venerdì 7 febbraio 2014

Immobiliare: la professione emergente è quella dei property finder di Alesssandro Luogo - La Nuvola corriere.it

 di Alessandro Luongo
Veronica Pirrone, 35 anni, nata a Palermo, ingegnere edile, ha trasformato l’hobby per il settore immobiliare in una vera e propria professione gratificante. E’ difatti una property finder, la “personal shopper” di fiducia dell’acquirente.
Un consulente cioè che risolve e affronta le incombenze di carattere tecnico-burocratico, e può accedere a una rete multi-canale: privati, costruttori, e le stesse agenzie immobiliari.
“Chi vuole acquistare un immobile” spiega, “ ha oggi due possibilità: rivolgersi alle agenzie immobiliari tradizionali con il loro quantitativo di soluzioni, oppure affidarsi a un diverso profilo professionale che cerchi di comprendere le sue esigenze e lo consigli, valutando fattori come il prezzo, la zona e i relativi servizi”.
L’ingegnere siciliano si occupa pertanto d’immobili ad ampio raggio. Dalla ricerca alla parte tecnica, fino alla stesura del contratto di compravendita; dalla gestione (intesa come locazioni tradizionali e brevi, e case vacanze) alla promozione tramite Home staging.
“Una solida rete di collaborazioni mi consente di svolgere il mio lavoro anche fuori dall’Italia, per tutti quei clienti (privati, società, istituzionali) che vogliono investire in particolare nella Repubblica Dominicana, Brasile, Sudafrica e Stati Uniti”.
Secondo Gianluca Santacatterina, ceo di Luxury&Tourism, società immobiliare con sede a Londra, specializzata da anni in investimenti immobiliari all’estero, fra le prime a offrire questo servizio ai nostri connazionali, il property finder è il sarto su “misura” degli investimenti immobiliari.
“Nel mondo anglosassone” spiega l’esperto, “è noto anche come home hunter o flat hunter, e agisce solo per conto dell’acquirente, e lo assiste durante l’intero processo di acquisto”.
Negli Stati Uniti nasce come figura professionale negli anni Novanta come buyer brokerage o exclusive buyer agent, e in seguito si afferma nel Regno Unito come property finder, poi in Canada ed Europa continentale, e soprattutto in Francia con gli chasseur d’appartmentes.
Che requisiti deve avere per esercitare in Italia? “Alta professionalità e conoscenza dei mercati, intraprendenza e volontà di esporsi in prima persona”.
Luxury&Tourism sta cercando e formerà proprio 110 property finder in tutta Italia, uno per ogni provincia, un responsabile per ogni regione. Candidati ideali sono gli agenti immobiliari e i promotori finanziari, che, aggiunge Santacatterina, “possono consigliare agli interessati un investimento immobiliare all’estero equiparabile a uno mobiliare (circa il 5 per cento come minimo).
Soprattutto fuori dall’Italia, però; perché come ha confermato anche la recente indagine di “Scenari immobiliari”, nel 2013 le abitazioni comprate oltre’Alpe dai nostri connazionali sono cresciute del 6.3 per cento rispetto al 2012.
Tutti i profili selezionati dalla L&T sono accuratamente formati e aggiornati, “anche se è un lavoro che s’impara soprattutto sul campo”. Il property finder non aspetta il cliente, ma si reca spesso in casa o in ufficio dello stesso; non ha così necessità di una sede o di un ufficio per svolgere il proprio lavoro. Necessaria invece alla classica agenzia immobiliare.
In Italia, il property non è riconosciuto come intermediario, ma può comunque operare come consulente. Offre difatti un servizio personalizzato” precisa Santacatterina.
Quanto può guadagnare un cercatore di proprietà immobiliari? “Le percentuali sono identiche a quelle di un broker immobiliare” risponde la Pirrone: “Vanno dal 2 al 3% del valore del prezzo di vendita del bene”.

twitter@alelu62