sabato 29 marzo 2014

Non avete idee per Pasqua? Ecco qua il mio spunto alternativo per quest'anno -di Martina Carolo per www.luxuryandtourism.com


Buongiorno amici,
manca meno di un mese a Pasqua e scommetto che già tanti di voi sono alle prese in internet alla ricerca del weekend perfetto per decidere dove passarla.
Ok, se fosse così, significa che non facciamo parte di quel gruppo di fortunati che possiede una casa in giro per il mondo www.Luxury&Tourism.com 

Io però oggi consiglio a chiunque di prendere e partire per Siviglia. La città che ti accoglie con il sole, le palme e gli alberi ricchi di arance. Flamenco, azulejos e corrida, gli altri simboli. Ma durante la Semana Santa, non c’è luogo come questo dove ho visto e respirato una religiosità così vera e autentica. E’ una grande e unica festa che si svolge per le strade con l’odore dell’incenso che si mescola a quello della birra e dove le immaginette sacre diventano l’involucro di dolci caramelle.

Una grande emozione vedere sfilare, la statua della Virgen, tra le lacrime e le urla di gioia della gente. Farsi coinvolgere da un silenzio surreale quando invece a sfilare è il paso della Passione di Cristo. Un brivido potrebbe percorrervi la schiena intravedendo i nazarenos, con i loro cappucci colorati, che camminano a piedi nudi, in questo immenso tappeto fiorito.

Croce e delizia.

La delizia inoltre arriva quando trascorri un’ora e mezza nei banos arabes, tra idromassaggi, hammam e nettari d’ambrosia fuori dal tempo. Nelle strade di questa ex capitale moresca è facile incontrare ballerine di flamenco, artisti di strada gitani e cowboys andalusi.
Quest’anno sul calendario la Semana Santa sarà dal 13 al 20 aprile.

I volants e i pois sono gli elementi che più identificano la moda flamenca, ma è vero che è impossibile indossarli nella vita di tutti i giorni quindi sono gli accessori quasi sempre vistosi, enormi e barocchi dal fascino gitano ad averla vinta soprattutto da portare sia sui vestiti eleganti che sui classici jeans e camicetta.

Io adoro quelli di Artepeinas, enormi ma incredibilmente leggeri, creati con una tecnica ispirata al laccato giapponese, che ripropongono angoli di Siviglia e figure tratte da quadri celebri.


venerdì 28 marzo 2014

Immobiliare.it: Putin compra casa alla sua ex professoressa ucraina -Primapress.it

Il premier russo, Vladimir Putin si dà allo shopping immobiliare, ma lo fa a fin di bene. Pare, infatti, che abbia generosamente omaggiato di un appartamento la sua vecchia insegnante di tedesco, ormai 93enne, di origini ucraine ma che da anni vive in Israele, a Tel Aviv.
Di sicuro Mina Juditskaja Berliner, questo è il nome della ex docente, è stata un’insegnante speciale per lui considerando che, proprio grazie alle sue conoscenze in tedesco, l’attuale premier russo, negli anni ’80, si era guadagnato l’incarico come agente del KGB inviato a Dresda. Si potrebbe quindi veramente trattare di un modo per dire grazie (meglio tardi che mai!) a chi lo ha aiutato nella sua carriera.
I due si erano rivisti nel 2005 durante una visita di Putin in Israele e, in quella occasione, l’anziana insegnante aveva espresso al suo ex allievo il desiderio di comprare una casa nella sua città d’adozione, nella zona tra il mercato e la stazione centrale degli autobus, in centro. Così, dopo poco tempo, alla porta della professoressa ha bussato un funzionario russo che le ha fatto da guida nella visita a diversi appartamenti in vendita nella sua zona preferita. In pochi mesi le trattative sono state concluse e l’insegnante ha traslocato dall’appartamento dove viveva in affitto in una nuova casa di sua proprietà.
Il Cremlino ha confermato l’effettivo trascorso tra i due come insegnante e allievo, ma si è astenuto dal commentare la notizia del singolare regalo del Presidente alla sua cara docente. A chi ha chiesto alla Berliner come fosse Putin da scolaro, l’anziana donna ha risposto di ricordarlo come un alunno molto disciplinato e di poche parole. Un ragazzo preparato che, nonostante conoscesse tutte le risposte alle domande poste in aula, cercava sempre di astenersi da ogni tipo di intervento pubblico.
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Perchè i giovani se ne vanno dall'Italia? Ce lo spiega Daniel, 22 anni, gli ultimi dei quali trascorsi in Australia e Danimarca -di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism



Oggi intervisto Daniel Costa, 22 anni, vicentino. Daniel non ha terminato gli studi superiori, in compenso si è sempre dato da fare lavorativamente parlando. Prima come aiuto pizzaiolo e poi, da appassionato di informatica quale è, ha lavorato per due anni in un negozio di vendita e assistenza del bassanese. Due anni fa la decisione di partire senza qualifiche e con un livello di inglese quasi a zero, per provare a costruirsi un futuro all'estero.
Sei molto giovane ma hai già girato parecchio. Raccontaci in quali luoghi hai vissuto fino a ora e quali sono state le tue prime impressioni.

Ho vissuto 10 mesi in Australia girando molto. Prima Melbourne, poi Fremantle, un paese famoso nel Western Australia situato a circa 20 km da Perth. Infine, dopo un paio di settimane in una farm a Humpty Doo, vicino Darwin, sono tornato a Melbourne con un amico. Adesso sto rispondendo alle tue domande da Aars, un paese di 8-9000 abitanti situato nello Jutland settentrionale, in Danimarca. Vivo a casa di un amico da 4 mesi.

