mercoledì 11 dicembre 2013

L'India aspetta investimenti esteri nel mattone da Usa, Europa e Paesi del Golfo -casa24.ilsole24ore.com


Una seria politica di riforma che punti sulla trasparenza e sulla creazione di un corpo normativo completo per il settore immobiliare: in questo modo gli investimenti diretti stranieri nel real estate indiano potrebbero crescere in maniera esponenziale. Questa è l'analisi che è stata resa nota al Governo di New Delhi dalla Confederazione delle associazioni di sviluppatori immobiliari, Credai, mentre il parlamento sta discutendo un progetto per la creazione di un'autorità per i consumatori che possa far incrementare la domanda di case.
Il Credai stima che il settore real estate in India abbia bisogno nel suo complesso di 42 miliardi di investimenti, una cifra che non può essere raggiunta dai soli piani infrastrutturali del Governo nè grazie al credito delle banche interne, ma che dovrà essere sostenuta da investimenti stranieri. Per riuscire ad attirare questo potenziale elevatissimo di risorse, gli sviluppatori indicano la strada maestra della trasparenza e degli standard internazionali per ricostruire l'immagine di un'industria che negli ultimi anni si è appannata a causa di episodi di documentazioni false e ritardi nei trasferimenti delle proprietà.
Nelle previsioni del Credai, i capitali necessari allo sviluppo potrebbero arrivare soprattutto da Usa, Europa e Paesi del Golfo, come dimostra anche il road show delle proprietà immobiliari indiane in vendita che si sta tenendo in questi giorni in Oman.

Sicuramente le riforme aumenteranno l'appeal del mercato, ma la sua attrattività è già alta vista la velocità di urbanizzazione, la crescente domanda di soluzioni premium, sia nel residenziale che per gli uffici, e il cambio favorevole. Un altro punto a favore del mercato indiano è poi la presenza di grandi gruppi che hanno già lavorato con aziende straniere e rappresentano ottimi partner per progetti di investimento a lungo termine. 

Non è quindi un caso che da alcuni mesi si susseguano gli annunci di joint venture tra grandi fondi internazionali e aziende di sviluppo indiane. L'ultimo in ordine di tempo è quello del Canada Pension Plan Investment Board, Cppib, che investirà 200 milioni di dollari per l'80% di una joint-venture con Shapoorji Pallonji Group, partnership che si occuperà della costruzione di uffici nelle principali città del Paese, da affittare a grandi compagnie. Cppib è uno dei maggiori fondi pensionistici candesi con un portafoglio di asset da 175 miliardi, e negli ultimi anni ha deciso di puntare sul real estate internazionale con investimenti per 22 miliardi di dollari. Lo scorso mese il fondo ha annunciato un accordo con una banca di San Paolo per investire in Brasile mentre quella con Shapoorji è la prima operazione nella terza economia asiatica. Cppib si aggiunge a una lista di cui fanno già parte Blackstone, Gic e il fondo sovrano di Singapore.

Per dare un'idea di quelle che sono le dimensioni dei nuovi sviluppi in India basta citare il progetto che sta realizzando la statunitense Sarthak Capital nello stato del Gujarat con 800 appartamenti e 50 case singole. La stessa azienda ha anche comprato oltre 20 ettari a Cochin da costruire e ha realizzato in passato diversi investimenti in varie città.

Per sfruttare questo positivo interesse internazionale il Governo sta anche studiando delle norme per rendere più semplici gli investimenti stranieri diretti nel Paese. I diversi osservatori temono però già da tempo che nel Paese possa scoppiare una bolla immobiliare ma i grandi gruppi esteri puntano sulla crescita economica della Nazione, che ha rallentato ma continua a oscillare intorno al 5%, e sulla sempre più marcata penetrazione di imprese internazionali, per questo la maggior parte degli investimenti si concentra sul settore premium a standard elevati che dovrebbero offrire più garanzie. Come dimostra l'elenco di investitori che sta entrando nel subcontinente in cerca di alti rendimenti, le prospettive rimangono positive ma ci sono alcuni segnali che lasciano pensare a un raffreddamento, almeno momentaneo, del mercato, come la vacancy degli uffici che ha ormai raggiunto il 20% e la situazione del residenziale dove cresce l'invenduto senza però che i prezzi scendano.