venerdì 8 novembre 2013

Casa, ecco perché nel 2013 verseremo più imposte -corriere.it

In ballo ci sono due miliardi e mezzo: sono quelli che le casse pubbliche a inizio anno contavano di incassare con la seconda rata dell’Imu sull’abitazione principale. La dichiarazione con cui l’altro ieri il ministro Saccomanni ha segnalato le difficoltà che porrebbe ai conti dello Stato l’abolizione del tributo ha creato l’ennesimo fronte di fibrillazione politica. 
Ieri abbiamo evidenziato come il mantenimento della seconda rata del tributo nei Comuni come Milano, intenzionati ad elevare l’aliquota per l’abitazione principale al massimo di legge, avrebbe un effetto paradossale: i contribuenti per una sola rata finirebbero quest’anno per pagare più (e precisamente 100 euro nel capoluogo lombardo) di quanto hanno speso nel 2012 per l’intero tributo. Ritorniamo sulla questione ricapitolando la storia tormentata dell’Imu negli ultimi mesi.
Casa, ecco perché nel 2013 pagheremo più tasse
  • Casa, ecco perché nel 2013 pagheremo più tasse   
  • Casa, ecco perché nel 2013 pagheremo più tasse   
  • Casa, ecco perché nel 2013 pagheremo più tasse   
A inizio anno l’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale per il 2013 era tema della campagna elettorale ma non era prevista da alcuna legge (e non lo è nemmeno allo stato attuale). 
Il primo colpo di scena arriva con la conversione parlamentare del decreto salda-debiti del governo Monti: viene aggiunto un comma, il 13 bis, all’articolo 10 , con cui si stabilisce che la prima rata dell’Imu 2013 sarà pari alla metà dell’imposta calcolata con le aliquote 2012 e che il saldo sarà effettuato sulla base delle aliquote in vigore per quest’anno conguagliando quanto versato per la prima rata. Segue un’altra raffica di modifiche che portano i termini per approvare le delibere Imu in un primo momento al 30 settembre, poi al 30 novembre, con obbligo di pubblicazione entro il 9 dicembre (una settimana prima del termine ultimo per pagare). 
Il pagamento della prima rata del tributo è stato abrogato con l’approvazione parlamentare del decreto 102. Resta il fatto che, allo stato attuale, se non si abroga la seconda rata dell’Imu o se non si stabiliscono modalità diverse di calcolo (che comunque avrebbero un peso sui conti pubblici) valgono le regole stabilite dal decreto salda-debiti. E quindi importo pari all’imposta piena per quest’anno meno la prima rata.