giovedì 9 gennaio 2014

Rischio bolla immobiliare in Norvegia -lindro.it

L’algida Norvegia, economia da prima della classe e sistema sociale invidiato da mezz’Europa, potrebbe stare scivolando su un percorso accidentato e pericoloso, quello della bolla immobiliare. Il governo di Oslo ha infatti recentemente rivelato di aver finanziato il suo mercato immobiliare, già piuttosto a rischio. E non solo, nel 2013 il governo norvegese ha varato il suo piano di spesa più ambizioso da quando è cominciata la crisi finanziaria nel 2009, con un aumento del budget di ben diciannove punti percentuali. Eppure, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) qualche tempo prima aveva avvertito il Paese scandinavo che occorreva mettere un freno alla spesa, soprattutto nel settore immobiliare, altrimenti la bolla che ha gonfiato i prezzi degli immobili potrebbe scoppiare.
A parlare di bolla immobiliare era stata, nel 2012, per prima la Federal Reserve di San Francisco, che analizzando e comparando gli andamenti dei prezzi delle abitazioni norvegesi e statunitensi, aveva riconosciuto in quelli di Oslo gli squilibri che negli Stati Uniti avevano portato allo scoppio della bolla immobiliare. La miccia che ha innescato la crisi dalla quale faticosamente gli USA stanno ora uscendo. Ciò che Marius Jurgilas e Kevin J. Lansing, economisti della Banca centrale americana, hanno notato è che dal 2008 a oggi i prezzi  delle case norvegesi sono aumentati di circa 30 punti percentuali, e nel solo maggio 2013 l’incremento è stato del 7% su base annua. Questi aumenti non sarebbero però giustificati ma farebbero parte, secondo il Fmi di una sopravvalutazione dei prezzi delle abitazioni del 15-20%. Per il Fondo Monetario Internazionale, i prezzi delle case, al netto dell'inflazione, sono aumentati del 6% tra il 2010 e il 2012, a fronte di un aumento del reddito disponibile delle famiglie del 3,8% tra il 2008 e il 2012. La norvegese Real Estate Association, d’altro canto, ha comunicato che i prezzi al metro quadro sono passati da 13.000 corone norvegesi nel 2000 a 31.600 corone norvegesi nel 2013. Il rischio è dunque quello di una bolla immobiliare, connessa a mutui e banche, che potrebbe mettere a rischio una delle economie più virtuose d’Europa.
Come si è arrivati a questo punto? Il nodo centrale pare risiedere nel fatto che molti investitori europei, timorosi di un collasso dell’euro sotto i colpi della crisi economica, hanno fatto dirottare i propri investimenti verso la solida Norvegia. E buona parte di questi investimenti sono finiti negli immobili facendone impennare i prezzi. La Fed ha infatti rimarcato che «la fuga dei capitali europei verso i cosiddetti “porti sicuri” fuori dall’eurozona sta continuando e potrebbe destabilizzare i mercati». Lo stesso è stato sottolineato dall’agenzia di rating Fitch, che ha evidenziato come nell’ultimo anno c’è stato un incremento del 53% dell’esposizione verso la Norvegia «Mentre tutti i Money market fund (Mmf) stanno limitando le risorse nell’eurozona, stanno salendo i fondi verso le nazioni esterne, con elevati surplus di bilancio». Intanto comunque il Ministro delle Finanze, Sigbjørn Johnsen, si dice tranquillo, «È vero che i prezzi delle case sono elevati e che diversi capitali stanno arrivando dall’Europa, ma la nostra politica è sempre stata molto prudente». 
Intanto il Fmi ha rimarcato la necessità per il Paese di adottare politiche prudenti, volte a ridurre i rischi legati all’alto indebitamento delle famiglie per gli elevati prezzi delle abitazioni. Questa raccomandazione è risultata particolarmente valida in quanto la banca centrale norvegese ha sottolineato come sia in aumento l’esposizione degli istituti di credito nazionali verso il settore immobiliare. L’ammontare del debito sarebbe di circa 120 miliardi di euro, circa 901,8 miliardi di corone. Questi dati hanno creato allarme presso il Ministero dell’Economia ma gli economisti della banca centrale hanno assicurato che la forza patrimoniale delle banche del Paese è sufficiente a evitare qualsiasi shock. Sono poi arrivate le prove di solidità della European banking authority (Eba), il principale operatore finanziario del Paese. 
Nonostante la preoccupazione sia elevata, e le ricadute dello scoppio di una bolla immobiliare potrebbero danneggiare una delle economie europee più floride e avere riflessi anche sugli altri Paesi dell’Unione, non è la prima volta che questo tipo di rischio minaccia la Norvegia. L’allarme era già scattato negli anni Novanta, e si era poi riproposto nel 2010, senza conseguenze importanti. E’ anche vero però che le cose stanno rapidamente cambiando e avere una spada di Damocle come questa sulla propria testa non può far dormire al neoeletto governo Solberg, che non pare intenzionato a tagliare la spesa, sonni tranquilli.
Erna Solberg, che ha portato nell’ottobre del 2013 al governo il partito conservatore, ha già  infatti illustrato le proprie correzioni alla manovra di bilancio che era stata l’ultimo atto della coalizione rosso-verde sconfitta alle elezioni. Le proposte del centrodestra prevedono più soldi per le infrastrutture stradali e più fondi per la polizia. Inoltre è stato inserito il taglio fiscale promesso in campagna elettorale. Secondo Sigbjørn Johnsen, che è leader del Partito del Progresso e ministro delle Finanze, questo bilancio rafforzerà settori come l’educazione, la sanità, i trasporti, la giustizia. Ma tutto questo non pare coincidere con le raccomandazioni degli istituti di credito internazionali.
E’ sicuramente vero che la Norvegia è tutt’oggi il Paese scandinavo più ricco, con un bassissimo tasso di disoccupazione e un Pil attorno al 3%, ma questo potrebbe non bastare a salvare Oslo da questa corsa al rialzo dei prezzi degli immobili e relativo sbalzo nei mutui. Un gioco forse un po’ troppo pericoloso.

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