venerdì 7 febbraio 2014

Immobiliare: la professione emergente è quella dei property finder di Alesssandro Luogo - La Nuvola corriere.it

 di Alessandro Luongo
Veronica Pirrone, 35 anni, nata a Palermo, ingegnere edile, ha trasformato l’hobby per il settore immobiliare in una vera e propria professione gratificante. E’ difatti una property finder, la “personal shopper” di fiducia dell’acquirente.
Un consulente cioè che risolve e affronta le incombenze di carattere tecnico-burocratico, e può accedere a una rete multi-canale: privati, costruttori, e le stesse agenzie immobiliari.
“Chi vuole acquistare un immobile” spiega, “ ha oggi due possibilità: rivolgersi alle agenzie immobiliari tradizionali con il loro quantitativo di soluzioni, oppure affidarsi a un diverso profilo professionale che cerchi di comprendere le sue esigenze e lo consigli, valutando fattori come il prezzo, la zona e i relativi servizi”.
L’ingegnere siciliano si occupa pertanto d’immobili ad ampio raggio. Dalla ricerca alla parte tecnica, fino alla stesura del contratto di compravendita; dalla gestione (intesa come locazioni tradizionali e brevi, e case vacanze) alla promozione tramite Home staging.
“Una solida rete di collaborazioni mi consente di svolgere il mio lavoro anche fuori dall’Italia, per tutti quei clienti (privati, società, istituzionali) che vogliono investire in particolare nella Repubblica Dominicana, Brasile, Sudafrica e Stati Uniti”.
Secondo Gianluca Santacatterina, ceo di Luxury&Tourism, società immobiliare con sede a Londra, specializzata da anni in investimenti immobiliari all’estero, fra le prime a offrire questo servizio ai nostri connazionali, il property finder è il sarto su “misura” degli investimenti immobiliari.
“Nel mondo anglosassone” spiega l’esperto, “è noto anche come home hunter o flat hunter, e agisce solo per conto dell’acquirente, e lo assiste durante l’intero processo di acquisto”.
Negli Stati Uniti nasce come figura professionale negli anni Novanta come buyer brokerage o exclusive buyer agent, e in seguito si afferma nel Regno Unito come property finder, poi in Canada ed Europa continentale, e soprattutto in Francia con gli chasseur d’appartmentes.
Che requisiti deve avere per esercitare in Italia? “Alta professionalità e conoscenza dei mercati, intraprendenza e volontà di esporsi in prima persona”.
Luxury&Tourism sta cercando e formerà proprio 110 property finder in tutta Italia, uno per ogni provincia, un responsabile per ogni regione. Candidati ideali sono gli agenti immobiliari e i promotori finanziari, che, aggiunge Santacatterina, “possono consigliare agli interessati un investimento immobiliare all’estero equiparabile a uno mobiliare (circa il 5 per cento come minimo).
Soprattutto fuori dall’Italia, però; perché come ha confermato anche la recente indagine di “Scenari immobiliari”, nel 2013 le abitazioni comprate oltre’Alpe dai nostri connazionali sono cresciute del 6.3 per cento rispetto al 2012.
Tutti i profili selezionati dalla L&T sono accuratamente formati e aggiornati, “anche se è un lavoro che s’impara soprattutto sul campo”. Il property finder non aspetta il cliente, ma si reca spesso in casa o in ufficio dello stesso; non ha così necessità di una sede o di un ufficio per svolgere il proprio lavoro. Necessaria invece alla classica agenzia immobiliare.
In Italia, il property non è riconosciuto come intermediario, ma può comunque operare come consulente. Offre difatti un servizio personalizzato” precisa Santacatterina.
Quanto può guadagnare un cercatore di proprietà immobiliari? “Le percentuali sono identiche a quelle di un broker immobiliare” risponde la Pirrone: “Vanno dal 2 al 3% del valore del prezzo di vendita del bene”.

twitter@alelu62

Ance: per aprire cantiere 60 passaggi burocratici -a-realestate.it

''Per aprire un cantiere servono 60 passaggi burocratici'', secondo il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che denuncia in audizione alla commissione bicamerale per la Semplificazione come nel tempo ''si siano andate a complicare moltissimo le carte necessarie''. ''Bisogna snellire, le semplificazioni sono fondamentali per recuperare competitività'', è l'appello del rappresentante dei costruttori che indica il paradosso per cui nelle imprese del settore ci sono ''più avvocati che ingegneri''.

