crisi economica” non si era ancora materializzata contaminando solo in seguito con i suoi mille risvolti economi e sociali il mercato immobiliare. La crisi ha infatti avuto avvio in seguito ad una crollo finanziario originatosi negli Stati Uniti nel secondo trimestre del 2008 con la crisi del subprime a cui è seguito al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre che tutti ricordiamo. Eppure, perchè il trend negativo delle compravendite inizia ancorprima?.. Da dove ha origine questa “veggenza” per la quale gli italiani hanno voluto dar vita ad un atteggiamento rinunciatario all’acquisto di una casa?.. Cosa ha condizionato, in quella fase, la volontà dell’acquisto di un immobile?


Provate a sovrapporre l’arco temporale dei due grafici sfalsandolo di 6 mesi ed effettuate un confronto tra NTN e tasso euribor 3 mesi. Sembrerebbe proprio che l’inasprimento dei tassi di interesse siano stati la causa principale (ovviamente non l’unica) della rinuncia agli acquisti. Dal confronto emerge come negli anni precedenti al 2006 i tassi ancora convenienti abbiano incentivato le compravendite che hanno iniziato a rallentare già dal 2006-2007, anni in cui la “crisi” non era ancora materializzata ma l’aumento repentino dei tassi aveva avuto il suo start-up con i suoi indimenticabili e raggelanti rialzi (in soli 2 anni l’eur3M è aumentato di circa 3 punti percentuali).

Stipulare un mutuo medio di 150mila euro con durata 20anni nel 2008 significava accettare di dover corrispondere una rata maggiorata di circa 250 euro (+30%) ed un totale di circa 60mila euro in più (+100%) rispetto ad un mutuo pre-2006; un costo mutuo praticamente raddoppiato sulla carta con il quale si era costretti a dover pianificare un acquisto. Ecco quindi come le compravendite degli anni 2007-2009 siano state falcidiate dalle remore di un caro-acquisto collegato ad un caro-mutuo.

La ripresa delle compraventite si è potuta registrare di nuovo dal 2009-2010, anni in cui il forte crollo poi consolidato dei tassi ha rianimato gli acquisti che però non sono tornati ai livelli del 2006 proprio a causa di una vera e propria e definitiva presa di coscienza di una crisi economica tutt’altro che “passeggera”. Successivamente, dal 2012, la “mazzata” degli alti spread applicati dalle banche ai mutui (triplicati in soli 6 mesi tra fine 2011 e inizio 2012) nonostante i tassi addirittura in minima ulteriore diminuzione, e la diffidenza bancaria sfociata nella crisi del credito, hanno definitivamente collassato un mercato immobiliare tornato indietro di 30 anni (NTN 2013 pari a circa le NTN del 1985).  Troppe variabili negative pesano sulla tanto auspicata ripresa di un mercato che probabilmente neanche l’ossigeno governativo bond o no bond e posticipo o cancellazione dell’IMU sulla prima casa riusciranno a rianimare; secondo me.


Cinesi a caccia di uffici a New York, cordata Pechino-Rio compra il 40% del GM building di Andrea Battistuzzi - ilghirlandaio.com


(Il Ghirlandaio) New York, 3 giu. Una cordata tra cinesi e brasiliani si è accaparrata il 40% del grattacielo da uffici di maggior valore a Manhattan, il palazzo di General Motors. L'indiscrezione arriva dal Wall Street Journal che rivela come dietro l'acquisto ci sia la famiglia cinese di Zhang Xin, a capo del gruppo di immobili retail Soho China Ltd e il magnate brasiliano Moise Safra. La voce di un interesse cinese sull'edificio circolava oramai da settimane.
I due gruppi insieme avrebbero versato la bellezza di 700 milioni di dollari per avere la fetta di minoranza del palazzo, il cui restante 60% resta saldamente in mano alla Boston Properties Inc. che di fatto continua a detenerne le redini.
Zang Xin, giovane amministratrice del gruppo cinese, diviene così una delle maggiori investitrici cinesi negli immobili retail negli Usa e conquista un fiore all'occhiello delle sedi societarie statunitensi. Da mesi molti finanzieri cinesi sono in corsa per rilevare uffici e appartamenti di altissimo pregio per mettere un piede nella capitale dell'economia occidentale. Non si contano più oramai le vendite di attici e superattici a Manhattan, soprattutto nei nuovissimi grattacieli firmati da grandi architetti, andati a ai nuovi ricchi provenienti dalla Cina.
Il Palazzo GM è alto 50 piani e si trova a pochi passi da Central Park e vanta tra le sue attrazioni il leggendario negozio di giocattoli FAO Schwarz e il "cubo" di vetro dell'Apple store di fronte al suo ingresso, proprio sulla Fifth Avenue.

CASA, BOOM DI VENDITE DI NUDA PROPRIETÀ - Il Messaggero



Scritto da redazione il . Postato in Rassegna Stampa
Se c’era una cosa a cui gli italiani e i romani non hanno mai rinunciato, era quella di avere la casa di proprietà. Fino a che anche il mercato immobiliare riusciva a tenere testa alla crisi economica, chi poteva, acquistava e lo faceva non solo per avere un tetto sotto cui vivere, ma anche per ricavare una possibile rendita o per rientrare in una determinata categoria sociale, per la quale e per molti – ancora oggi – chi è benestante non vive di certo in affitto. Poi la crisi si è fatta reale. A questa si è aggiunta l’Imu, le tasse e il lavoro che non c’è. Il mercato immobiliare, di conseguenza, si è fermato. O almeno solo una parte, visto che, dal 2011 al 2013 – secondo un’indagine di Immobiliare.it – sono aumentati del 17%, a Roma, gli annunci di vendite delle nude proprietà. (Il Messaggero Cronaca di Roma)