Passiamo alle prime impressioni: appena arrivato in Australia paragonavo tutto quello che vedevo con l'Italia e posso dirti che non ero arrivato solo dall'altra parte del mondo... ero atterrato in un altro mondo. Servizi eccellenti, burocrazia e tempi di attesa quasi inesistenti, organizzazione, cordialità delle persone, ordine (tranne venerdì e sabato notte), sicurezza sempre. Un bellissimo Paese con una qualità della vita molto alta. Avendo vissuto una bellissima esperienza, l'Australia è diventata il mio riferimento per futuri paragoni. La Danimarca è diversa sotto alcuni aspetti ma fondamentalmente posso dire di aver avuto le stesse prime impressioni, molto positive. Non sono rimasto stupito come in Australia perchè ora do molte cose per scontate. Comunque sono convinto che arrivando dal sistema italiano si hanno ottime impressioni più o meno ovunque.

Soffermiamoci sulla tua esperienza australiana. L'idea di trasferirti ti è venuta dopo averci ragionato su molto o hai colto al volo un'opportunità che ti si era presentata?

Avevo già intuito che c'era di meglio fuori e vedevo l'Italia sotto un occhio critico, grazie al mio lavoro. Quando stai a stretto contatto con il tuo capo, che è anche un grande amico, per 2 anni, "vivi" le sue stesse esperienze. Parti col sospettare e finisci col renderti conto che tutto funziona diversamente da come l'avevi immaginato fino a quel momento. Mi riferisco al lavorare in Italia e alla difficoltà di costruirsi qualcosa e, purtroppo, all'ignoranza seguita dall'accondiscendenza di troppe persone.

Una mattina un'amica mi dice "Vorrei andare in Australia e fare una grande esperienza. Tu andresti o perché non vieni anche tu?". Ho risposto di sì senza pensarci più di tanto. Ricordo che alla sera, appena tornato dal lavoro, ho detto:" Mamma, vado in Australia", così all'improvviso, dalla mattina alla sera. Sono convinto che sarei all'estero lo stesso adesso ma se non fosse stato per quell'amica, sarei partito molto dopo.

Quali sono state le difficoltà maggiori non appena arrivato in Australia?

Posso dirti che la difficoltà è stata una sola: l'inglese. Questo non vale solo per l'Australia ma per qualsiasi destinazione. Studiare ed imparare la lingua locale dev'essere il primo obiettivo ed è la difficoltà più grande. Per quanto riguarda i primi passi in Australia, non posso definirli vere e proprie difficoltà perché basta arrivare informati. Io prima di partire ho letto articoli e interviste su molti blog, ho visto video e verificato le informazioni sui portali ufficiali (cosa che consiglio sempre di fare perchè in giro si trovano tante false informazioni). E' molto importante informarsi bene, su internet è possibile trovare tutto se si ha voglia di cercare.

Quale è stato il tuo primo approccio col mondo del lavoro?

A causa del mio livello di inglese, ma anche di errori personali, ho faticato parecchio all'inizio. Sono arrivato a fare un colloquio con il supermercato Coles, la catena di fast food Hungry Jack's e un'azienda di pulizie ma sono sempre stato scartato per l'inglese. Dopo una parentesi di 6 giorni in una farm gestita da una famiglia australiana, (gli unici australiani disonesti che ho trovato in quasi un anno) ho trovato il primo lavoro come aiuto pizzaiolo in un ristorante italiano: in nero, sottopagato e con immancabili discussioni ogni volta che arrivava fine mese. Fortunatamente dopo un mese ho iniziato come lavapiatti in un grosso ristorante australiano. 

Questo è stato il mio primo approccio col mondo del lavoro. Purtroppo senza un buon livello di inglese (veramente buono e non scolastico) si inizia così e bisogna essere umili. Ci si trova davanti a situazioni ingiuste ma necessarie all'inizio, a meno che non si abbia una disponibilità economica illimitata. Io resto dell'idea che, comunque, a tutto c'è un limite. Il mio consiglio è: impegnatevi e cercate di migliorarvi sempre perché all'estero le opportunità ci sono veramente e vale la pena combattere per raggiungere i propri obiettivi.

Hai vissuto in Italia, Australia e Danimarca: quali sono i maggiori pregi di questi tre Paesi?
Senza dilungarmi troppo, ti dico la storia e la cultura per l'Italia, i servizi dell'Australia e la scuola di lingua gratuita per quanto riguarda la Danimarca.

Di cosa ti occupi ora?
Attualmente sono senza lavoro e mi sto impegnando per trovarne uno, bisogna insistere e non arrendersi mai. Sto cercando di migliorarmi giorno dopo giorno per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato. Ho creato un blog che è nato con l'idea di raccontare la mia esperienza ma che è stato un po’ trascurato: ora lo sto rilanciando con articoli guida chiari e semplici sui Paesi dove vivo o dove ho vissuto. Su Facebook ho creato una pagina che contiene moltissimi articoli e video interessanti sul vivere all'estero, tutti presi dai vari portali che seguo per passione. Invito tutti a dare un'occhiata e a mettere un mi piace se apprezzate. Infine, ho da poco aperto un canale su YouTube dove troverete video turistici, video guide e considerazioni fatte dal sottoscritto.


Dove ti vedi tra dieci anni? Sempre in giro per il mondo o in Italia?
Tra 10 anni sarò nel Paese che mi avrà colpito di più, dove mi sentirò meglio, a gestire una mia attività. Ti posso dire con assoluta certezza che quel Paese non sarà l'Italia.