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Storie di vita. Carla, spirito giramondo, ha scelto la Repubblica Dominicana per fermarsi e mettere radici. Per ora. -di Giorgia Perbellini per www.Luxury&Tourism.com

Oggi intervisto Carla, spirito libero, che ha esperienza di vita in tantissimi paesi: dal Kenya al Brasile, dalla Thailandia alla Spagna. Oggi è ferma sull'isola di Hispaniola dove ha aperto un suo tour operator.
Da quanto tempo vivi in Repubblica Dominicana e di cosa ti occupi?

Vivo qui da 6 anni e mi occupo di turismo.
Ho iniziato lavorando prima per un tour operator italiano e poi per una compagnia aerea. Una volta acquisita l'esperienza necessaria e le giuste competenze ho deciso di mettermi in proprio creando un mio tour operator.

Cosa ti ha spinto a scegliere proprio l'isola di Hispaniola?

Santo Domingo è stata la meta della mia prima vacanza da sola quando avevo 18 anni, e mi è sempre rimasta nel cuore. Ma la scelta è stata determinata dal lavoro, che mi ha portata qui nel 2008.

Quali sono state le prime impressioni una volta arrivata e quali le difficoltà?

Le prime impressioni sono state ottime, qui è un paradiso terrestre! Le difficoltà? In realtà arrivavo da realtà molto più dure e problematiche e conoscevo già la mentalità dei dominicani. Diciamo che è stato un inserimento dolce e piacevole.

Descrivici una tua giornata tipo e un'abitudine dominicana, se c'è, della quale non puoi più fare a meno.

La giornata inizia alle 6:00 con una corsa lungo un magnifico sentiero di vegetazione in riva al mare che collega Bayahibe, il luogo dove io vivo, e Dominicus, la zona turistica dei resorts.
Doccia, colazione, un saluto alla famiglia (i miei genitori e mio figlio di 3 anni e mezzo) e scendo in ufficio. Dico scendo poiche’ vivo attaccata all'ufficio nella strada principale del Pueblo a 12 mt dal mare. Il lavoro mi occupa buona parte della giornata, ma se tutto va bene verso le 18 mi libero e porto mio figlio a fare un giro in bici o a giocare da qualche parte fino a ora di cena che si svolge in casa con i miei genitori. Qualche lettura e poi... tutti a letto.

A differenza degli altri intervistati, tu hai vissuto in diversi Paesi europei e non, per molti anni. Che opinione hanno dell'Italia all'estero?

Capita che, sopratutto nei paese sottosviluppati, quando si domanda a un locale qualcosa sull’Italia ci si senta rispondere "mafia, spaghetti, calcio, berlusconi". Questo è semplicemente il frutto di ciò che queste persone, certamente poco istruite, sentono dire dagli italiani in vacanza e quindi ripetono. L'opinione che all'estero si parli male dell'Italia è falsa, chi lo sostiene lo fa solo perchè è di passaggio e non ha la possibilità di approfondire l'argomento con persone di ceti sociali differenti. Noi italiani siamo apprezzati e il nostro paese è considerato un luogo meraviglioso sotto tutti i punti di vista.

Approfitto del tuo spirito giramondo per capirne di più sulle altre culture. Quale Paese ti ha riservato la migliore accoglienza? In quale c'è la situazione economica migliore? Qual è la cultura che ti ha piacevolmente stupita e quale invece ti ha delusa? E infine qual è lo Stato più cosmopolita e aperto?

