domenica 9 giugno 2013

Compravendite immobiliari: come perdere metà del mercato in soli 6 anni - finanzaonline


Confermata la contrazione delle compravendite anche per il primo trimestre 2013 con un volume degli scambi più che dimezzato rispetto al 2007. Le province di Roma e Milano registrano il maggior calo su base nazionale

Nel I trimestre 2013 non si interrompe la sequenza del trend negativo nel mercato immobiliare. L’ultima Nota Trimestrale dell’Osservatorio OMI di giugno riporta un totale di 212.215 unità immobiliari compravendute (NTN) nel I trimestre 2013 che rappresenta una diminuzione degli scambi del 13,8% rispetto allo stesso trimestre del 2012.  Il settore delle abitazioni con 94.503 compravendite registra un calo è del 14,2%, contro le 110.116 dello stesso trimestre 2012. Continua la contrazione degli scambi anche nei settori non residenziali con il segmento del terziario che registra la peggiore flessione del comparto (-9,2%), seguito dal commerciale (-8,7%) e infine dal settore produttivo (-5,9%).

Le città - Le otto maggiori città italiane per popolazione registrano complessivamente, nel I trimestre 2013, un tasso tendenziale negativo pari al -7,2% meno grave rispetto al dato nazionale. Tra le città, rispetto all’omologo trimestre del 2012, il maggior calo nel I trimestre del 2013 si registra a Bologna -12,4%, seguita da Roma e Genova, che scendono del -11% circa ciascuna. Torino e Palermo mostrano una variazione negativa intorno al -10%, mentre Milano e Firenze contengono la discesa con tassi tra il -4% e il -5%Napoli costituisce un’eccezione;  il dato sui volumi di compravendita delle abitazioni in questa città mostra nuovamente un tasso tendenziale positivo ma che, come già osservato nei trimestri scorsi, va senz’altro messo in relazione con la consistente dismissione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune.

Le provincie - La frenata del mercato è più marcata nei comuni della provincia delle principali città dove il mercato delle abitazioni presenta complessivamente nel I trimestre del 2013 una discesa del -18,2%. Spiccano il tasso negativo dei comuni della provincia di Roma, che perdono il 22,2% degli scambi, e le flessioni registrate nei comuni minori delle provincie di Milano -21,5%.

Il trend Q1 - Il grafico che abbiamo elaborato su dati OMI, riporta il numero indice dei trimestri Q1 delle unità immobiliari compravendute in termini di NTN a partire dal 2004, anno di riferimento stabilito con base NTN =100. La serie storica evidenzia le forti contrazioni del mercato in atto sin dal 2007, con l’indice del I trimestre 2013 più che dimezzato rispetto allo stesso trimestre di 6 anni fa (indice 109 contro 55). E’ evidente come già dal 2006 sia in atto un trend mediamente negativo delle compravendite interrotto solo momentaneamente da un segnale timidamente positivo registrato nel 2010.

Il trend negativo evidenziato marca la sua fase iniziale sin dal 2006-2007, anni in cui la famigerata “crisi economica” non si era ancora materializzata contaminando solo in seguito con i suoi mille risvolti economi e sociali il mercato immobiliare. La crisi ha infatti avuto avvio in seguito ad una crollo finanziario originatosi negli Stati Uniti nel secondo trimestre del 2008 con la crisi del subprime a cui è seguito al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre che tutti ricordiamo. Eppure, perchè il trend negativo delle compravendite inizia ancorprima?.. Da dove ha origine questa “veggenza” per la quale gli italiani hanno voluto dar vita ad un atteggiamento rinunciatario all’acquisto di una casa?.. Cosa ha condizionato, in quella fase, la volontà dell’acquisto di un immobile?


Provate a sovrapporre l’arco temporale dei due grafici sfalsandolo di 6 mesi ed effettuate un confronto tra NTN e tasso euribor 3 mesi. Sembrerebbe proprio che l’inasprimento dei tassi di interesse siano stati la causa principale (ovviamente non l’unica) della rinuncia agli acquisti. Dal confronto emerge come negli anni precedenti al 2006 i tassi ancora convenienti abbiano incentivato le compravendite che hanno iniziato a rallentare già dal 2006-2007, anni in cui la “crisi” non era ancora materializzata ma l’aumento repentino dei tassi aveva avuto il suo start-up con i suoi indimenticabili e raggelanti rialzi (in soli 2 anni l’eur3M è aumentato di circa 3 punti percentuali).