DanielViaggi Facebook: http://www.facebook.com/danielviaggi
DanielViaggi Blog: http://www.danielviaggi.com



di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism

Immobiliare: quei ''gioielli'' pubblici difficili da vendere -asca.it

Una provocazione, più che una vera offerta: cento euro per la colossale caserma Masini, a Bologna. Pero' quest'esito beffardo di uno dei piu' imponenti e tormentati tentativi di privatizzazione demaniale - scrive Il Ghirlandaio (www.ilghirlandaio.com) non ha insegnato nulla, e in fondo non poteva accadere, al governo. Che, con il bando pubblicato ai primi di marzo e in scadenza il 6 maggio prossimo, ci riprova. L'Agenzia del Demanio e' infatti tornata a offrire in asta sul mercato, a offerta libera, qualche ''gioiello'' del patrimonio immobiliare pubblico. In vendita sono stati posti cinque beni di proprieta' statale situati in Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Veneto, attraverso la procedura telematica delle aste online. Celebre e imponente il Castello di Gradisca D'Isonzo a Gorizia, sei edifici dal grande valore storico-architettonico; in Puglia, a Taranto, l'Ex Convento S. Domenico Maggiore Monteoliveto, realizzato nella prima meta' del 1600 e costituito da quattro piani e un'ampia corte centrale; a Loreto (Ancona), e' in vendita un edificio storico, denominato ''Casa Nappi'', situato in prossimita' del Santuario Mariano; e uno stabile situato nel centro storico a Trieste. Infine, un'isola: ovvero, il bando prevede la cessione per 99 anni della proprieta' superficiaria dell'Isola di Poveglia a Venezia, costituita da tre isole molto vicine, due delle quali collegate da un ponte. Situato nella Laguna Sud, di fronte al Lido di Venezia, il complesso di isole presenta numerosi fabbricati da recuperare, dal grande valore storico e architettonico. Ma le stime sulla consistenza dei possibili introiti di tanto patrimonio - osserva Il Ghirlandaio - sono demoralizzanti: la gara e' a offerta libera, ma il range entro il quale i consulenti del Demanio hanno ipotizzato il ricavo si limita a 2-4 milioni di euro. La ragione di una valutazione cosi' bassa e' tutta nella necessita' di fare investimenti molto imponenti per poter adattare i beni alle nuove destinazioni. Investimenti per decine di milioni di euro su ogni immobile. Le nuove destinazioni, peraltro, per poter essere autorizzate avranno bisogno di superare la solita, estenuante corsa a ostacoli burocratico-procedurale che rende queste procedure incerte e costose. I futuri proprietari privati di questi ''gioielli'' dovranno insomma dapprima sborsare i soldi necessari per acquistarli, poi altri per progettarne il reimpiego, poi attendere e finanziarie l'incerto e lungo iter per le autorizzazioni, infine eseguire le ristrutturazioni e solo alla fine di questo lunghissimo processo potranno sperare di mettere a reddito i loro soldi. Ecco perche' in concreto non e' facile trovare soggetti disponibili. Discorso analogo - prosegue Il Ghirlandaio - per alcuni, imponenti progetti di dismissioni annunciati dagli enti locali, primo fra tutti il Comune di Roma: Il sindaco Ignazio Marino ha parlato di ''circa 600 immobili pronti a essere venduti. In queste ore incontrero' alcune delle societa' immobiliari e da queste dismissioni vorrei ricavare 280 milioni''. Un sogno o un progetto realizzabile? Il mercato residenziale e' pronto ad assorbire immobili ad uso abitativo, purche' sfitti, perche' al contrario - come insegnano le interminabili procedure di privatizzazione delle case popolari, impantanate da anni anche a Roma - solo chi ci abita e' disposto ad acquistare una casa del demanio comunale, purche' a prezzi stracciati. Certo, qualcosa di positivo sta accadendo, in generale, sul mercato immobiliare italiano: se uno come George Soros, che sull'Italia ha sempre scommesso al ribasso, ha deciso di rilevare il 5% di Igd Siiq, societa' immobiliare controllata dalle Coop che possiede le mura di decine di supermercati, sarà pur sempre un segnale positivi, per esempio del fatto che il mercato e' visto al suo minimo, e quindi naturalmente vicino a una naturale ripresa. Ma l'offerta di prodotto accessibile e utilizzabile, pronto ad essere messo a reddito, e' abbondantissima - conclude Il Ghirlandaio - e assorbirà molta cassa prima che ne resti di disponibile a confluire verso le privatizzazioni immobiliari.

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giovedì 27 marzo 2014

Architetti-sindacati: riqualificare edifici per ripresa -a-realestate.it

Riaprire i cantieri della riqualificazione del patrimonio edilizio e delle città è la strada prioritaria per tornare a creare lavoro, agganciare la ripresa e dare risposta ai problemi delle famiglie, sfruttando le opportunità dalle risorse previste dalla programmazione europea 2014-2020 proprio per l'efficienza energetica e le aree urbane. La pensano così gli architetti italiani - con l'Ordine di Roma e il Consiglio Nazionale - e le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil che hanno firmato oggi a Roma il Protocollo d'Intesa sulla promozione della cultura del progetto sostenibile e dell'efficienza energetica, per la valorizzazione delle professioni e dei lavori green. Il Protocollo prevede, inoltre, la realizzazione di progetti di formazione e di divulgazione dei criteri di efficienza e contenimento energetico per il patrimonio edilizio pubblico e privato e per la riqualificazione, la rigenerazione, la valorizzazione e l' efficientamento energetico delle trasformazioni urbane e la riqualificazione statica e strutturale del patrimonio edilizio esistente. 

Investire nella rigenerazione urbana sostenibile e nelle città - che da oltre venti anni sono state private di interventi di valorizzazione rappresenta per Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil "una opportunità di promozione e di rinnovamento delle modalità di produzione, di crescita di lavoro qualificato ed innovativo anche per contribuire al riposizionamento dei professionisti, dei lavoratori e delle imprese italiane nello scenario economico nazionale, europeo ed internazionale". Per gli architetti italiani "le politiche di rigenerazione urbana sostenibile sono un'irripetibile ed improrogabile occasione per stimolare concretamente la riqualificazione architettonica, ambientale, energetica e sociale delle città italiane che può essere realizzata attraverso la trasformazione delle città ed il risparmio energetico". Tra le finalità del Protocollo anche quelle di predisporre percorsi formativi e di alta specializzazione per i professionisti e i lavoratori del settore e di riconversione professionale e di promuovere presso le Amministrazioni comunali l'adozione di regolamenti edilizi sostenibili, nonché presso gli enti territoriali l'adozione di strumenti di programmazione territoriale e finanziaria e di pianificazione sostenibile. 