Rispondere a queste domande in maniera esauriente richiederebbe un’analisi molto profonda delle situazioni politico-culturali dei diversi paesi.
In linea di massima posso dirti che il primo impatto è quasi sempre positivo, i meccanismi, a volte anche molto delicati, si iniziano a capire dopo qualche tempo.
Sono rimasta molto colpita dalla cultura Thailandese, apparentemente chiusa, ma in realtà molto "dignitosa".
I thailandesi sono riservati e non parlano mai a sproposito, ti salutano cordialmente e con rispetto peró mantengono le distanze e per nessun motivo impongono la loro presenza o la loro cultura. Le tradizioni thailandesi sono moltissime e si manifestano in ogni angolo del paese attraverso la discrezione della gente. Per non parlare delle bellezze del luogo: alcune isole sono in assoluto tra le più belle del mondo. La cultura che invece mi ha assolutamente deluso è quella cubana; purtroppo conosciamo tutti la situazione del paese, ti assicuro che passarci una vacanza o viverci è tutt'altra cosa.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, dovrei fare uno sforzo sovrumano per identificare un paese indipendente, visto che nel 90% dei casi sono le nazioni straniere a sfruttare il territorio.
L'unico che mi viene in mente é il Brasile, che negli ultimi 15 anni ha fatto passi da gigante e oggi è uno dei paesi più in crescita dell’intero sud-america.
Lo stato piu’ cosmopolita e aperto per quanto mi riguarda sono gli Stati Uniti.

Che consiglio daresti a tutti coloro che vorrebbero fuggire in cerca di prospettive di vita migliori? E soprattutto da che paese partire?

Consiglio di fuggire valutando molto bene il tipo di scelta.
E’ vero che in determinati paesi se una persona ha coraggio, spirito di sacrificio e professionalità viene premiata, ma per riuscirci bisogna avere una mentalità molto aperta ed essere in grado di adottare comportamenti che sono l’esatto opposto dei nostri. Consiglio di non improvvisare e non partire senza un'idea concreta di lavoro o senza appoggi.
Giusto per essere chiari, è molto difficile diventare grandi ristoratori se fino a ieri ci si è occupati di edilizia.
Io sono di parte e ti dico che partirei dalla Repubblica Dominicana che è la mia terra e la mia seconda patria!

Dove ti vedi tra dieci anni? L'idea di tornare a vivere in Italia è possibile o l'hai esclusa?

Il mio spirito avventuriero e la mia fame di conoscenza sicuramente mi spingeranno a viaggiare ancora molto. E’ la mia natura e non ci posso fare niente. Non so dove sarò tra dieci anni ma credo lontana dall'Italia: non per sminuirla, ma perchè è avvenuto un profondo cambiamento dentro di me e tornare ad affrontare gli standard e le etichette della vita italiana credo che mi risulterebbe difficile.