Stipulare un mutuo medio di 150mila euro con durata 20anni nel 2008 significava accettare di dover corrispondere una rata maggiorata di circa 250 euro (+30%) ed un totale di circa 60mila euro in più (+100%) rispetto ad un mutuo pre-2006; un costo mutuo praticamente raddoppiato sulla carta con il quale si era costretti a dover pianificare un acquisto. Ecco quindi come le compravendite degli anni 2007-2009 siano state falcidiate dalle remore di un caro-acquisto collegato ad un caro-mutuo.

La ripresa delle compraventite si è potuta registrare di nuovo dal 2009-2010, anni in cui il forte crollo poi consolidato dei tassi ha rianimato gli acquisti che però non sono tornati ai livelli del 2006 proprio a causa di una vera e propria e definitiva presa di coscienza di una crisi economica tutt’altro che “passeggera”. Successivamente, dal 2012, la “mazzata” degli alti spread applicati dalle banche ai mutui (triplicati in soli 6 mesi tra fine 2011 e inizio 2012) nonostante i tassi addirittura in minima ulteriore diminuzione, e la diffidenza bancaria sfociata nella crisi del credito, hanno definitivamente collassato un mercato immobiliare tornato indietro di 30 anni (NTN 2013 pari a circa le NTN del 1985).  Troppe variabili negative pesano sulla tanto auspicata ripresa di un mercato che probabilmente neanche l’ossigeno governativo bond o no bond e posticipo o cancellazione dell’IMU sulla prima casa riusciranno a rianimare; secondo me.

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Confermata la contrazione delle compravendite anche per il primo trimestre 2013 con un volume degli scambi più che dimezzato rispetto al 2007. Le province di Roma e Milano registrano il maggior calo su base nazionale

Nel I trimestre 2013 non si interrompe la sequenza del trend negativo nel mercato immobiliare. L’ultima Nota Trimestrale dell’Osservatorio OMI di giugno riporta un totale di 212.215 unità immobiliari compravendute (NTN) nel I trimestre 2013 che rappresenta una diminuzione degli scambi del 13,8% rispetto allo stesso trimestre del 2012.  Il settore delle abitazioni con 94.503 compravendite registra un calo è del 14,2%, contro le 110.116 dello stesso trimestre 2012. Continua la contrazione degli scambi anche nei settori non residenziali con il segmento del terziario che registra la peggiore flessione del comparto (-9,2%), seguito dal commerciale (-8,7%) e infine dal settore produttivo (-5,9%).

Le città - Le otto maggiori città italiane per popolazione registrano complessivamente, nel I trimestre 2013, un tasso tendenziale negativo pari al -7,2% meno grave rispetto al dato nazionale. Tra le città, rispetto all’omologo trimestre del 2012, il maggior calo nel I trimestre del 2013 si registra a Bologna -12,4%, seguita da Roma e Genova, che scendono del -11% circa ciascuna. Torino e Palermo mostrano una variazione negativa intorno al -10%, mentre Milano e Firenze contengono la discesa con tassi tra il -4% e il -5%Napoli costituisce un’eccezione;  il dato sui volumi di compravendita delle abitazioni in questa città mostra nuovamente un tasso tendenziale positivo ma che, come già osservato nei trimestri scorsi, va senz’altro messo in relazione con la consistente dismissione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune.

Le provincie - La frenata del mercato è più marcata nei comuni della provincia delle principali città dove il mercato delle abitazioni presenta complessivamente nel I trimestre del 2013 una discesa del -18,2%. Spiccano il tasso negativo dei comuni della provincia di Roma, che perdono il 22,2% degli scambi, e le flessioni registrate nei comuni minori delle provincie di Milano -21,5%.

Il trend Q1 - Il grafico che abbiamo elaborato su dati OMI, riporta il numero indice dei trimestri Q1 delle unità immobiliari compravendute in termini di NTN a partire dal 2004, anno di riferimento stabilito con base NTN =100. La serie storica evidenzia le forti contrazioni del mercato in atto sin dal 2007, con l’indice del I trimestre 2013 più che dimezzato rispetto allo stesso trimestre di 6 anni fa (indice 109 contro 55). E’ evidente come già dal 2006 sia in atto un trend mediamente negativo delle compravendite interrotto solo momentaneamente da un segnale timidamente positivo registrato nel 2010.

