venerdì 17 gennaio 2014

Storie di vita. Emigrare a San Diego, non per fuggire, ma per amore del viaggio e delle nuove esperienze -di Giorgia Perbellini per www.Luxuryandtourism.com



Nell'intervista di oggi vi racconto la storia di Massimo e Serena, veronesi, che hanno deciso di iniziare una nuova vita dopo che l'azienda per cui lavoravano in Italia ha chiuso i battenti.
Da quanto tempo vivi a San Diego?

Io e mia moglie Serena viviamo a San Diego da circa 13 anni.

Di cosa vi occupavate prima in Italia e di cosa vi occupate ora?

In Italia lavoravamo entrambi in una ditta del settore lapideo della Valpolicella, io come responsabile commerciale per gli USA, Serena come responsabile amministrativo.
Qui a San Diego abbiamo aperto uno showroom tutto nostro di pietre naturali (marmi graniti onici travertini) per il settore delle costruzioni. Oggi, dopo 13 anni di lavoro, siamo diventati uno degli showroom piu' rinomati ed esclusivi della California.

La decisione di trasferirvi è stata ponderata nel tempo o avete colto al volo un'occasione che vi si è presentata?

Quando l'azienda per cui lavoravamo in Italia ha chiuso avevamo due possibilità: rimanere e accettare le offerte di lavoro che ci erano state proposte (all'epoca erano ancora buone) oppure partire per gli Stati Uniti. Eravamo consapevoli di quello che avremo lasciato ma non sapevamo cosa ci avrebbe riservato il futuro... Però la voglia di cambiare e di provare nuove esperienze ha avuto la meglio su tutto e così abbiamo deciso di partire. In poche parole non siamo fuggiti dall'Italia per necessità, ma eravamo alla ricerca di qualcosa di nuovo e diverso.
 
Quali sono state le prime impressioni una volta arrivati e quali le difficoltà?

Premetto che per lavoro avevamo girato gli Stati Uniti tanto da poter dire di conoscerli bene, ma viaggiare per lavoro o per turismo è completamente diverso dal viverci. L'impatto con la loro cultura non è stato facile, inizialmente abbiamo avuto non pochi problemi, ma piano piano abbiamo imparato ad aprezzare e condividere queste diversità.
Diciamo che la difficolta piu' grossa e stata capire come funziona il sistema, completamente diverso da quello italiano.

Raccontaci il primo approccio col mondo del lavoro. Quali sono le differenze più evidenti che si notano al confronto con l'Italia?

Non abbiamo mai lavorato come dipendenti ma fin da subito l'idea era quella di aprire una nostra attività, anche perchè è il modo più veloce per ottenere il visto di soggiorno. La burocrazia è forse la differenza più significativa rispetto all'Italia: è tutto rapido e ben organizzato, in 24 ore si possono ottenere documentazione e permessi per aprire un'attività in proprio.

Raccontaci una giornata tipo, e qualche abitudine americana di cui non potete più fare a meno, se c'è.
 
I ritmi di lavoro sono leggermente diversi dall'Italia, si inizia presto la mattina e si finisce presto la sera quindi in ufficio alle 7.00 per poi chiudere alle 16.30.
Per quanto riguarda le nostre abitudini di vita siamo rimasti molto legati alle tradizioni italiane  e al precedente modo di vivere, non abbiamo acquisito nessun particolare  rito americano. Però c'è una cosa alla quale non riusciremo più a rinunciare: il senso di libertà e civiltà che abbiamo trovato in questo Paese.

Nelle scorse settimane, in Italia, diverse categorie di lavoratori hanno scioperato e protestato contro il governo e la classe politica in generale. Come definiresti lo stato attuale dell'economia statunitense? La crisi è così forte e marcata come in Italia?

La crisi c'è stata anche qui ma ora sembra essere finita. La nostra azienda negli ultimi tre anni ha registrato un incremento medio annuo del 20% e prevediamo un'ulteriore crescita per il 2014. Al di là del nostro esempio, la situazione economica statunitense è buona e le conferme arrivano anche dalla ripresa del settore immobiliare e dalle notizie sul calo della disoccupazione.

Come vivono l'attuale situazione i giovani californiani? Dopo gli studi riescono a trovare un lavoro adeguato o sono costretti a espatriare?

I giovani californiani non hanno grosse difficoltà  a trovare un posto di lavoro: certo, all'inizio si devono accontare di quello che trovano ma poi quasi tutti riescono a realizzarsi nel proprio ambito di studi. Anche il sistema universitario qui è molto diverso e permette ai ragazzi di conciliare studio e lavoro, part time o full time, così da non gravare troppo sull'economia familiare.

L'idea di tornare un giorno a vivere in Italia è possibile o l'avete esclusa?

L'italia è sempre nei nostri cuori e non escludiamo la possibilità di ritornarci, ma sicuramente non nell'immediato. Al momento siamo felici e soddisfatti della scelta fatta.

Che consiglio dareste a tutti coloro che vorrebbero fuggire in cerca di una vita migliore ma non trovano il coraggio di farlo?

Secondo noi in questo momento ci vuole piu' coraggio a stare in Italia che a espatriare! L'unico consiglio importante è di non agire d'impulso ma valutare bene ogni possibilità, per non trovarsi ad affrontare delle situazioni ancora più difficili di quelle lasciate nel proprio Paese.

di Giorgia Perbellini per LuxuryandTourism