Nel Protocollo viene anche indicato l'obiettivo di promuovere la diffusione e l'utilizzo di materiali eco-compatibili coniugati all'innovazione tecnologica nella progettazione ed esecuzione degli edifici il tutto per migliorare la qualità ambientale dei contesti territoriali e urbani oltre che l'impiego efficace ed efficiente delle risorse e delle conoscenze per la promozione, la diffusione della cultura del progetto sostenibile. Viene anche richiamato l'impegno - nell'ambito dei rispettivi obiettivi istituzionali - verso il recupero, la riqualificazione statica e strutturale del patrimonio edilizio pubblico e privato esistente, la valorizzazione immobiliare attraverso il risparmio e l'efficienza energetica, massimizzando gli effetti positivi sull'ambiente. 

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I norvegesi fanno rotta sulla Ville Lumière -casa24.ilsole24ore.com

Il fondo pensione del Governo norvegese, il maggiore fondo sovrano al mondo, sta per acquistare il complesso retail-uffici Le Madeleine a Parigi dal fondo statunitense BlackRock. Il controvalore della transazione - relativa a 11.700 mq di spazi retail e 17.300 mq di uffici affittati tra gli altri a Chanel e Visa - dovrebbe aggirarsi intorno ai 425 milioni di euro, come riportano oggi alcuni media francesi.
L'operazione porterebbe nelle casse di BlackRock, che aveva dato mandato a novembre a JLL e Catella di trovare un acquirente, un capital gain pari a 50-100 milioni di euro. BlackRock aveva acquisitio il complesso nel 2009 a un prezzo relativamente conveniente (210 milioni di euro) dato che il venditore Hammerson aveva problemi di liquidità.
Norges Bank Investment Management, la divisione della banca centrale che gestisce il fondo pensione da 600 miliardi di euro, è arrivata a poter negoziare in esclusiva l'acquisto sbaragliando la concorrenza di almeno una trentina di gruppi internazionali. L'operazione ha un importante significato: Parigi nel panorama europeo rimane una piazza di investimento interessante per il real estate, seconda solo a Londra.
Già a settembre il fondo sovrano norvegese aveva dichiarato di voler incrementare gli investimenti nel real estate. E dopo poche ore aveva annunciato l'acquisizione del 45% della Times Square Tower a Manhattan. A vendere per 684 milioni di dollari (518 milioni di euro al cambio attuale) è stata Boston Properties, il maggiore Reit statunitense, che aveva messo sul mercato a giugno 2013 l'intero immobile, ma che invece ha deciso di mantenere – o è stato costretto - la proprietà del 55% del complesso uffici.
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Le case e l'estero. Gli italiani hanno immobili per 23 miliardi -ilmessaggero.it


Ammonta a circa 23 miliardi di euro il patrimonio immobiliare all'estero dei cittadini italiani mentre i soggetti che risultano aver dichiarato attività finanziarie detenute all'estero sono circa 130.000 per un ammontare di 28 miliardi di euro. E' quanto emerge dalle dichiarazioni delle persone fisiche (Irpef), relative ai redditi 2012, pubblicate oggi dal Dipartimento delle finanze, che ha rilevato un reddito medio degli italiani è sotto quota 20mila euro. I redditi da fabbricati soggetti a tassazione ordinaria, pari a 21,2 miliardi di euro, subiscono una contrazione del 40% per effetto della non imponibilità nel 2012 dei redditi degli immobili non locati (6,8 miliardi di euro) e del reddito da abitazione principale (8,7 miliardi di euro). I redditi da fabbricati di immobili locati soggetti alla cedolare secca dichiarati da più di 765 mila soggetti, presentano un incremento del 38% (per l'aliquota al 21%) e del 44% (per l'aliquota al 19%).

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Immobiliare: Nomisma, ripresa compravendite stenta a decollare -ilghirlandaio.com

“Il timido ottimismo che si era diffuso sul finire del 2013, in riferimento alle prospettive del settore immobiliare, ha trovato solo parziale riscontro nelle effettive dinamiche registrate. L’attesa interruzione della flessione delle transazioni di unità immobiliari, sia residenziali sia di impresa, non ha avuto luogo e nonostante la revisione dei prezzi, l’entità degli sconti e l’evidente eccesso di offerta, la ripresa delle compravendite stenta a decollare”. E' quanto si legge nell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare, marzo 2014, curato da Nomisma e relativo a 13 città intermedie (Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona).
 
L’incertezza che caratterizza l’attuale congiuntura economica e le strategie allocative del sistema bancario, espongono il settore immobiliare a fluttuazioni all’interno di un quadro che, in alcune sue componenti, si mostra in tendenziale miglioramento. Per Nomisma, nell’orientamento delle dinamiche future si conferma decisivo il peso della componente creditizia; ad un persistente incremento delle richieste di finanziamento continua a contrapporsi una gestione dell’offerta, nella maggior parte dei casi, ancora attenta e selettiva. La “pulizia” dei bilanci bancari appare un passaggio ineludibile per un maggior sostegno all’economia reale. Lo scenario di parziale ripresa delle erogazioni, seppure su livelli imparagonabili ai picchi pre-crisi, appare coerente con il percorso di “normalizzazione” recentemente avviato.
 
