venerdì 19 luglio 2013

Imu e Iva. Tutte le ipotesi in campo per cambiare la tassa sugli immobili di Maria Calderari Ilghirlandaio.com

Imu e Iva. Tutte le ipotesi in campo per cambiare la tassa sugli immobili
(Il Ghirlandaio) Roma, 18 lug. Quella del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni è una corsa contro il tempo. Le carte sull'abolizione dell'Imu sulla prima casa e sulla sospensione dell'Iva dovrebbero scoprirsi entro pochi giorni in modo da poter indicare le linee che intende seguire e le necessarie coperture finanziarie.
Al momento non solo le posizioni tra Pd e Pdl sono distanti (il partito di Berlusconi vuole l'eliminazione mentre i democratici puntano a una rimodulazione) ma soprattutto mancano le risorse. Le prospettive economiche tracciate da tutti gli istituti, dalla Banca d'Italia al Fndo monetario internazionale fino all'agenzia di rating Standard & Poor's stimano un peggioramento nel corso dell'anno con un Pil che dovrebbe attestarsi a fine 2013 a -2%. Questo significa che qualsiasi spesa non coperta rischia di portare il debito sopra il tetto del 2% rispetto al Pil. Va ricordato che all'Eurogruppo l'Italia si è impegnata con una "clausola di salvaguardia" a intervenire in corso d'anno se il deficit 2013 minaccia di tornare sopra il 3% del Pil. E non si tratta di un'ipotesi tanto irreale giacché in primavera il Tesoro e la Commissione europea prevedevano un disavanzo italiano sul filo del 3% sulla base di previsioni meno negative di quanto sta emergendo ora. A marzo sia il governo che Bruxelles pensavano che la caduta del pil sarebbe stata dell'1,3% mentre ora le stime sono di una contrazione maggiore.

Gli ultimi dati delle Finanze indicano un calo importante del gettito tributario dovuto proprio alla crisi che tra le conseguenze ha avuto anche la rateizzazione delle imposte.
A fronte di questo scenario gli spazi di manovra per Saccomanni sono davvero risicati. Tant'è che secondo indiscrezioni, il ministro punterebbe a far slittare tutta la partita in autunno mettendo il Pdl nell'angolo con la minaccia che togliere l'Imu ora significa una manovrina correttiva in autunno dalle conseguenze disastrose per i redditi delle famiglie. Il ministro sa che l'Europa guarda, valuta e non può quindi permettersi di legare gli sconti Imu a poste aleatorie. Come una spesa per interessi sul debito (80 miliardi l'anno) meno esosa del previsto se lo spread però si mantiene sotto i 300 punti. Cosa questa non così scontata dopo il declassamento di Standard & Poor's e soprattutto l'outlook negativo.

Nell'attesa cabina di regia di giovedì quindi il ministro dell'Economia ha messo tutte queste considerazioni sul tavolo della maggioranza per tirare le fila. I tecnici del ministero hanno elaborato varie ipotesi sulle quali fare una prima ricognizione giacchè difficilmente la cabina di regia riuscirá a trovare la quadra.

Vediamo le varie ipotesi. C'è quella di innalzare la franchigia da 200 a 600 euro, operazione che consentirebbe di esentare l'85% dei proprietari di prima casa ma che risulterebbe costosa: richiede infatti una copertura di circa 3 miliardi, non così lontana dal buco di 4 miliardi che comporterebbe l'eliminazione tout court dell'imposta sulla prima abitazione. C'e' anche un 'piano B' che prevede di alleggerire l'imposta legando la franchigia all'Isee, l'indicatore del reddito. Diversi i parametri che potrebbero essere presi in considerazione: dal numero dei figli al valore catastale dell'immobile, ai metri quadri fino alla presenza di un mutuo. Tra le ipotesi, al momento solo sussurrate, anche un possibile ulteriore rinvio della rata da settembre a dicembre, considerata solo un'opzione di riserva, nel caso in cui i partiti non riuscissero a trovare un accordo. Si lavora anche alle soluzioni per evitare del tutto l'aumento dell'Iva, per ora solo rinviato al 1 ottobre. I tecnici stanno valutando coperture alternative all'aumento degli acconti Irpef e Ires. Rinviare lo scatto a fine anno costerebbe un altro miliardo. Resta sempre in piedi anche la possibilitá di arrivare alla cosiddetta 'service tax' che assorbirebbe Imu e Tares sui rifiuti.

Ma in questo caso si tratta di evitare che la fusione delle due imposte si trasformi in un moltiplicatore con l'effetto di aumentare la pressione fiscale. Abbiamo giá visto che per quanto riguarda le modifiche al decreto sul lavoro, nella parte della flessibilitá legata allExpo 2015, il governo ha scelto la strada del rinvio mettendo come traguardo il 15 settembre. Non è quindi escluso che Saccomanni segua la stessa logica anche per l'Imu. Il problema non è solo quello delle coperture. C'è anche un quadro politico che è agitato e sul quale pende la sentenza del 30 luglio a carico di Berlusconi. Le vicende internazionali con la questione kazaka hanno messo altra benzina. Insomma tutto lascia consigliare a Saccomanni un rinvio sul quale anche la maggioranza, con i mugugni di rito, potrebbe non essere del tutto in disaccordo.