mercoledì 18 dicembre 2013

Fare impresa e investire in Repubblica Dominicana di Alessandro Luongo per VOGLIOVIVERECOSI

Gli spagnoli sono in prima fila, e le agenzie immobiliari iniziano ad assumere dipendenti di madrelingua russa per fronteggiare la crescente richiesta d’investimento immobiliare da quell’area. I nostri connazionali ci stanno arrivando con calma. La Repubblica Dominicana sta diventando un’eccellenza del sud dell’America anche a fini imprenditoriali e d’investimento nel real estate.







Nel 2004 è stato difatti siglato l’accordo Dr-Cafta che consente ai dominicani di commerciare senza imposizioni doganali con gli altri paesi caraibici e con gli Stati Uniti. Nel 2005 si arriva anche a un’intesa, ampliata nel 2010, tra il Mercosur (il mercato dei Paesi dell’America meridionale) e la Repubblica Dominicana, che ha permesso a quest’ultima di iniziare un commercio di libero scambio con i paesi membri tra cui Brasile, Argentina, Uruguay e Venezuela. Lo stimolo decisivo è arrivato con il Presidente Danilo Medina, in carica dal 2012, che si sta impegnando molto per elevare lo standard di vita della popolazione e per attirare nuovi investitori. Non per niente è uno dei volti più amati del Sudamerica, con il consenso dell'80% della popolazione. Una delle prime iniziative del governo Medina è stata quella di aumentare le cosiddette zone franche. E così sono ora presenti 17 zone all’interno delle quali un imprenditore straniero può stabilire la sua attività a un’imposizione fiscale prossima allo zero per i primi dieci anni. Unico obbligo: esportare all’estero almeno l’80% della produzione e, di conseguenza, la possibilità di vendere localmente il 20% di quanto prodotto. Da ricordare, inoltre, che nell'isola caraibica è possibile adibire qualsiasi abitazione a uso ufficio e viceversa: conveniente per l’imprenditore europeo che in questo modo ha la possibilità di acquistare un solo immobile dove vivere e avere sede legale della propria azienda. 


Prendiamo come esempio il tipico produttore medio italiano: in questo momento si trova in ginocchio a causa della tassazione eccessiva sugli articoli prodotti in Italia e dell’elevato costo della manodopera. Anche l'idea di produrre in Italia per esportare all’estero è da escludere, visti gli alti costi doganali e fiscali che rischierebbero di annullare il guadagno. Trasferire la produzione nell’isola caraibica potrebbe essere invece un’ottima alternativa per provare a tornare competitivo. A confermare questa grande disponibilità e la ricerca di un benessere maggiore c'è l’esperienza della società Luxury & Tourism, che fa capo a Gianluca Santacatterina, e che, in collaborazione con H4S  House for Sales in the World, propone con successo da qualche anno immobili in questo Paese. “La nostra missione più importante è da sempre la trasparenza nella vendita” spiega, “attraverso la tutela degli interessi del consumatore da qualsiasi truffa possibile. Ecco perché abbiamo instaurato subito un ottimo rapporto col Consolato della Repubblica Dominicana, che si è reso pienamente disponibile a una stretta collaborazione: infatti, parte della trattativa d'acquisto avviene proprio all'interno del Consolato”.



Anche la redditività degli immobili è sorprendente se paragonata ai valori europei: si arriva fino al 10% annuo sull’importo investito.