giovedì 21 novembre 2013

Cina, ricchi in fuga all’estero -lindro.it

Stati Uniti, Canada, Europa ed Australia. I ricchi uomini d’affari cinesi guardano sempre di più all’estero. Un modo per diversificare i propri investimenti che finiscono in immobili e terreni. Secondo un sondaggio realizzato da China Merchants Bank e Bain & Company, il numero dei super ricchi cinesi nel giro di quattro anni è più che raddoppiato, arrivando a quota 700mila. E si stima che entro la fine dell’anno sia destinato a salire ulteriormente, almeno di un altro 20%. Parallelamente aumentano anche i loro investimenti all’estero, che riguardano un cinese ricco su tre. Un numero che è circa il doppio rispetto a quello degli High Net Worth Individual (Hnwi), cioè quelle persone che possiedono un alto patrimonio netto, per definizione oltre il milione di dollari, che hanno dichiarato di fare investimenti all’estero nel 2011. E tra coloro che hanno già diretto i propri capitali alll’estero, ben il 60% intende incrementare i propri investimenti in questa direzione. Per il 'Wall Street Journal', nel complesso, rispetto al 2012, il numero di imprenditori che emigrano, acquistano e investono all’estero è aumentato del 46%.
Una tendenza che risponde all’esigenza della classe di ricchi cinesi, formatasi rapidamente negli ultimi anni grazie alla crescita vertiginosa del Paese, di ricercare migliori opportunità di investimento, anche oltreconfine. Questo fenomeno, secondo gli analisti, si inserisce in quel processo di cambiamento economico attualmente in corso in Cina. Per il futuro, infatti, il Dragone si sta muovendo verso un nuovo modello di sviluppo, non più basato, come è stato finora, sulle esportazioni, ma sui consumi interni, in modo da garantirsi una crescita più sostenibile ed organica. Ma la maggior parte dei cinesi che oggi si collocano nella fascia dei super ricchi hanno guadagnato il loro patrimonio con il modello precedente e cercano la strada migliore per preservarlo«Dopo il loro successo nel creare la propria ricchezza ora gli High net worth individual si trovano ad affrontare il dilemma di come preservare la ricchezza e lasciarla alle loro famiglie», ha spiegato a ‘CNNMoney’, Jennifer Zeng, partner di Bain.
E non è l’unico motivo che li spinge a guardare all’estero. Sempre più spesso lo fanno anche per gli studi dei propri figli. Come ha riportato ‘Epoch Times’, nel corso di un forum economico che si è svolto di recente in Cina, il fondatore di Hurun China Rich List, Rupert Hoogewerf, ha sostenuto che oltre l’80% dei magnati cinesi preferiscono mandare i loro figli all’estero convinti che così possano ricevere una formazione migliore. «Il 43% dei bambini cinesi studia negli Stati Uniti e il 34% in Gran Bretagna», ha sottolineato. Molti di loro sono destinati a proseguire la loro vita all’estero. Secondo i dati forniti dall’agenzia cinese Xinhua, alla fine del 2012, dei 2 milioni 640mila studenti cinesi all’estero solo un milione 900mila ha deciso di tornare in Cina.
Ma chi sono e dove vanno questi ricchi cinesi che decidono di emigrare ed investire all’estero? ‘Epoch Times’ ha raccolto i casi più eclatanti e ha tracciato una mappa dei loro spostamenti. In effetti, il fenomeno è diventato più evidente e ha attirato l’attenzione soprattutto perché di recente le cronache hanno raccontato casi di personaggi noti che hanno deciso di spostare la loro residenza al di fuori della Cina o hanno intenzione di farlo. A fine ottobre è toccato a Jack Ma, fondatore e Presidente di Alibaba, sito di e-commerce, che ha fatto sapere che nel giro di due anni otterrà la residenza a Hong Kong e ha già investito in alcune attività nell’ex colonia britannica. Sempre ad ottobre è stato annunciato che il gruppo Fosun International, guidato da Guo Guangchang, ha acquistato a New York il One Chase Manhattan Plaza, un grattacielo di 60 piani, storica sede di una delle più importanti banche della Grande Mela, destinato ad ospitare uffici, per 725 milioni di dollari. E a quanto pare, in quegli uffici saranno ospitate diverse aziende cinesi. Ma non è un caso isolato.
Sono molte le imprese e gli imprenditori cinesi che stanno acquistando immobili negli Stati Uniti. Soho China dell’immobiliarista cinese Zhang Xin, insieme ad un partner brasiliano, il Gruppo bancario Safra, ha recentemente partecipato all’acquisto di una quota del 40% dell’edificio della General Motors nel centro di Manhattan, mentre la Holding Group Groenlandia, società statale con sede a Shanghai, ha acquisito il 70% del progetto Atlantic Yards a Brooklyn.
C’è, poi, chi guarda all’Europa. Li Ka-shing, un imprenditore di Hong Kong, sta trasferendo il suo patrimonio dalla Cina al Vecchio Continente, mentre Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Cina, proprietario del Dalian Wanda Group, sta investendo 740 milioni di euro per costruire un hotel di lusso a Londra. E questi sono solo alcuni esempi che evidenziano una tendenza sempre più diffusa. Tanto da far scrivere al regista Jia Zhangke, su Weibo, il Twitter cinese, che «durante un incontro con circa una decina di amici, ho scoperto che tutti tranne me hanno fatto domanda di espatrio o sono già emigrati».
Tra le mete più gettonate l’Australia, dove secondo quanto riportato da ‘Epoch Times’ il 90% delle 435 domandi di visti finalizzati ad un investimento minimo di 5 milioni di dollari australiani, pari a 3,5 milioni di euro, coinvolgono proprio cittadini cinesi, i cui investimenti nella terra dei canguri sono calcolati dal Foreign Investment Review Board australiano in oltre 11,8 miliardi di euro l’anno, in larga parte diretti al mercato immobiliare.
Come Guo Guangchang e Zhang Xin, poi, sono molti a puntare sugli Stati Uniti. Anche in questo caso gli investimenti immobiliari la fanno da padroni. Secondo i dati raccolti dalla ‘CnnMoney’, in California oltre la metà delle abitazioni comprate da acquirenti stranieri sono state vendute a cittadini cinesi. Da New York a San Francisco, fino a Los Angeles e Boston, i cinesi sono sempre più presenti e si stima che arriveranno a spendere circa 6 miliardi di euro in case su territorio americano. L’estate scorsa, a San Francisco, tra luglio e agosto, è stato registrato un aumento dell’84% degli investitori alla ricerca di proprietà immobiliari.
Infine, c’è anche chi si ferma più vicino e decide di investire nei Paesi confinanti dell'Asia. In primis, Corea del Sud e Hong Kong. Per la prima, i dati ufficiali disponibili mostrano che fino allo scorso marzo i cinesi avevano acquistato 925 milioni di immobili, mentre l’ex colonia britannica negli ultimi dieci anni ha rilasciato quasi 19mila visti finalizzati all’investimento dei quali l’87% a cittadini cinesi, che hanno investito in tutto 14 miliardi di euro.
Tutto questo, infatti, si traduce in un’emorragia di danaro dalla Cina. Un’emorragia alimentata spesso da soldi illeciti. Quanti? In base alle stime riportate in un rapporto del Global Financial Integrity dello scorso anno, tra il 2000 e il 2011, 2 miliardi e 870 milioni di euro. Per lo più finiti nel mattone.