venerdì 14 marzo 2014

Storie di vita. Vivere a Sharm lontano dal periodo del turismo di massa, per assaporare meglio il paradiso terrestre - di Giorgia Perbellini per LuxuryandTourism




Oggi intervisto Marco, milanese che vive a Sharm El Sheik da qualche anno. Marco ci racconta come si vive in un Paese musulmano tradizionalista ma allo stesso tempo aperto -grazie al turismo-.
Da quanto tempo vivi a Sharm El Sheik? Hai sempre vissuto in Italia prima?

Vivo a Sharm da 3 anni e mezzo, prima ho sempre vissuto a Milano. Ma comunque vadano le cose in Egitto, ho deciso che non tornerò in Italia.

Quali sono state le tue prime impressioni e le difficoltà in una società culturalmente molto diversa dall'Italia?

Devo dire che Sharm è molto occidentalizzata e le differenze non sono soffocanti. Certo, la mentalità degli egiziani è molto diversa dalla nostra, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con l’altra metà del cielo. Ma da loro si impara velocemente una sorta di fatalismo, la totale mancanza di fretta e di stress e la capacità di vivere senza crearsi problemi.

Il tuo lavoro è rimasto lo stesso dopo il trasferimento in Egitto?

 
No, ho cambiato completamente lavoro. In Italia mi occupavo dell'organizzazione di manifestazioni fieristiche mentre qui in Egitto ho realizzato il sogno di aprire un piccolo bar. Purtroppo la concomitanza della mia apertura con i molteplici problemi politici egiziani e conseguente crollo verticale del turismo, mi hanno indotto ad abbandonare questa avventura dopo un paio di anni.

Com'è stato il tuo approccio col mondo del lavoro? Quali sono le principali differenze rispetto al nostro Paese?

Il mondo del lavoro egiziano è quanto ci possa essere di più diverso rispetto allo standard italiano. Innanzitutto la paga si aggira tra i 150 e i 400 euro al mese. La tassazione è del 20% e anche le spese fisse di gestione di un locale sono irrisorie. Spazzatura, insegne, luce e corrente, non sono neppure lontanamente paragonabili a quelle italiane. Dal punto di vista del gestore è una pacchia se paragonato alle tante leggi italiane e ai cavilli legali che a mio avviso sono diventati veramente eccessivi. Pensate all’Italia degli anni '60 e avrete più o meno un’idea dell’Egitto di oggi.
Non esiste lo scontrino fiscale e i fornitori non ti fanno fattura, quindi come fare a stabilire quanto sia l’imponibile è un mistero. Per contro qualunque cosa acquistiate, si deve pagare in contanti all’ordine o alla peggio alla consegna. Non esiste la formula italiana 30-60-90 giorni così come nessuno usa ri.ba. o bonifici. Vige il sanissimo principio: vedo soldi vedi cammello!
Purtroppo le leggi permissive sono tali anche in materia di norme igieniche e conservazione dei cibi.
Tutto è affidato al singolo, pertanto solo la coscienza del gestore tutela il cliente.

L'Egitto è un Paese musulmano ma sempre a contatto con culture diverse grazie al settore turistico: riesce a mantenere intatte le tradizioni e i valori di un tempo o sta cedendo alla globalizzazione?

L’egiziano è molto legato alla cultura e alle tradizioni del proprio paese e quindi, a parte le zone prettamente turistiche, tutto rimane invariato da decenni.

Come descriveresti l'economia egiziana? Ci sono stati miglioramenti visibili dopo la caduta di Morsi?


La situazione politica non ha ancora permesso di notare significativi cambiamenti nell’economia, anzi, direi che è sempre più dura, soprattutto per le classi inferiori. Una disoccupazione vicina al 20% e la popolazione che aumenta di 1 milione di individui all’anno, rendono le cose particolarmente difficili da gestire.

Quali sono le richieste principali che ti vengono fatte nel tuo sito e blog dedicato al turismo a Sharm El Sheik?

La maggioranza delle persone che scrivono vogliono essere rassicurate sulla situazione attuale. Purtroppo i media italiani dipingono le cose come se Sharm fosse pericolosa, mentre sia la sicurezza sociale che quella generale è molto più elevata della maggioranza delle città italiane. In molti qui abbiamo il sospetto che i media italiani parlino male di Sharm per tentare di tenere i turisti (e i loro soldi) in Italia. Ma a mio avviso è un gioco subdolo.

Immaginati tra dieci anni: ti vedi in Italia a Sharm o in qualche altra parte del mondo?

Spero di poter rimanere a Sharm, ma dipende dall’evoluzione che ci sarà sia dal punto di vista politico che turistico. 
Ho la sgradevole sensazione che il governo voglia trasformare Sharm in una località rivolta principalmente al turismo arabo, e a quel punto credo che non mi fermerei. Su una cosa però sono sicuro: non tornerò in Italia… Nonostante sia uno dei più bei Paesi al mondo, è talmente mal gestita che per me è diventata invivibile! E poi nel mondo ci sono luoghi decisamente più interessanti dove vivere...


 di Giorgia Perbellini per Luxury&Tourism