di Giorgia Perbellini per LuxuryandTourism


Aste immobiliari: la crisi c’è e si vede -casaemutui.net

La crisi del mercato immobiliare annovera un protagonista particolare: le aste. Sempre più aste vengono dichiarate deserte. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto di Labitalia.
I numeri non lasciano adito a dubbi: il settore delle aste è in ginocchio. Un dato valga per tutti: il 90% delle prime aste, ossia quelle indette al prezzo tecnico d’ufficio, risultano deserte. Il prezzo finale di aggiudicazione avviene in genere dopo la terza asta e infatti il prezzo medio di aggiudicazione coincide con il 50% di quello della prima asta.
Tutto ciò nonostante la crisi economica, o forse  proprio a causa di questa. La recessione, la perdita di posti di lavoro, la riduzione del potere d’acquisto e il credit crunch delle banche, infatti, ha fatto sì che il numero delle aste aumentassero (es. per pignoramenti). Ciò si pensavaa potesse smuovere il mercato immobiliare, ma così non è stato. La domanda e l’offerta sono tutt’ora lontanissime.
Nel documento vengono menzionati anche alcuni motivi tecnici a causa dei quali le aste spesso non vanno a buon fine. Tra i fattori più invalidanti, spicca l’impossibilità di visionare l’immobile prima dell’asta, oppure la possibilità di visionarla ma solo qualche giorno prima. Poi, ci sono le tasse: sono alte e lo sono di base, ma la questione è compromessa ulterioramente dalla base, che non è il valore catastale ma il prezzo di aggiudicazione. Le imposte, dunque, specie quelle notarili comportano esborsi proibitivi.
“Non stupisce”, rileva Assoedilizia (co-firmataria della ricerca), “che questo fenomeno porta spesso gli aggiudicatari ad aspettare un’asta in più per recuperare questa distorsione fiscale”.

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giovedì 6 febbraio 2014

Immobili: Buzzetti, urgentissimo semplificare fisco e certezza norme -borsaitaliana.it


"Bisogna urgentissimamente procedere su semplificazione fiscale e certezza normativa. E se in questo quadro uscissero le linee guida dell'Autorita' di vigilanza, sarebbe utilissimo". Lo ha detto il presidente Ance Paolo Buzzetti, intervenendo a un convegno di Unioncamere sul partenariato pubblico e privato nel settore delle costruzioni. "La tassazione sulla casa e' un elemento negativo - ha spiegato - anche per l'incertezza incredibile che c'e' stata sull'Imu, a partire dagli acronimi. Sugli importi: se con l'Ici si pagavano 9 miliardi nel 2011, con l'Imu se ne sono pagati 23 e attualmente se ne pagano 26: e' una patrimoniale, la casa e' un bancomat". Buzzetti ha aggiunto che sulla riqualificazione urbana "oggi si pagano tasse sull'acquisto dell'immobile da distruggere, poi sulla trasformazione, cioe' su materie prime e utile d'impresa, quindi sul prodotto finale quando arriva sul mercato. Bisogna semplificare ed eliminare qualche passaggio". In ambito normativo, serve stabilita': "I capitali stranieri sono al confine, ogni tanto si affacciano, chiedono, ma in pochissimi investono perche' dicono: 'Poi che ci succede?'. E sono pochi anche gli imprenditori che investono in partenariato sul lungo termine sempre per l'incertezza normativa", ha aggiunto.

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Tecnocasa: dal 2008 perso oltre il 20% del valore immobiliare italiano -ilghirlandaio.com

Il centro studi di Tecnocasa ha realizzato uno studio sul valore degli immobili e sul loro deprezzamento a partire dal 2008, anno in cui la crisi economica e finanziaria ha iniziato a mostrarsi pesantemente anche nel settore. I risultati sono particolarmente allarmanti: dal 2008 le abitazioni del Sud Italia hanno perso il 22,3%, quelle del Centro il 19,9% e quelle del Nord il 19,4%.

Nel 2008 la diminuzione dei prezzi è stata uniforme tra Nord e Sud. Il centro ha accusato un calo più sensibile. Nel primo semestre del 2008 per la prima volta  iniziano a diminuire i prezzi anche al Sud.
Nelle altre realtà geografiche la contrazione era già iniziata nel 2007, anno che segna l'inversione del trend di crescita iniziato nel 1998. Le compravendite passano da 806 mila a 687 mila (-15%).

Il 2009 vede una performance simile tra Nord e Sud. Il Centro invece segna una diminuzione di prezzi meno forte avendo registrato nell'anno precedente una contrazione maggiore. Nel Sud Italia la disoccupazione e la presenza di molti lavori a termine contribuiscono alla diminuzione della capacità di spesa dei potenziali acquirenti e di conseguenza alla diminuzione dei prezzi degli immobili. Iniziano ad aumentare i tempi di vendita a causa del gap esistente tra domanda ed offerta.