Il trend negativo evidenziato marca la sua fase iniziale sin dal 2006-2007, anni in cui la famigerata “crisi economica” non si era ancora materializzata contaminando solo in seguito con i suoi mille risvolti economi e sociali il mercato immobiliare. La crisi ha infatti avuto avvio in seguito ad una crollo finanziario originatosi negli Stati Uniti nel secondo trimestre del 2008 con la crisi del subprime a cui è seguito al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre che tutti ricordiamo. Eppure, perchè il trend negativo delle compravendite inizia ancorprima?.. Da dove ha origine questa “veggenza” per la quale gli italiani hanno voluto dar vita ad un atteggiamento rinunciatario all’acquisto di una casa?.. Cosa ha condizionato, in quella fase, la volontà dell’acquisto di un immobile?


Provate a sovrapporre l’arco temporale dei due grafici sfalsandolo di 6 mesi ed effettuate un confronto tra NTN e tasso euribor 3 mesi. Sembrerebbe proprio che l’inasprimento dei tassi di interesse siano stati la causa principale (ovviamente non l’unica) della rinuncia agli acquisti. Dal confronto emerge come negli anni precedenti al 2006 i tassi ancora convenienti abbiano incentivato le compravendite che hanno iniziato a rallentare già dal 2006-2007, anni in cui la “crisi” non era ancora materializzata ma l’aumento repentino dei tassi aveva avuto il suo start-up con i suoi indimenticabili e raggelanti rialzi (in soli 2 anni l’eur3M è aumentato di circa 3 punti percentuali).

Stipulare un mutuo medio di 150mila euro con durata 20anni nel 2008 significava accettare di dover corrispondere una rata maggiorata di circa 250 euro (+30%) ed un totale di circa 60mila euro in più (+100%) rispetto ad un mutuo pre-2006; un costo mutuo praticamente raddoppiato sulla carta con il quale si era costretti a dover pianificare un acquisto. Ecco quindi come le compravendite degli anni 2007-2009 siano state falcidiate dalle remore di un caro-acquisto collegato ad un caro-mutuo.

La ripresa delle compraventite si è potuta registrare di nuovo dal 2009-2010, anni in cui il forte crollo poi consolidato dei tassi ha rianimato gli acquisti che però non sono tornati ai livelli del 2006 proprio a causa di una vera e propria e definitiva presa di coscienza di una crisi economica tutt’altro che “passeggera”. Successivamente, dal 2012, la “mazzata” degli alti spread applicati dalle banche ai mutui (triplicati in soli 6 mesi tra fine 2011 e inizio 2012) nonostante i tassi addirittura in minima ulteriore diminuzione, e la diffidenza bancaria sfociata nella crisi del credito, hanno definitivamente collassato un mercato immobiliare tornato indietro di 30 anni (NTN 2013 pari a circa le NTN del 1985).  Troppe variabili negative pesano sulla tanto auspicata ripresa di un mercato che probabilmente neanche l’ossigeno governativo bond o no bond e posticipo o cancellazione dell’IMU sulla prima casa riusciranno a rianimare; secondo me.


Cinesi a caccia di uffici a New York, cordata Pechino-Rio compra il 40% del GM building di Andrea Battistuzzi - ilghirlandaio.com


(Il Ghirlandaio) New York, 3 giu. Una cordata tra cinesi e brasiliani si è accaparrata il 40% del grattacielo da uffici di maggior valore a Manhattan, il palazzo di General Motors. L'indiscrezione arriva dal Wall Street Journal che rivela come dietro l'acquisto ci sia la famiglia cinese di Zhang Xin, a capo del gruppo di immobili retail Soho China Ltd e il magnate brasiliano Moise Safra. La voce di un interesse cinese sull'edificio circolava oramai da settimane.
I due gruppi insieme avrebbero versato la bellezza di 700 milioni di dollari per avere la fetta di minoranza del palazzo, il cui restante 60% resta saldamente in mano alla Boston Properties Inc. che di fatto continua a detenerne le redini.
Zang Xin, giovane amministratrice del gruppo cinese, diviene così una delle maggiori investitrici cinesi negli immobili retail negli Usa e conquista un fiore all'occhiello delle sedi societarie statunitensi. Da mesi molti finanzieri cinesi sono in corsa per rilevare uffici e appartamenti di altissimo pregio per mettere un piede nella capitale dell'economia occidentale. Non si contano più oramai le vendite di attici e superattici a Manhattan, soprattutto nei nuovissimi grattacieli firmati da grandi architetti, andati a ai nuovi ricchi provenienti dalla Cina.
Il Palazzo GM è alto 50 piani e si trova a pochi passi da Central Park e vanta tra le sue attrazioni il leggendario negozio di giocattoli FAO Schwarz e il "cubo" di vetro dell'Apple store di fronte al suo ingresso, proprio sulla Fifth Avenue.

