mercoledì 30 ottobre 2013

Spagna: 800mila case invendute, verso parziale demolizione - arealestate.it

A cinque anni dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare, il parco di alloggi invenduti in Spagna è stimato fra le 675.000 unità e le 815.000 registrate nell'ultimo rapporto di Catalunya Caixa, secondo i calcoli del ministero delle infrastrutture. A questa cifra va aggiunto circa mezzo milione di nuove case in costruzione, secondo le stime fatte dallo stesso ministero prima dell'inizio della crisi. Uno stock che, ai ritmi attuali delle compravendite immobiliari e nonostante il ritorno d'interesse da parte di investitori stranieri, il mercato potrebbe tardare anni ad assorbire. Nel primo semestre dell'anno, secondo i dati ministeriali citati oggi da El Pais, sono stati collocati sul mercato 23.118 alloggi, dei quali poco più di 20.700 venduti. Una cifra irrisoria rispetto all'epoca del boom edilizio, quando in un semestre venivano edificate circa 300.000 case. Da qui la destinazione di 103 milioni di euro alle demolizioni delle edificazioni ancora in corso d'opera, inserita nel plan business presentato nel marzo scorso dalla Società di Gestione di attivi provenienti dalla ristrutturazione bancaria (Sareb o bad bank).Secondo alcuni analisti, infatti, per la loro ubicazione si tratta di alloggi in urbanizzazioni che non trovano domanda sul mercato, i cui costi di manutenzione sono per i contribuenti più gravosi di quelli di demolizione. Fonti di Sareb assicurano che le demolizioni non riguarderanno progetti immobiliari ultimati, ma solo con opere in corso e che le demolizioni non saranno immediate, sull&rsquoesempio di quanto già avvenuto in Irlanda e negli Stati Uniti. Fra le sue rivendicazioni, la Plataforma de Afectados por la Hipoteca (Pah) propone che la Sareb ceda gli alloggi ai Comuni, per gli affitti a canone sociale, soprattutto nelle località dove la necessità urgente di case di protezione sociale ha portato all'occupazione abusiva di edifici confiscati dalle banche. La società, con il 45% di capitale pubblico, ha stabilito un termine di 15 anni per liquidare gli attivi tossici provenienti dalle banche nazionalizzate.