Nel 2010 il comportamento del mercato immobiliare tra le diverse aree geografiche inizia ad uniformarsi, infatti le variazioni percentuali dei prezzi sono abbastanza simili.

Nel 2011 la contrazione dei valori al Nord inizia a diminuire. Al Sud ci sono più realtà che iniziano ad avere diminuzioni di prezzi a due cifre; tra queste ci sono Caserta,  Cosenza, Campobasso ed Enna.

Nel  2012 si toccano le diminuzioni di prezzo più elevate da quando il ciclo discendente ha avuto inizio.
La distanza tra le richieste dei proprietari e la capacità di spesa dei potenziali acquirenti aumenta sempre più e di conseguenza i prezzi immobiliari diminuiscono ancora. Sono sempre le abitazioni del Sud Italia a registrare una contrazione dei valori più forte.

Nel primo semestre del 2013 i valori immobiliari continuano a diminuire. Si vedono i primi segnali di ripresa testimoniati dalla ritornata voglia di acquistare la casa. Le regioni del Centro registrano il ribasso più forte. C'è una maggiore propensione dei venditori ad abbassare i prezzi e la domanda di immobili ad uso investimento ha sostanzialmente tenuto nonostante la vecchia Imu.

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New York: grattacieli sotto accusa, se in vetro rischi salute -a-realestate.it


I grattacieli in vetro sono dannosi per la salute di chi ci abita. Lo rivela uno studio pubblicato dal Wall Street Journal, secondo cui gran parte degli edifici che rendono spettacolare lo skyline della Grande Mela in realta' nascondono diversi pericoli. Il principale e' il rischio di surriscaldamento in caso di un black out prolungato durante i mesi estivi, con la temperatura interna che salirebbe ben al di sopra dei 40 gradi. Problema opposto l'inverno, con la temperatura che potrebbe invece crollare drasticamente. Lo studio e' parte della campagna organizzata dall'Urban Green Council, un gruppo edilizio che vuole spingere i costruttori a raggiungere standard piu' elevati nell'edilizia. Secondo il gruppo, i grattacieli in vetro rappresentano un passo indietro a livello ambientale. E persino quelli piu' esclusivi come il 'Time Warner Center' a Columbus Circle o il modernissimo 'One 57' sulla 57ma strada sono stati realizzati con vetro sottile. Non si e' fatta attendere la replica di alcuni architetti e costruttori, secondo cui negli ultimi anni i grattacieli in vetro vengono costruiti con speciali rivestimenti che riflettono il calore. E grossi passi in avanti - affermano - sono stati fatti dal punto di vista dell'efficienza energetica.

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Investire in Italia? Ormai è più sicura persino la Colombia -linkiesta.it