CASA, BOOM DI VENDITE DI NUDA PROPRIETÀ - Il Messaggero



Scritto da redazione il . Postato in Rassegna Stampa
Se c’era una cosa a cui gli italiani e i romani non hanno mai rinunciato, era quella di avere la casa di proprietà. Fino a che anche il mercato immobiliare riusciva a tenere testa alla crisi economica, chi poteva, acquistava e lo faceva non solo per avere un tetto sotto cui vivere, ma anche per ricavare una possibile rendita o per rientrare in una determinata categoria sociale, per la quale e per molti – ancora oggi – chi è benestante non vive di certo in affitto. Poi la crisi si è fatta reale. A questa si è aggiunta l’Imu, le tasse e il lavoro che non c’è. Il mercato immobiliare, di conseguenza, si è fermato. O almeno solo una parte, visto che, dal 2011 al 2013 – secondo un’indagine di Immobiliare.it – sono aumentati del 17%, a Roma, gli annunci di vendite delle nude proprietà. (Il Messaggero Cronaca di Roma)

venerdì 7 giugno 2013

Scandinavia, traballano i mutui interest only by Monitorimmobiliare

http://www.monitorimmobiliare.it/articolo.asp?id_articolo=15025
Scandinavia, traballano i mutui interest only07/06/2013

Il modello ipotecario della Scandinavia, basato sui mutui interest-only (concessi con il cosiddetto preammortamento finanziario), sta creando nuovi rischi per le economie della regione, perché troppo pochi proprietari di case stanno pagando il lorodebito.
 
A sostenerlo l'agenzia Moody's.
 
Al ritmo attuale di ammortamento, le famiglie svedesi avranno bisogno di 140 anni, in media, per rimborsare i loro mutui per la casa, secondo le stime dell'Autorità di vigilanza finanziaria.
 
In Danimarca, dove le famiglie stanno ancora cercando di riprendersi dallo scoppio della bolla immobiliare che ha visto calare i prezzi di oltre il 20 % rispetto al picco del 2007, i prestiti di questo tipo costituiscono più della metà dei 490 miliardi dollari del mercato dei mutui del Paese, come mostrano i dati della banca centrale.
 
I danesi hanno il più alto carico al mondo di debito rispetto al reddito disponibile, a più del 300%, e quello di Svezia e Norvegia sta toccando livelli record di quest'anno.
 
mutui che prevedono il solo pagamento degli interessi nella fase iniziale hanno reso le case più accessibili, contribuendo a innalzare alle stelle i prezzi degli immobili in Norvegia e Svezia.
 
Svezia e Norvegia hanno attraversato una difficile crisi immobiliare e finanziaria nel corso degli anni Novanta e le banche sono sottoposte ora a difficili requisiti normativi per prevenire il rischio che la situazione possa ripetersi (come quello di non fornire mutui che abbiano superato l'85% del valore di un immobile).
 
Il Fondo monetario internazionale sta esortando la Svezia, la più grande economia nordica, a considerare l'imposizione di regole minime di ammortamento per evitare una bolla immobiliare.
 
La Riksbank stima che il debito delle famiglie svedesi si gonfierà a un record del 177% del reddito disponibile entro il primo trimestre del 2015 da 174% di oggi.
 
I prezzi degli appartamenti sono saliti dell'11% negli ultimi 12 mesi, e i prezzi nel centro diStoccolma hanno registrato un'impennata del 35% dall'inizio del 2009.
 
