giovedì 10 ottobre 2013

Eutanasia del settore immobiliare La colpa è della spremitura fiscale - italiaoggi.it


L'ex ministro dell'Economia Grilli, braccio destro di Mario Monti, aveva indicato in 4-5 miliardi di euro l'anno il possibile ricavato delle privatizzazioni immobiliari. L'attuale ministro Fabrizio Saccomanni, molto più prudentemente, ha invece limitato a 500 milioni il valore immediatamente ricavabile dal trasferimento di una partita di immobili demaniali dallo Stato (e/o dagli enti locali) alla Sgr costituita ad hoc dalla Cassa depositi e prestiti, ovvero sempre allo Stato (il mercato libero non c'entra) ma, per lo meno, fuori dal perimetro del bilancio pubblico: particolare determinante per poter considerare quei 500 milioni come proventi da privatizzazioni. Prima reazione istintiva: si mettano d'accordo, su queste stime.
Nel frattempo, l'Agenzia delle entrate ha stimato in circa 500 milioni di euro all'anno il maggior gettito fiscale, a regime, che si ricaverà dall'emersione erariale delle «case fantasma», cioè di quel milione di immobili ignoti al catasto (e quindi al fisco) che sono stati scoperti sei anni fa dall'indagine fotografica aerea promossa dall'Agenzia del territorio di Gabriella Alemanno. Ci sono voluti appunto sei anni per passare dalla scoperta alla tassazione, ma meglio che niente. Solo che in un Paese dove 9 mila sindaci si fanno costruire sotto il naso un milione di case non accatastate (e nascondere una casa è difficile, se appena appena i vigili urbani girassero per le strade a vigilare) è difficile pensare che l'evasione fiscale possa essere seriamente combattuta, visto che i beni mobili, a differenza di quelli immobili, non si vedono con altrettanta facilità. Seconda reazione: questo maggior gettito fiscale di origine immobiliare avrebbe dovuto essere destinato a ridurre la pressione globale sul settore (pagano tutti, ma tutti un po' meno), invece macché...
Insomma: che politica immobiliare ha in mente di fare il governo, se ne ha una? La tassazione sugli immobili, a parte l'Imu sulle prime case, oggetto di un braccio di ferro politico-demagogico ormai pluriennale, resta punitiva, tra Iva e imposta di registro sulle transazioni, Tares, Tarsu, l'imminente Taser e quelle tasse improprie che sono le inutili se non fasulle certificazioni obbligatorie, elettrica ed energetica. La normativa sugli affitti è antidiluviana, e il contenzioso per il recupero degli immobili mutuati e non pagati è per le banche lentissimo. Le varianti di destinazione d'uso per le privatizzazioni sono una specie di lotteria. A queste condizioni, chi mai investirà massicciamente sugli immobili in Italia? Rischiamo di ritrovarci, come in Cina, con giganteschi falansteri vuoti nei centri storici come nelle periferie. Cambiamo rotta finché siamo in tempo.