Se sul versante dei valori emergono indicazioni controverse, che non consentono di escludere una nuova ondata recessiva, su quello delle transazioni gli elementi disponibili inducono a ritenere ormai intrapreso un cammino di graduale risalita, che si preannuncia comunque lento e non privo di insidie. Si legge nel Rapporto: “Le quasi 404 mila compravendite di unità abitative del 2013 rappresentano il punto più basso di una curva, la cui tendenza, dopo il flesso di questi mesi, assumerà un’inclinazione progressivamente più spiccata senza, tuttavia, consentire fino al 2016 il superamento della soglia delle 500 mila transazioni, fino ad un paio di anni fa ritenuta incomprimibile”. Se nei maggiori mercati italiani qualche segnale di cambiamento si è manifestato nel corso della seconda metà del 2013, anche nei 13 mercati intermedi si scorgono i primi segnali di inversione del ciclo, che possono essere ragionevolmente ascritti ai primi mesi dell’anno in corso. Le compravendite di immobili hanno subito una forte contrazione nel 2012, alla quale ha fatto seguito un nuovo calo, di entità decisamente minore, nel 2013. Si tratta di una tendenza comune a tutti i mercati urbani, sia metropolitani sia provinciali.
 
Negli ultimi cinque anni in Italia il mercato delle compravendite si è ridimensionato del 41% nel settore residenziale (vale a dire 280.900 transazioni in meno, mediamente 56.200 all’anno) e del 46% per quello degli immobili destinati al terziario e al commercio. La lettura d’insieme è di progressivo esaurimento della forte spinta recessiva e di graduale stabilizzazione del mercato su quantità che, rispetto al periodo pre-crisi, si sono ridimensionate tra il 40-50%. Se all’interno del segmento residenziale dei maggiori mercati è possibile percepire l’interruzione della tendenza negativa, nei 13 mercati intermedi si percepisce una debole inversione di segno. In un mercato in cui è notevolmente cresciuto il peso della componente opportunistica, a scapito di quella long term, il segmento della locazione evidenzia dinamiche più positive: il settore delle abitazioni nei grandi mercati registra una stabilizzazione dal punto di vista dei contratti stipulati, mentre nei 13 mercati intermedi i segnali sono ancora una volta più deboli. In conclusione, si può proporre anche per i 13 mercati intermedi la lettura di un “timido miglioramento”, precisa Nomisma.

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mercoledì 26 marzo 2014

Affittuario vive per 15 anni in un appartamento di 1,56 metri quadri: denunciata la proprietaria -l'huffington post

Un metro e mezzo per vivere, precisamente 1,56 metri quadrati: questa la superficie abitabile concessa a un uomo per vivere a Parigi in cambio di un affitto di oltre 330 euro al mese. Condannati dal tribunale il proprietario e l'agenzia che hanno perpetrato questo sfruttamento per 15 anni contro l'affittuario, che alla fine li ha denunciati.
Il proprietario e l'agenzia sono stati condannati al pagamento di 10.000 euro al danneggiato. L'uomo ha vissuto nell'angusto spazio senza doccia né water, ma con un semplice lavandino. La superficie reale della monocamera mansardata è di circa 4 metri quadrati, ma ai sensi della legge vigente non supera 1,56 m2 di abitabilità. Secondo un decreto legge del 2002, qualsiasi alloggio deve avere una superficie abitabile di almeno 9 m2 e un'altezza del soffitto di almeno 2,20 metri.
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Portogallo in "pole" nel dare residenza a chi compra casa -casa24.ilsole24ore.com

A velocità diverse ma i Paesi del Mediterraneo sembrano aver scelto la chiave per rilanciare un settore delicato e decisivo come il real estate: si tratta dell'offerta di un permesso di soggiorno per chi compra immobili sopra un certo valore, di solito 500mila euro.
In ordine sparso ma l'iniziativa è già stata adottata da Portogallo, Spagna, Grecia e Cipro, i Paesi che sono stati colpiti in modo più duro dalla crisi e che cercano di ritrovare fascino tra gli investitori internazionali offrendo la possibilità di vivere, con la famiglia, nell'area economica europea. Per ora dall'elenco manca l'Italia ma l'opinione del responsabile per Europa, Africa e Medio-Oriente di Christie's Real Estate International, Joachim Wrang-Widén, è che "sarebbe un'ottima idea per rilanciare il settore e aumentare l'appeal degli immobili italiani, anche perché l'Italia era una grande destinazione ma non ha ridotto i prezzi e altri Paesi sono ripartiti meglio attirando investimenti grazie ai valori ridotti come la Spagna. Da voi i prezzi sono ancora troppo alti per il mercato internazionale e questo potrebbe in parte compensare".

Gli esiti dell'iniziativa sono diversi per i vari Paesi, anche perché sono diverse le regole.
Il primo a partire è stato, già lo scorso anno, il Portogallo che ha messo come limite inferiore per l'investimento immobiliare 500mila euro. Un acquisto di importo pari o superiore a questo permette di avere a un visto di residenza annuale che può essere rinnovato fino al quinto anno, dopodiché si ha diritto a chiedere il visto permanente, che potrà poi trasformarsi in cittadinanza, a patto di passare almeno 14 giorni l'anno nel Paese. Per ora Lisbona ha già emesso 318 Golden visa, di cui il 75% verso cittadini cinesi, e programma di emetterne altri 400 ogni anno, anche perché in un anno di attività il meccanismo ha attirato investimenti per 250 milioni di euro. Molto simile anche il modello spagnolo, partito però appena due mesi fa, che prevede sempre un investimento iniziale di 500mila euro, ma ha differenze negli anni successivi per l'ottenimento del visto permanente e della cittadinanza per i quali occorrono infatti almeno dieci anni nei quali è necessario risiedere nel Paese per almeno metà dell'anno.
La cifra si abbassa invece in Grecia: con appena 250mila euro infatti si compra casa e si ottiene un visto valido per cinque anni, mentre per un visto di tre anni rinnovabile a Cipro si devono spendere almeno 300 mila euro.
"Sicuramente il Paese che sta sfruttando di più questo meccanismo è il Portogallo - analizza Wrang-Widén - perché è partito prima e ha promosso bene il progetto,sfruttando anche i legami culturali con Nazioni come il Brasile e il Mozambico, inoltre il processo per la pratica è molto rapido, appena 45 giorni. La Spagna invece è appena partita ma potrebbe fare anche meglio utilizzando questo canale per smaltire il grande stock di abitazioni invendute. Per quanto riguarda la Grecia i problemi sono invece legati alla burocrazia perché il processo non è semplice, ma di recente il premier ha presentato l'iniziativa in Cina e le vendite potrebbero interessare in particolare le isole. Cipro invece ne ha beneficiato molto, soprattutto grazie ai russi, fino alla crisi delle banche dello scorso anno per poi subire una brusca frenata e ora vedere una buon interesse dei cinesi".