L’Italia è più rischiosa della Colombia. Sembra paradossale, ma secondo l’Euromoney country risk (Ecr), il coefficiente di rischio-Paese calcolato dagli analisti di Euromoney, è così. «I rischi politici ed economici sono aumentati negli ultimi dodici mesi, spingendo al ribasso il voto complessivo», si spiega. Il punteggio di Roma lascia poco spazio all’ottimismo: 58,9 punti su 100. Un anno fa esatto era a 70,6 punti, circa 11 punti sopra la Colombia, che si attesta a quota 60. Un declino che sembra irrefrenabile.
Roma peggio di Bogotá? Strano, ma vero. Due volte al mese la rivistaEuromoney, fondata nel 1969 e fra i punti di riferimento per gli investitori istituzionali, pubblica gli aggiornamenti alla sua classifica dei Paesi più a rischio. E lo fa in base all’Ecr, che si compone di sette voci, ognuna con un peso diverso: rischio politico (30%), performance economica (30%), valutazioni strutturali (10%), indicatori sul debito (10%), rating creditizio (10%), accesso al finanziamento bancario (5%), accesso al mercato dei capitali (5%). Storicamente l’Italia era uno dei Paesi dell’eurozona più sicuri, ma con l’inizio della crisi tutto è cambiato.
Capire il motivo di questo declassamento non è difficile.L’incertezza politica aumenta sempre più all’avvicinarsi del 2013, anno in cui finirà il mandato del governo tecnico di Mario Monti. Come ha ricordato anche l’agenzia di rating Moody’s nell’ultimo downgrade del giudizio sul debito sovrano, portato a Baa2, l’instabilità del panorama politico dell’Italia può portare a un deragliamento della situazione. Inoltre, pochi giorni fa il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha spento ogni aspettativa di Palazzo Chigi, certificando che il Pil si contrarrà di 1,9 punti percentuali nel 2012 e sono in previsione altre revisioni al ribasso. Bassa crescita, elevato debito pubblico e lassismo nell’adozione delle riforme strutturali: sono questi i tre motivi principali per cui il giudizio sull’Italia è stato abbassato da Euromoney. A questo, si è poi aggiunto nelle ultime settimane il pericolo di un «deterioramento del clima politico-istituzionale tale da rallentare il Paese».
I problemi italiani hanno diversi effetti collaterali, soprattutto sui mercati finanziari. Sono crescenti le difficoltà di accesso ai mercati, a tal punto che il rischio è solo uno: la perdita di questo accesso. I problemi più evidenti sono quelli sul mercato obbligazionario, in cui l’Italia è ancora sotto pressione. Se a inizio giugno 2011 il tasso d’interesse sui titoli di Stato decennali era intorno quota 4,8%, oggi è sopra il 6 per cento. Due anni fa, il divario era ancora più marcato: l’Italia scendeva sui mercati promettendo un rendimento intorno al 4 per cento.
Sempre complicata anche la situazione degli istituti di credito italiani. Il costo del loro rifinanziamento sul mercato interbancario, come spiegano diverse analisi dei centri di ricerca delle banche internazionali, è ancora troppo elevato. Questo nonostante gli sforzi compiuti dalla Banca centrale europea (Bce), che fra dicembre e febbraio ha concesso l’apertura di linee di credito per oltre 1.000 miliardi di euro alle banche europee con le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-Term refinancing operation, o Ltro). E nonostante l’abbassamento al minimo storico del tasso di rifinanziamento, portato allo 0,75 per cento. Del resto, anche il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha rimarcato che «il cambiamento dei tassi d’interesse non ha avuto gli effetti sperati, né si è tradotto in immediati miglioramenti per l’economia reale». In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ha spiegato che i rischi dell’uso di questo genere di politica monetaria straordinaria non devono essere sottovalutati. Alla luce dell’insuccesso dell’ultimo taglio del costo del denaro, come detto da Noyer, bisogna evitare che si creino ulteriori squilibri.
Un altro parametro che ha contribuito a peggiorare la performance dell’Italia è stato il mercato dei Credit default swap (Cds). I derivati che proteggono dal rischio d’insolvenza di un emittente ora sono negoziati a circa 500 punti base. Vale a dire che il detentore di un titolo di Stato quinquennale del valore di 10 milioni di dollari deve pagare 500mila dollari l’anno per assicurare il suo bond contro il fallimento sovrano dell’Italia. Più o meno lo stesso livello che ha ora l’Irlanda, che veleggia intorno quota 540 punti base. L’unica differenza è che Dublino, al contrario di Roma, è stata salvata nel novembre 2010 con 85 miliardi di euro.
Euromoney non è la sola entità che pensa che l’Italia sia più a rischio della Colombia. Secondo una ricerca di Danske Bank, «le tensioni politiche italiane, unite allo scenario di un possibile peggioramento della crisi che sta vivendo l’Europa, stanno rendendo assai più interessanti gli investimenti in titoli di Stato dei Paesi sudamericani». Fra questi, anche la Colombia del presidente Juan Manuel Santos, il cui Pil crescerà del 4,7% secondo le stime del Fmi. Tutto un altro ritmo rispetto a quello dell’Italia.  
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mercoledì 5 febbraio 2014