 

Posted by Monitorimmobiliare

Ferrero (Bnp Paribas real estate): «Investiremo 400 milioni in Italia» di Evelina Marchesini - Il Sole 24 Ore


A capo di una realtà internazionale fortemente radicata in Italia, con circa 4,5 miliardi di asset under management e 400 milioni in sviluppo diretto di progetti, Cesare Ferrero, country manager di Bnp Paribas real estate, non è abituato a giri di parole. E va dritto al punto, anche quando controcorrente.
Il primo semestre 2013 sta per chiudersi con una riaccesa vitalità per il real estate italiano. Qual è la sua idea in proposito? 
Direi che stiamo assistendo, per usare un'espressione ormai comune a livello europeo, a un mercato a due velocità. C'è una parte che sta soffrendo molto, con volumi di transazione decisamente modesti e una pressione sui prezzi molto significativa. C'è poi una parte del mercato che, seppure non stia andando a velocità folle, continua a vedere transazioni e proseguire un trend che non è poi così depresso. E su quest'ultima parte di mercato noi continuiamo a essere presenti e investitori anche in termini di sviluppo.

Operate sempre con i fondi? E qual è la panoramica della vostra struttura oggi? 
Operiamo in due modi diversi. Da un lato, direttamente con risorse proprie del gruppo; dall'altro, attraverso fondi di investimento immobiliare in gestione presso la nostra Sgr. Nel primo caso la logica è sempre quella di progetti di sviluppo e quindi di operatore opportunistico che tendenzialmente investe in due sole città in Italia, Milano e Roma, in operazioni a carattere residenziale o direzionale.

Rientra in questa tipologia il recente acquisto dell'ex hotel in zona Fiera a Milano da Fonsai? Con quale obiettivo? 
Sì, e stiamo valutando una riqualificazione in uffici o residenziale.

E sul fronte dei fondi immobiliari? 
Abbiamo una ventina di fondi in gestione per circa 4,5 miliardi di asset under management: in questo caso le strategie sono differenti e dipendono dai singoli fondi e dalla relativa specializzazione. Quella che però è la strategia comune su tutti i fronti è ridurre notevolmente il profilo di rischio per l'investitore.

A quanto ammonta l'esposizione sui progetti di sviluppo? 
Attualmente abbiamo tre cantieri importanti che hanno un volume complessivo di investimento di circa 400 milioni di euro. Contiamo poi nel 2014 di avviare altri cantieri per un ulteriore fabbisogno di circa 200 milioni di euro.

Quali saranno i nuovi cantieri? 
Uno è la prosecuzione di tutto il piano di sviluppo della nuova sede Bnl di Tiburtina e la riconversione degli immobili che vengono liberati. Su Milano avvieremo nel 2014 un secondo progetto residenziale e il cantiere per la nuova sede di Siemens a Milano.

I rendimenti dei deal importanti sono saliti nel 2013 grazie a un repricing di diversi portafogli. Lei concorda con questa lettura del mercato? 
Il processo di repricing c'è certamente perchè la posta contrattuale si è spostata dal compratore al venditore e il mercato, prima fatto dai venditori, oggi è nelle mani degli acquirenti. Allo stesso tempo però oggi non ci sono poi così tante operazioni chiuse. È vero che c'è un repricing ma continua a esserci una restrizione nel credito immobiliare e questo comporta che in molti casi le transazioni, poi, non si chiudano. Personalmente ritengo che in questo scenario sia molto difficile avviare grandi operazioni.

Da dove ripartire, secondo lei, per lo sviluppo del real estate italiano? Dai dati economici o da un cambiamento di mentalità? 
I cambiamenti di mentalità e dei modi di fare business avvengono con difficoltà e nel lungo periodo. Quindi si può solo ripartire dal business, cioè da quello che c'è. E il punto, per me, è molto semplice: bisogna ripartire dalle città, che hanno necessità di molti interventi di riqualificazione urbana. Ripartire dall'esistente, dalla riconversione. E in secondo luogo bisognerebbe una volta per tutte capire che c'è una risorsa immobiliare straordinaria in Italia, che sono le località turistiche, per le quali il brand Italia può attrarre i capitali degli investitori internazionali.

Bnp Paribas Reim sarà, nel 2013, più acquirente o più venditore? 
Abbiamo un piano di dismissioni all'interno dei nostri fondi che portiamo avanti, seppure in queste condizioni di mercato, e chiudiamo anche delle buone vendite. Come Bnp complessivamente siamo comunque ancora un investitore netto, come abbiamo dimostrato con l'acquisto dell'asset Fonsai e con l'acquisto Tiburtina da Ferrovie dello Stato. Nel 2013 abbiamo impegnato risorse per investire per 200 milioni di euro e altrettanto per l'anno prossimo.