Ma chi sono i compratori? "C'è molto interesse da Russia e Cina - spiega Wrang-Widén - ma anche da Usa e Indonesia. Si tratta prevalentemente di persone ricche che vengono in Europa per aprire business o far studiare i figli. Per ora c'è poco interesse da parte dei Paesi arabi perché la classe dirigente può comprarsi tutto senza bisogno di questi programmi ma non esiste una classe medio-alta che rientri nei parametri".

Per l'esperto di Christie's rappresenta una buona opportunità, ma per farla funzionare è necessario ridurre la burocrazia e lavorare di sistema coinvolgendo governo, agenzie immobiliari, avvocati e notai, facendo pubblicità nei paesi di destinazione. I vantaggi non sarebbero solo per il settore immobiliare ma si estenderebbero agli altri settori perché spesso questo tipo di progetti è la base per aprire un'attività e far crescere l'economia.

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Salva Roma, la capitale mette in vendita 600 immobili. E' corsa all'affare nelle vie del centro -ilghirlandaio.com

Il comune di Roma mette in vendita 600 immobili per provare a rimettere in sesto il disastrato bilancio della capitale. Da queste dismissioni si vogliono ricavare circa 280 milioni di euro.Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha già incontrato diverse tra le più importanti società immobiliari attive sul mercato per trattare la vendita degli immobili più interessanti. Tra questi l'ex sede della polizia municipale: un intero palazzo nel cuore delle vie dello shopping capitolino, in via dei Montecatini angolo via del Corso. Già occupata lo scorso ottobre dai movimenti per il diritto all'abitare, dalla vendita di questo stabile, fanno sapere fonti de Il Ghirlandaio, il Comune si aspetta di ricavare almeno 10 milioni di euro, “ma si punta ad ottenere di più. E' una occasione da non lasciarsi sfuggire, siamo sicuri ci sarà la coda per acquistarlo”. Trattandosi comunque di cubature importanti, i possibili acquirenti hanno un identikit ben preciso: diversi tra i grandi marchi dello shopping potrebbero essere interessati all'acquisto e lo dimostrano “le continue chiamate agli uffici del Comune da parte delle diverse agenzie immobiliari per sapere quando uscirà il bando”. Secondo quanto risulta a Il Ghirlandaio il bando potrebbe essere presentato già la prossima settimana.
Ormai il Campidoglio ha già censito circa l'80 per cento del patrimonio immobiliare della Capitale e questi 600 immobili sono tutti pronti per essere messi sul mercato. Di questi, circa la metà sarebbe ad uso residenziale di cui un terzo si trova in zone di pregio della capitale, in pieno centro storico: nei pressi delColosseo, a Trastevere, in zona Prati e Borgo Pio. Della vendita se ne sta occupando una delibera che modifica la precedente deliberazione dell’Assemblea Capitolina n.43 del 2012 che si proponeva di alienare una grande quantità di immobili, ma che non ha avuto alcun seguito non avendo prodotto la vendita neanche di una unità. Dall’Assessorato al patrimonio del Campidoglio si prevede di chiudere tutta l'operazione di dismissione entro la fine di aprile.

Criteri di vendita
La nuova delibera rivede radicalmente i criteri di vendita degli immobili introducendo importanti misure di salvaguardia sociale. E’ stato infatti corretto l’elenco da alienare eliminando gli stabili che presentavano delle criticità e introducendo una serie di edifici non residenziali e liberi che permetteranno una più rapida e consistente dismissione di una parte del patrimonio riportato in elenco.


Alloggi non Erp
Per quanto riguarda i criteri previsti per gli immobili residenziali - spiegano dall’assessorato capitolino al patrimonio - è bene specificare che si tratta esclusivamente di alloggi non ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e, nella quasi totalità dei casi, si tratta di singoli appartamenti in condomini prevalentemente privati. E’ prevista una clausola di salvaguardia per le fasce sociali più deboli, ovvero quelle comprese entro il reddito dei 28.000 euro/anno: in questi casi, se chi abita nell’alloggio da alienare non intende esercitare l’opzione all’acquisto, è garantita la permanenza alle stesse condizioni attuali, e dunque l’alloggio non sarà messo in vendita. Le fasce di reddito superiori a quella soglia e variabili, in funzione dei componenti per nucleo familiare, dai 30.000 ai 42.000 euro/anno (i limiti di reddito previsti si aumentano di 3000 euro/anno in presenza di portatore di handicap grave) alla scadenza del contratto, in caso di impossibilità ad acquistare l’abitazione, possono stipulare un nuovo contratto di 4 + 4 anni. Per tutti i residenti in regola, che possono esercitare un diritto di prelazione sull’acquisto dell’immobile, è previsto uno sconto del 30% rispetto alla stima di valore dell’immobile, con espresso divieto alla vendita per i successivi 5 anni. Gli altri immobili andranno all'asta a prezzo di mercato.