Prezzi delle case in ascesa costante a Città del Messico: si compra in media a mille euro -casa24.ilsole24ore.com

Un mercato immobiliare in costante crescita, senza strappi eccessivi che possano lasciar presagire lo scoppio di una bolla. Città del Messico, la megalopoli da 20,4 milioni di abitanti (terza dopo Tokio e New Dheli e a parimerito con New York), prosegue la propria marcia in avanti, così come l'intero Paese americano che, pur appesantito dai pressanti problemi del narcotraffico, della corruzione e della sfiducia dei cittadini nei confronti del governo, segue il ritmo di una popolazione in crescita. Che non è solo crescita demografica, ma anche di potere d'acquisto, formazione di decine di migliaia di nuovi laureati qualificati l'anno e vivacità imprenditoriale.
La recente "Missione Messico" guidata dal premier Enrico Letta, che si è svolta a Città del Messico e nello Stato del Queretaro, affiancato dalle principale imprese nazionali, ha acceso i riflettori sul Paese americano considerato dagli Stati Uniti "la nuova Cina". E, dopo 24 anni che un premier italiano non si recava in Messico, Enrico Letta ha parlato di una vera scoperta e dei rapporti con il Paese come di «una priorità dell'Italia». 
«Il mercato immobiliare in Messico - spiega Martin Alvarez, responsabile Tecnocasa a Città del Messico - è molto ampio, in costante movimento. Siamo un Paese con un'economia in sviluppo, anche se va sottolineato lo scarso accesso al credito per le famiglie. Rispetto al 2012, i prezzi al metro quadrato a Città del Messico sono aumentati del 5,9 per cento». Secondo i dati delle agenzie Tecnocasa nella capitale dai 14.668 pesos (circa 840 euro al mq) dello scorso anno, si è passati agli attuali 15.867 pesos (circa 945 euro) per l'usato e a 22mila pesos (1.319 euro) per abitazioni nuove.
L'area più apprezzata si trova nel centro sud della capitale e il target dell'acquirente tipo appartiene alla classe media. La tipologia più compravenduta è il trilocale di 100 metri quadrati, mentre quella preferita da chi va in affitto è il bilocale di circa 80 metri. I tempi medi di vendita si aggirano sui 45 giorni. «Rispetto a qualche anno fa, le nuove costruzioni hanno subito una leggera contrazione – spiega Alvarez –. Bisogna però sottolineare che il Messico rimane comunque attivo da questo punto di vista, infatti sul territorio si trovano diversi cantieri edili, sopratutto nella zona centro-sud, e la maggior parte di essi riguarda progetti a destinazione residenziale». «Gli acquirenti - continua Alvarez - sono per la maggior parte messicani che acquistano l'immobile ad uso personale. Pochi quindi gli investimenti da parte dei residenti. La domanda immobiliare proviene in piccola parte anche da cittadini del Centro America».
Guardando agli affitti, il mercato è stabile e la domanda non ha avuto contrazioni. «Il rendimento è di oltre l'8% – continua Alvarez –. Il canone d'affitto per un appartamento di due stanze si attesta intorno ai 7mila pesos (circa 450 euro). Nell'immediato il mercato della casa rimarrà inalterato anche in forza della stabilità delle banche e delle istituzioni. Ci aspettiamo una crescita dovuta anche allo sviluppo economico che stiamo vivendo». In Messico Tecnocasa è presente dal 2000 e attualmente ha una rete di 23 agenzie di intermediazione immobiliare e quattro di mediazione creditizia Kìron, che coinvolgono in totale 170 professionisti.
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