mercoledì 28 agosto 2013

BOLLA IMMOBILIARE ALLA CINESE, IL MONDO TREMA - thinknews.it


Di Dimitri Buffa – Un debito pubblico che tutto compreso oramai veleggia intorno al 200 per cento del prodotto nazionale lordo. Enti locali, che in Cina sono città da 18 milioni di abitanti in su, che fanno una finanza creativa che in confronto Tremonti e le regioni italiane con i loro derivati sono educande, e su tutto ciò lo spettro di una crisi analoga a quella dei subprime che nel 2008 in America aprirono la danza macabra della crisi mondiale.
Forse l’analisi apparsa sul “Financial times” sarà anche un tantino interessata, ma se è vero anche solo la metà di quanto riportato nell’articolo “The debt dragon”, il dragone del debito, allora le prospettive dell’economia mondiale rischiano di essere una caduta dalla padella nella brace nel medio periodo.
Secondo il reportage del “Ft”, che prende in esame il disastro avvenuto nella città di Guyang e la situazione del villaggio di Pianpo, “per la maggior parte dei suoi ultimi 30 anni di crescita media del 10,5 per cento, la Cina non si è basata sul credito. Ma ha fatto sempre più affidamento sul debito dopo la crisi finanziaria globale, attingendo a banche, obbligazioni e a una serie di istituzioni poco regolamentate per mantenere la sua economia ruggente.”
Il dirigismo comunista a propellente capitalista comincia però a mostrare la corda: per creare queste città enormi, tutte “Shangai like”, di cui si sente parlare da chi ritorna da viaggi in loco e che ospitano i nuovi ricchi cinesi, il metodo usato è sempre lo stesso: espropriare i contadini, indennizzarli in maniera adeguata e incentivare speculazioni edilizie praticamente senza regole. Nelle case poi ci andranno ad abitare anche gli espropriati che riusciranno a trarre vantaggio dallo sviluppo, gli altri saranno semplicemente “dislocati”, cioè “displaced” e anche questi spostamenti hanno un costo.
Solo che, come per gli States e i subprime, si vendono sempre meno appartamenti e sempre più gente non è in grado di pagare mutui e prestiti, comprese le stesse ditte immobiliari.
Molti costruttori hanno fatto ricorso al debito ma adesso la Bank of China sta cominciando a stringere i cordoni e sempre più frequenti sono strade interrotte, mondezza per strada e acquedotti prima smantellati e poi non rimessi a posto perchè sono finiti i soldi per pagare le maestranze. Che pure se non possono scioperare, magari si limitano a non andare più a lavorare.
Il governo cinese dice che questo non sarebbe un fenomeno preoccupante ma intanto fa di tutto per nasconderlo visto che ultimamente anche il rating del debito pubblico di molti enti locali cinesi cinesi è stato declassato dai vari Fitch, Moody’s , Standard and Poor’s e compagnia cantante.
Il pezzo del FT comincia proprio con la descrizione della desolazione e dell’abbandono della cittadina di Pianpo: “Il governo cinese afferma che il problema del debito è sotto controllo, ma la gente del villaggio Pianpo ha motivo di essere in disaccordo. Negli ultimi dodici mesi hanno visto la loro acqua tagliata, la spazzatura si accumula nelle strade e il loro salario non pagato…
Un autostrada sopraelevata vola sopra le case di cemento degli abitanti del villaggio, dovrebbe collegarli con il centro di Guiyang, uno di quelli a più rapida crescita tra le città della Cina. Invece, il raccordo autostradale per Pianpo termina in una chiazza di ghiaia…”
Infatti “la società di proprietà dello Stato che cura la costruzione della strada ha fatto troppo debito e non poteva pagare i suoi lavoratori edili. Tubi di acqua sono stati smantellati, quando i cantieri hanno cominciato, ma non sono mai stati riparati quando i contanti sono venuti a mancare. Così, un paio di volte al giorno, Chen Xiuxiang, 75 anni, arranca su per una collina per andare a prendere il suo peso in acqua – 120 libbre – da un rubinetto del cantiere abbandonato, portando due secchi su un palo di legno sulle spalle. La maggior parte dei suoi vicini fa lo stesso.” Scene da film di altri tempi.
Adesso il governo cinese, alle prese anche con il processo e lo scandalo di Bo Xilai, e con la sua gestione mediatica, potrebbe avere presto ben altri grattacapi. Perchè anche in Cina le ricette sono due: o il rigore e il contenimento del debito, ma il rischio è di fare la fine dell’Europa e dell’America messe insieme nei loro momenti peggiori, oppure continuare a fare debito pubblico e svalutare il rembimbi o moneta del popolo, rischiando però di trovarsi in rotta di collisione con gli Usa che non accetteranno l’incremento esponenziale del cosiddetto dumping.
Sia come sia, l’economia del dragone sembra basarsi ormai essenzialmente sul debito, pubblico e privato, e la tigre del mercato globale che tuttora ruggisce all’Occidente, rischia di venire presto percepita come un grande felino di carta.