lunedì 10 febbraio 2014

Google verso la casa smart: con i prodotti intelligenti la domotica diventa facile e accessibile -casa24.ilsole24ore.com


Elettrodomestici e oggetti intelligenti inizieranno presto a dialogare tra loro nelle nostre abitazioni e, quando accadrà, Google vorrà essere al centro di questa conversazione. Con l'acquisizione per 3,2 miliardi di euro dei termostati e rilevatori di fumo high tech Nest Labs, il gigante di Mountain View ha scelto di entrare nelle nostre case. E mentre cresce il numero di dispositivi domestici intelligenti sul mercato, vuole semplicemente assicurarsi che in futuro questi apparecchi siano tutti capaci di parlare la lingua di Android, e non iOs o Windows. 

Finora il business della "casa connessa" non mai è riuscito a decollare. La domotica viene ancora percepita come un "giochino", per pochi che se lo possono permettere. Ma l'acquisizione di Nest Lab ha riacceso le speranze e, se Google diventerà vero protagonista dell'home automation, è probabile che presto i prodotti smart per la casa diventino più accessibili, economici e facili da usare. La frontiera è quella dell'internet of things, un mondo cioè in cui tostapane e bollitore del the sono collegati alla Rete, in cui ogni oggetto sarà dotato di un microchip che gli permette di inviare e ricevere informazioni.
I termostati Nest Labs, sul mercato dal 2011, possono essere impostati da remoto, tramite smartphone o tablet; si connettono alla rete wi-fi per analizzare e confrontare la temperatura esterna con quella interna. Il rilevatore di fumo, invece, percepisce gli allarmi vocali; è controllabile con i movimenti della mano. Al momento questi prodotti sono disponibili solo negli Stati Uniti, Canada e Regno Unito, rispettivamente a 249 e 129 dollari. Non si conoscono i dati ufficiali di vendita, ma si parla di circa 40mila dispositivi acquistati al mese.
Dopo l'operazione Nest, Google non ha ancora rivelato i suoi piani. Ma sono già in tanti ad aspettarsi presto l'arrivo sul mercato di un'intera linea di prodotti per la casa, connessi a internet. Alcuni potrebbero sfruttare servizi Google già esistenti: ad esempio l'app Google Now, una specie di assistente digitale intelligente che fornisce informazioni su misura all'utente, potrebbe diventare ancora più utile se connessa ai prodotti Nest; il software di mappatura digitale potrebbe studiare il layout della casa e delegare le faccende domestiche ad un robot senza l'intervento umano (vedi la recente acquisizione dell'azienda robotica Boston Dynamics da parte di Google, ndr). Il ceo di Nest Lab, Tony Fadell, ex dipendente Apple che ha lavorato all'originale iPod, per descrivere questa rivoluzione parla di "casa cosciente", un ambiente domestico in cui tutti i dispositivi - precedentemente passivi - diventano improvvisamente attivi.
Con un occhio sempre attento alla privacy, Google potrebbe così iniziare a raccogliere informazioni anche tra le mura domestiche, ad esempio controllando i consumi energetici di una lavatrice o di un televisore. Nel frattempo sono decine i produttori che si tuffano nel business degli elettrodomestici intelligenti. Il mercato è destinato a crescere rapidamente, superando 24 milioni di unità entro il 2017, secondo Abi Research. In questo contesto si inseriscono la serratura intelligente August Smart Lock (199 dollari) che permette di aprire la porta con lo smartphone, senza cablaggi o costose procedure di installazione; la lampadina Hue di Philips; il frigorifero T9000 della Samsung; e così via. Ai singoli prodotti smart si affiancano gli aggregatori domotici, cioè i sistemi di controllo dell'automazione domestica che consentono tramite smartphone o tablet di gestire e regolare i dispositivi da remoto. Aziende come Adt o Comcast offrono già applicazioni di questo tipo (Adt Pulse, ad esempio, l'app presentata all'ultimo Ces di Las Vegas che può controllare luci, termostati, serrature, e anche piccoli elettrodomestici). In Italia dominano il mercato Btcino, Vimar, Giwess, Somfy e altre minori.
Quello che ancora manca, però, è un linguaggio comune adottato da tutti i produttori che consenta ai singoli apparecchi di scambiarsi informazioni tra loro, all'interno di un sistema condiviso, rendendo accessibile a tutti l'automazione domestica, tramite ogni tablet o smartphone. Da qui nasce il recente accordo stretto tra quattro importanti gruppi mondiali – ABB, Bosh, Cisco e Lg – per cooperare nella definizione di una piattaforma software aperta: tutti gli apparecchi funzionanti con energia elettrica potranno utilizzare uno standard comune per lo scambio di dati. E in attesa di Mountain View, anche le aziende italiane hanno deciso di darsi una mossa: «Se non facciamo niente, tra un po' arriva Google e impone gli standard che gli fanno comodo», ha detto la settimana scorsa Andrea Merloni, presidente del consorzio di imprese Home Lab, presentando Open Web Net (vedi scheda), un linguaggio informatico che consente ad un primo gruppo di prodotti made in Italy di dialogare tra loro.
Si tratta della grammatica scelta dal consorzio di imprese di HomeLab (Ariston Thermo, Btcino, Gruppo Elica, Indesit Company, Loccioni, MR&D Institute, Spes, Teuco Guzzini), in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche, grazie al quale un primo gruppo di prodotti potrà scambiarsi informazioni (secondo dei codici che verranno scritti sul microprocessore). Open Web Net è aperto a tutti, in gergo si direbbe "open source": qualunque impresa italiana, produttrice di beni o servizi per la casa, può scaricarlo, implementarlo e adattarlo ai suoi prodotti. «Ci piacerebbe che questo linguaggio potesse avere un futuro – ha detto Andrea Merloni, presidente di HomeLab - e che venisse adottato da altri produttori del settore, anche nostri competitor».

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