Immobili non residenziali
Per quanto concerne l’alienazione degli immobili non residenziali e liberi in elenco, è prevista un’asta pubblica: in caso di immobili con contratti in essere, invece, chi è in affitto avrà diritto di prelazione sulla migliore offerta pervenuta all’asta pubblica. Saranno salvaguardate le botteghe storiche, che non fanno parte degli elenchi e non saranno cedute. L’importo previsto in via prudenziale dalla vendita, pari a 247 milioni di euro, si precisa che sarà destinato al 100% alla rigenerazione e al recupero del patrimonio a fini abitativi e alla realizzazione di nuova edilizia residenziale pubblica. Quindi, sottolineano sempre dall’Assessorato al Patrimonio, non si tratta di un’operazione per fare cassa. Dopo l’approvazione della delibera, gli uffici comunali procederanno all'organizzazione delle procedure di gara che decolleranno nel giro di qualche settimana dall'approvazione del provvedimento, quindi presumibilmente entro la primavera. Gli introiti finali che il Campidoglio ha previsto - 247 milioni di euro - potrebbero però subire delle variazioni visto che gli immobili saranno venduti all'asta e quindi sul mercato potranno essere aggiudicati ad un prezzo superiore o inferiore alle iniziali stime, anche a seconda dellalocation e delle condizioni in cui si trova il singolo immobile.


Affitti, Campidoglio:" Prezzi saranno adeguati a mercato"
Gli immobili che il Campidoglio vuole vendere al momento sono affittati a prezzi al di sotto della media di mercato. Quelli di mercato mediamente sono affittati a 200 euro al mese e producono un reddito pari a circa 60mila euro l'anno. Quelli non residenziali a circa 4-500 euro e producono un reddito annuo complessivo di circa 130mila euro. Prezzi inferiori, dunque, a quelli di mercato, vigenti in forza di vecchi contratti di locazione, anche in zone di assoluto pregio come via del Colosseo, largo Corrado Ricci, Trastevere, Prati, Borgo Pio, dove il Comune ha in locazione almeno un centinaio degli immobili che saranno messi all'asta. I prezzi degli affitti, nel caso in cui non avverrà la vendita, “saranno adeguati a quelli di mercato”, assicurano dagli uffici del Comune.


Immobili occupati
La quasi totalità degli immobili che il Campidoglio vuole mettere all'asta è già occupato e con contratti di locazione molto datati, con residenti in buona parte anziani. Oltre la metà degli immobili occupati, inoltre, ha un'azione stragiudiziale pendente: in larga parte si tratta di procedure di sfratto a carico di inquilini morosi. Gli uffici capitolini tengono a precisare che le azioni stragiudiziali riguardano morosità, occupazioni senza titolo, locazioni da regolarizzare e, in alcuni casi, anche inquilini che hanno fatto causa al Comune per irregolarità varie. Si tratta di elementi che, in tema di vendita, giocheranno senz'altro a sfavore delle quotazioni.

Un patrimonio immobiliare, dunque, che costa al Campidoglio alcuni milioni di euro di mancati incassi.

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Il richiamo del mattone extra-lusso: ecco dove si sta riaccendendo l'interesse per le abitazioni a 6 zeri -casa24.ilsole24ore.com

Secondo le rilevazioni del Centro Studi di Casa.it nei primi tre mesi del 2014 in città come Roma, Milano, Torino, Firenze e Napoli sono emersi interessanti segnali di risveglio della domanda indirizzata al segmento più lussuoso ed esclusivo del mercato immobiliare: quello delle grandi metrature a uso abitativo affacciate sulle vie più prestigiose e centrali.

Di primo acchito, questo rinnovato interesse per il "mattone di lusso" può sembrare in aperta contraddizione rispetto alla crisi economico-finanziaria nazionale, al credit crunch e all'andamento costantemente in calo del mercato immobiliare. Va detto, però, che questo risveglio d'inizio primavera è stato stimolato da fattori come la discesa dei valori che ha interessato le abitazioni di lusso per tutto il 2013, con un decremento medio che è andato dal -4,5% a punte del -7% per le unità immobiliari da ristrutturare radicalmente, aprendo così opportunità di investimento per una fascia di potenziali acquirenti che, in ogni caso, non hanno particolari problemi a staccare assegni a 6 zeri. Tutto questo, tuttavia, non spiega completamente il motivo per cui nel giro di 12 mesi (marzo 2013 / marzo 2014) la richiesta di abitazioni di lusso sia cresciuta in percentuale assai più dell'offerta solo in talune strade di alcune tra le principali città italiane.
Con l'aiuto dei dati di Casa.it è possibile passare in esame, città per città, le strade in cui maggiormente si è concentrata la ricerca degli immobili di alta e altissima gamma.
ROMA 

Nella Capitale, che con quota del 28% circa è al primo posto tra le principali città italiane per numero di compravendite residenziali effettuate, il 2013 si è chiuso con un calo degli scambi del 7,3%, che ha toccato inevitabilmente anche il settore delle abitazioni del lusso. I prezzi delle abitazioni di lusso negli ultimi 12 mesi, infatti, sono scesi in media del 3,6% .
Lo scarto tra la crescita dell'offerta e quella della domanda in aree di assoluto prestigio come Via Barberini, Via di Ripetta, Piazza di Spagna, Piazza Navona, Via Condotti e Piazza del Popolo, tuttavia, è tra i 2 e i 3 punti percentuali a favore della seconda. 
A Piazza di Spagna, ad esempio, la domanda è cresciuta in un anno del +4,3% contro il +1,3% dell'offerta; questo benché le quotazioni del nuovo/ristrutturato di lusso - calate del 3,9% nel periodo - siano attestate mediamente a 20.500 Euro al metro quadro, che scendono a 19.000 nel caso di immobili da ristrutturare.

