venerdì 15 novembre 2013

Dubai teme un'altra bolla immobiliare -casa24.ilsole24ore.com


Correva l'anno 2005: la superstar del calcio David Beckam e la moglie Victoria (una delle ex Spice Girls) comprano casa a Dubai. La notizia fa il giro del mondo. Sono la coppia più glamour del momento, campeggiano sulle copertine dei rotocalchi. E il loro investimento immobiliare, agli occhi del pubblico e dei media, evoca scenari da «Mille e Una Notte»: una dimora lussuosa nella nuova mecca dell' Arabia Felix, a Palm Island l'isola artificiale per ultra-ricchi a forma, appunto di Palma, e costruita dal nulla. Cafonata ultra-kitsch o nuova meta mondiale del lusso, quelli erano gli anni del boom di Dubai che, come tutta la turbo-finanza, ruotava attorno al mercato immobiliare. Dubai non ha il petrolio della sorella (e vicina) Abu Dabi, e così ha costruito il suo benessere come paradiso delle vacanze per i ricchi. Il mercato immobiliare, dunque, l'unica vera industria dell'emirato. E l'isola dei Beckam l'emblema della nuova Las Vegas sorta in mezzo al deserto arabo (in soli 20 anni).
Poi la bolla di Dubai è esplosa, fragorosamente, dopo l'esplosione dei famigerati mutui-spazzatura americani (i sub-prime) e il collasso di Lehman Brothers. La stessa Dubai è stata a un passo dal crack: solo un maxi-prestito della sorella Abu Dabi ha salvato l'emirato da un debito monstre di 80 miliardi di dollari. Il valore degli immobili è crollato del 50%: centinaia di progetti abbandonati e un sacco di vip che hanno protestato per chiedere indietro soldi di case e appartamenti mai costruiti. Molti altri, meno vip, hanno semplicemente perso i loro soldi. Simbolo dello sboom, il Dolce Vita, uno scheletro di cemento nella zona più esclusiva di Dubai, vicino al Dubai Mall (il centro commerciale più grande del mondo e l'attrazione principale della città) e oggi conteso tra i soci (peraltro italiani). 
Oggi a Dubai i Beckam non si vedono più in giro (anche perché la casa da favola l'hanno regalata ai genitori di lei). Ma arrivano i «becchini». Mentre sullo sfondo un'altra ondata immobiliare sta montando. Una nuova bolla rischia di gonfiarsi nella città del lusso sfrenato o si apre un'opportunità di investimento? Dopo l'esplosione della bolla finanziaria-immobiliare del 2010, nella Las Vegas araba lo skyline, dominato dagli 828 metri del Burji Khalifa (il grattacielo più alto del mondo), oggi è insidiato da centinaia di scheletri di cemento. Il tracollo finanziario ha fatto fallire 1300 nuovi progetti immobiliari. Di questi oltre mille non sono nemmeno mai partiti. Un 200 circa sono palazzi iniziati e mai finiti. 
Eco-mostri sparsi per la città. Migliaia di investitori sul lastrico (broker, società immobiliari, ma anche singoli che avevano pensato di comprare un appartamento a Dubai). Ma ecco la notizia che non t'aspetti: quest'anno il mercato è risalito del 20%. E a Dubai spuntano gli "spazzini": investitori che comprano a prezzi stracciati progetti naufragati per rilanciarli e guadagnarci. «Dubai è una città di due milioni di abitanti, non è un Paese. Il suo mercato immobiliare è come un titolo illiquido» azzarda un paragone l'avvocato Stefano Meani dello Studio DubaiLegal. Vuol dire che la volatilità del real estate è molto più accentuata: strappi in alto e in basso in tempi ravvicinati. 
Il denaro sta tornando ad affluire a Dubai: la città è un «bene rifugio», come l'oro. La fuga dei capitali dall'Italia e dall'Europa spesso finisce in una banca svizzera. O a Dubai (che non soffre di instabilità politica, banalmente perchè non esiste un parlamento e non ci sono elezioni). La cosa desta qualche preoccupazione perché molti temono che una nuova bolla speculativa si stia gonfiando. E per ogni bolla, come ama dire Warrenn Buffett, c'è un ago pronto a farla esplodere. Può darsi siano solo allarmismi esagerati: più che bolla, gettano acqua sul fuoco altri, è solo un recupero dopo la caduta.
Dietro la ripresa dell'immobiliare c'è lo zampino dell'emiro Al-Maktum. All'emiro, che del glamour fa il biglietto da visita della sua città, quegli scheletri incompiuti proprio non vanno giù. E ha varato una nuova legge: entro il 2015 o si finisce di costruire, togliendo dalla vista quelle brutte armature in cemento, o si rade al suolo. Almeno a Dubai sanno come si governa. E si decide.