Parliamo di valorizzazioni del patrimonio pubblico. 
Premesso che se ne parla e basta, se si passasse dal dire al fare ci sarebbero allo stesso tempo una grande opportunità e una grande minaccia. La prima è costituita da un patrimonio straordinario su cui lavorare e quindi a livello di industria immobiliare si verrebbero a creare prospettive di business molto significative; allo stesso tempo, se questo patrimonio una volta per tutte arrivasse sul mercato potrebbe causare uno shock a livello di competizione tra gli operatori. Ma siccome questo non avviene, siamo tranquilli.

Una valutazione secca: è anche prospettica? 
Mi auguro che a livello di Paese ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzare queste risorse e che si inizi un processo serio. Per fare però qualcosa di significativo ci vuole non una forte volontà, ma una volontà fortissima e una concertazione altrettanto forte affinchè questo avvenga. Ma poi si apre un altro tema.

Quale? 
Usiamo la terminologia "valorizzazioni immobiliari", ma dovremmo usare solo il termine "vendite". Valorizzare un immobile è un mestiere che non può essere svolto dallo Stato, così come lo Stato non svolge altri tipi di professioni. Lo Stato è un grande proprietario di immobili, venda al meglio i propri asset. Non credo che si debba dunque insistere sul concetto di valorizzazione se questo significa che lo Stato si metta a fare l'operatore privato.

Da molti anni nel settore immobiliare, dal 2010 Cesare Ferrero è entrato a far parte del gruppo bancario Bnp Paribas quale Country manager per l'Italia di Bnp Paribas real estate. In precedenza Ferrero è stato professore di Finanza e real estate presso l'Università Bocconi e il Politecnico di Milano, e visiting professor presso l'Università della Florida. Dal 1998 al 2001 presidente di Metropolis e Grandi Stazioni, società immobiliari del Gruppo Ferrovie dello Stato. Dal 2001 al 2004 Ferrero è stato a.d. di Ipi Spa del Gruppo Fiat. Dal 2005 al 2009 azionista e a.d. di Inpartner Spa, partecipata tra gli altri dal gruppo De Agostini e dalla Toro Assicurazioni.
IL NODO
Attività ridotta Il vero rilancio delle transazioni dei grandi investitori in Italia è ancora lontano. Le trattative in corso sono sì un grosso passo in avanti rispetto a un 2012 fermo al palo, ma affinchè si concretizzi un volume significativo occorre una ripresa dei finanziamenti bancari. Bnp Paribas re, in questo contesto, è avvantaggiata dal fatto di essere parte di un primario gruppo creditizio europeo, che finanzia le operazioni di sviluppo in proprio. Ma Bnp è un'eccezione nel complesso del mercato,
LA SGR GESTISCE 18 FONDI
Leader europeo
La società 
Bnp Paribas real estate è una società attiva a livello europeo. La società è attiva con una gamma di attività a largo spettro: property, development, transaction, consulting, valuation, property management e investment management.

La presenza 
Bnp Paribas è presente in 34 Paesi (17 società di proprietà e 17 alleanze) dove impiega 3.400 dipendenti distribuiti su 150 sedi. Bnp Paribas real estate è una controllata del Gruppo Bnp Paribas.

I fondi gestiti 
Sono 18 i fondi gestiti da Bnp Paribas Reim Sgr, per un totale di asset under management di 4,454 miliardi di euro.

Gli immobili 
Gli immobili gestiti sono 869, per una superficie totale di 4,8 milioni di metri quadrati.

L'ultima operazione 
Lo scorso 31 maggio Bnp Paribas Re ha completato il processo di acquisizione dell'area di Roma Tiburtina da Rfi (gruppo Ferrovie dello Stato). Sul lotto di terreno nei pressi della nuova stazione dell'alta velocità di Roma prenderanno il via, a breve, i lavori per la costruzione della sede di Bnl, che fa parte del Gruppo Bnp Paribas. I lavori verranno ultimati alla fine del 2015. La struttura finanziaria dell'operazione è stata curata da Bnp Paribas corporate and investment banking e comporterà un fabbisogno finanziario di circa 250 milioni di euro.