MILANO 

Nella capitale della moda e della finanza il 2013 si è chiuso con un aumento degli scambi del 3,4% dopo anni di segni meno. Delle 15.140 abitazioni compravendute nel 2013, circa il 10% facevano parte del segmento "lusso" sulla base dello storico degli ultimi dieci anni. Anche nel cuore del capoluogo lombardo è emersa la tendenza, diffusa ma non omogenea, a un risveglio della domanda specifica per l'immobile di lusso superiore alla crescita dell'offerta. Il trend si è manifestato in tutta evidenza in aree come Corso Magenta, Corso Garibaldi, Fiori Chiari/Madonnina, Pontaccio/Solferino, Moscova/La Foppa e San Babila. In Corso Magenta, in particolare la differenza tra la crescita della domanda e quella dell'offerta è del +2,6% (5,8% vs. 3,2%) a fonte di valori medi di vendita al metro quadro per il nuovo/ristrutturato di 8.450 euro ( -4.4% rispetto al marzo 2013) .

TORINO 

Anche a Torino la domanda specifica per abitazioni di lusso in determinate aree è cresciuta rispetto a marzo 2013. In particolare, nella zona compresa fra Piazza Cavour e Piazzetta Maria Teresa, non lontano dal Lungo Po in direzione Piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre, la domanda di abitazioni di grande metratura inserite in palazzi di fine ‘800 è salita in un anno del 4,7%, superando la quota di abitazioni in offerta con caratteristiche pari o simili, cresciuta nello stesso periodo del 2,2%.

FIRENZE 

Firenze da sempre ha un mercato delle abitazioni di pregio molto particolare, essendo una delle città d'arte che attira non solo investitori italiani, ma anche stranieri. 
In questi primi mesi del 2014 i quartieri di Bellosguardo, Fiesole e Pian dei Giullari sono quelli che hanno fatto registrare il maggior aumento di richieste specifiche per immobili di lusso, tutti valutati ben oltre il milione di euro. A Fiesole, in particolare, l'incremento di interesse per le abitazioni di lusso è stato del 3,8% contro un aumento negli immobili messi in vendita del 3,2%.

NAPOLI 

Il mercato del lusso di Napoli negli ultimi 3 anni è stato decisamente in tono minore, rispetto a qualche anno fa, quando gli scambi a cifre superiori al milione di euro erano frequenti. 
La zona di Napoli che resta al top delle quotazioni è sempre la collina di Posillipo, dove i valori medi si aggirano intorno ai 10/11.000 euro al metro quadro. In termini di maggior crescita della domanda rispetto all'offerta, invece, gli scarti maggiori sono stati registrati nelle zone di Piazza del Gesù/Santa Chiara (+4,3% vs+1,5%) e Chiaia/Caracciolo/Sauro (+5,3% vs+2,7%).

Il commento di Casa.it 

«La vivacità della domanda nella fascia più alta del mercato immobiliare residenziale è un fatto interessante e positivo, ma non va estrapolato dal suo contesto di riferimento per non incorrere in false interpretazioni ed entusiasmi fuori luogo», commenta Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it. «Il mercato delle abitazioni di lusso - aggiunge - nelle nostre città più importanti non ha retto bene l'urto della crisi, come testimonia la flessione generalizzata che si è verificata nel valore degli immobili. Allo stato attuale, mi sembra prematuro affermare che il rinnovato interesse sia il segnale di un ritorno alla fiducia negli acquirenti italiani ed esteri».

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martedì 25 marzo 2014

Spazi direzionali: sulla piazza di Istanbul continua la corsa del mattone -casa24.ilsole24ore.com


A guidare il mercato degli uffici a Istanbul sono acquirenti che occupano poi l'immobile. È quanto emerge da uno studio di Cushman & Wakefield, che ha registrato nel 2013 un valore pari a 250mila metri quadrati di nuova occupazione.
La metà delle transazioni che si sono registrate nella città turca lo scorso anno è stata realizzata in questi termini. Resta forte anche la domanda da parte di tenant che cercano spazi direzionali. In particolare è aumentata in maniera significativa la richiesta di spazi di grado A. Lo stock di questa tipologia di uffici ha raggiunto a Istanbul i 3,4 milioni di metri quadrati a fine 2013, secondo la società di consulenza JLL. In crescita è soprattutto la parte asiatica della città. È salita però la vacancy rate al 6%, dal 4,5% di fine 2013, per via della ultimazione di molti nuovi complessi. Oggi a Istanbul ci sono circa 1,9 milioni di mq di uffici in costruzione, 687mila mq sulla sponda asiatica.
I settori bancario e finanziario sono quelli che hanno affittato la fetta maggiore di spazi direzionali, il 42% delle transazioni che hanno abbinato affitto e acquisto. Seguono società di tecnologie e servizi, con spazi pari a 10mila mq. Gli affitti sono rimasti pressochè stabili: i canoni di livello prime si aggirano intorno a 35 euro al mq al mese.
In forte espansione è anche il segmento retail, che da tempo vive una fase molto vivace in Turchia. Gli investmenti nel segmento shopping center sono stati pari a 310 milioni di dollari lo scorso anno. Un paragone anno su anno mostra un raddoppio vero e proprio delle nuove aperture. Per il 2018 sono attesi 160 metri quadrati ogni mille abitanti nel Paese. C&W si aspetta che il numero di shopping center arriverà a 440 nei prossimi cinque anni. A fare la parte del leone sono shopping center di ultima generazione come Emaar square (da 150mila mq di Gla), Mall of Istanbul (sempre da 150mila mq) e Akasya Acibadem (circa 90mila mq).
Molto attivo è stato l'interesse dei retailers internazionali. L'apertura dello Zorlu center, dove è appodata anche l'italiana Eataly, ha richiamato molti marchi. Nel 2014 la Gla (gross leseable area) dovrebbe raggiungere quota 11,38 milioni di metri quadrati. I canoni per le proprietà del segmento prime sono così saliti nel Paese a 85 euro al mq al mese, secondo JLL.
Quali sono i dati sull'economia? Il Pil, secondo quanto ha annunciato il Governo turco, salirà del 4% nel 2014. La fiducia dei consumatori è pressoché stabile, in aumento invece la disoccupazione al 10,6% di gennaio 2014 dall' 8,8% di giugno 2013.
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