lunedì 16 settembre 2013

L'uomo che ha messo un aereo nella villa E ora ci paga l'Imu sopra di Andrea Pasqualetto - corriere.it



FONTANAFREDDA (Pordenone) - Era il giugno del 1981, Giovanni Spadolini stava formando il nuovo governo, la lira precipitava sui mercati internazionali e la signora Amelia, moglie dell’impresario Rino De Marco, tirava il suo primo urlo: «Rinooo! L’è massa gross!».

UN ENORME GIOCATTOLO-Troppo grosso per il giardino, per il paese, per tutto. Quel giorno il creativo signor Rino era infatti tornato a casa con una sorpresa più ingombrante del solito: un aereo di linea dell'Alitalia. Proprio così, un Caravelle da 105 posti ancora perfettamente funzionante. Lui vedeva realizzarsi il sogno di una vita, lei del sogno notava soprattutto le dimensioni: 31 metri di lunghezza, 9 di altezza, 40 tonnellate di peso. Gigantesco. De Marco lo piazzò nel suo giardino di Fontanafredda, fra i campi di mais della pianura pordenonese ai piedi del Piancavallo, e lì rimase per sempre, imponente e tricolore come un enorme giocattolo. La cronaca dell’epoca si ferma alla bizzarra idea di De Marco, che allora aveva 44 anni, due figli e del velivolo avrebbe voluto fare un ristorante o una gelateria da collegare a una casetta in calcestruzzo che in parte ha costruito.
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino 
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino
    
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino
    
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino
    
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino
   
Pordenone: l'aereo Alitalia nel giardino
L'IDEA IMPRENDITORIALE-La cronaca di oggi racconta invece un altro fatto curioso: sul terreno che rese edificabile per l’aereo, il settantaseienne imprenditore, titolare negli anni ruggenti di quattro imprese edilizie per 200 dipendenti, ci paga l’Imu: «Adesso l’Imu, prima l’Ici, una volta la Bucalossi. Tutto per l’aereo. Quest’anno mi sembra mille euro, ma di queste cose sa tutto Amelia. Ameliaaa!». La signora esce cupa dalla cucina: «Lassa star, Rino, lassa star che mi dà fastidio… 1208 euro». E richiude. De Marco è più loquace della moglie e mentre parla ti mostra i progetti e le cartelle delle imposte, partendo dall’anno 1983: «Guarda qua: trentun milioni di lire al Comune di Fontanafredda come tassa di costruzione.Io dico, capirei se ci fosse il ristorante ma è tutto fermo da trent’anni, eh».
TRASPORTO ECCEZIONALE- Fra l’acquisto e l’ultimo balzello c’è dunque la tormentata storia del signor Rino, del suo Caravelle e di un sogno rimasto tale. Una storia grottesca, buona per un film dei fratelli Coen. A partire dall’odissea del primo giorno. «Ho dovuto smontare le ali e la coda e svuotarlo altrimenti i due camion dei trasporti eccezionali non me lo portavano dalle Officine Aeronavali di Tessera (Venezia, ndr) a qui». Cento chilometri evitando autostrade e ponti. Ma c’è stato comunque il problema dell’altezza della fusoliera: «Hanno dovuto staccare e rimettere i fili della luce in dieci paesi perché non ci passava». Costi?«L’aereo l’ho pagato 25 milioni di lire, le prime, perché poi ne ho spesi più di cento per smontarlo, trasportarlo, rimontarlo e fissarlo a terra». Apre un lucchetto, scioglie una catena ed eccola, dunque, l'opera incompiuta:
PERMESSI NEGATI-«Dovevano venire 94 posti originali a sedere, schiena con schiena, montacarichi di collegamento con le cucine a terra, piano sotterraneo alto 4 metri, lì doveva esserci la grotta dell’enoteca, lì i bagni, lì l’ingresso da sotto». Usciamo: «E li' volevo mettere due aerei piccoli, due caccia, già fermati per 15 milioni. Gli aerei sono la mia passione sa», elenca energico con l’entusiasmo di un bambino, portandoci a vedere questo gigante che un tempo solcava i cieli di mezzo mondo, dall’Italia al Sudafrica agli Emirati Arabi, e che ora giace vuoto e arrugginito sul suo giardino. «Avevo tutti i permessi, Comune, pompieri… poi sono arrivati quelli dell’Usl e si sono impuntati sul discorso della scarsa aerazione dei locali, ma guarda lì se non c’era aria: finestroni. Non c’è stato niente da fare, brutto demonio».
PROBLEMI DI AREAZIONE-All’Usl di allora, oggi Azienda sanitaria locale, il disco rosso arrivò da un tecnico della prevenzione, Franca Pusiol, ancora lì dopo trent’anni: «De Marco non la racconta giusta. Le cose andarono così: il Comune mi chiese un parere e fu negativo perché secondo me la struttura non era adeguata per essere adibita a pubblico esercizio. Non c’entra l’aerazione, il problema era l’aereo, che fra l’altro non aveva nemmeno l'ancoraggio a terra. De Marco si è però arreso subito. Se avesse ripresentato la domanda magari gli avremmo dato un parere diverso e invece ha mollato». Lui, un combattente che alterna ardore a delusione, non ci sta: «Io non ho mollato un bel niente. Non c’era verso, dai… lasciamo perdere, mmmh, meglio se non dico altro». Comunque sia, l’ha risolta così: «Ho fermato subito i lavori e ho portato a casa plancia, installazioni della carlinga, sedili… anche perché me li stavano rubando». È finito tutto accatastato nel garage della sua bella villetta familiare, dignitosa ma non abbastanza grande da ospitare un simile ammasso di cose. Ci sono sedili infilati ovunque. La strumentazione della cabina di pilotaggio spunta in mezzo alla taverna, «nel bagno di sopra ho messo le macchinette di aspirazione, ho roba dappertutto». Praticamente trent’anni fa ha traslocato il Caravelle nella sua abitazione. Dove la signora Amelia cerca di trattenersi: «Basta con quell’aereo, Rino, bastaaa».
Andrea Pasqualetto