mercoledì 12 giugno 2013

Comprare casa a Londra Il new trend degli italiani: semplice investimento o rifugio di capitali (ANSA)

Comprare casa a Londra

(KNC)

L’attrazione degli italiani verso la capitale del Regno Unito ormai costituisce un dato ampiamente consolidato e suffragato dalle statistiche dell'ultimo ventennio che collocano gli Italiani unitamente ai russi ed agli arabi in vetta alle classifiche degli investitori nel settore immobiliare londinese. Nelle grandi metropoli, generalmente, nel corso degli anni, tendono a svilupparsi aree e/o quartieri con una prevalenza di individui aventi le medesime origini e pertanto accomunati da stili di vita ed esigenze omologhe. La medesima esperienza non poteva non verificarsi anche nella metropoli inglese che ha visto all’interno dei quartieri  piu’ centrali il radicarsi di questo fenomeno sociale.
In particolare è possibile notare nel quartiere di Knightsbridge una presenza considerevole del mondo arabo, nella zona di Canary Wharf  di giapponesi e cinesi, ed ancora  nelle zone di South Kensington e Chelsea una forte presenza di italiani.
La caratteristica principale dell'investitore italiano orientato verso il territorio londinese è stata sempre individuabile nella costante ricerca  delle "prime location" o "prime address", tendenza questa stimolata negli anni da una consistente rivalutazione del capitale investito in scelte immobiliari, con valori capaci di toccare soglie anche del 18% annuo.
Diversamente, nell'ultimo decennio si e’ registrata una controtendenza del fenomeno appena descritto, che vede allertati  piu' investitori i quali mirano in modo piu' largo al mercato.
 Le cause del new trend vanno principalmente ricercate, spiega BuccirossiRe azienda leader che opera a Londra, nei seguenti elementi di valutazione del sistema immobiliare in analisi: sfiducia nell'ordinamento italiano e nelle politiche economiche di riferimento determinanti il crollo dei consumi e nuove opportunità di investimento nel mercato centro-est di Londra.
Il palcoscenico estero, seppur innamorato del Bel Paese, con il perdurare di normative notevolmente incidenti sulle scelte imprenditoriali in questione, non  ha potuto che reagire ponendo un freno agli investimenti verso l’Italia, optando, per la maggior parte, su altri mercati piu’ fertili e per di più caratterizzati da un sistema giuridico ed istituzionale maggiormente garantista rispetto a quello italiano.
A seguito dello scoraggiamento internazionale verso lo stivale, anche gli italiani, quantomeno quelli che godono di una visione piu’ aperta e lungimirante, hanno iniziato a considerare maggiormente l’ipotesi (per quanto possibile) di disinvestire in Italia, per trasferire le proprie risorse su di in un campo piu’ fruttifero e sapientemente seminato come quello londinese.
Attualmente gli investitori italiani, sottolinea Gaetano Buccirossi, sembrano essere virtualmente scomponibili in due filoni, da una parte si collocano gli affezionati alla cultura londinese che già avevano avuto modo di apprezzare il mercato londinese ed effettuare scelte di investimento coraggiose  e che oggi decidono di dare ancor piu’ “benzina” al serbatoio, convinti che il famoso pied a terre, dove trascorrere qualche weekend a bere dell’ottimo the, sia molto piu’ di un semplice investimento tanto da poter assurgere oggi  a vero e proprio rifugio di capitali.
Dall'altro lato troviamo gli esordienti, i neofiti dell'esperienza estera intenzionati a trasferire il proprio “salvadanaio” in un posto avvertito come piu’ sicuro e proporzionalmente piu’ redditizio, capace di garantirgli una buona rendita e allo stesso tempo un’ottima rivalutazione del proprio capitale negli anni.
Sfruttando l'onda positiva generata grazie agli investimenti compiuti dal governo inglese, nell’ area centro-est di Londra, a seguito dell'aggiudicazione dell’appalto per le Olimpiadi 2012, insieme con i positivi riflessi dovuti allo sviluppo del nuovo polo finanziario londinese "Canary Wharf", le imprese edili radicate sul territorio hanno in parte già realizzato ed in parte programmato numerosi nuovi complessi immobiliari che continueranno a proliferare fino al 2020. Questo impiego di risorse sul territorio da parte del governo,conclude Buccirossi,  ha attratto l'attenzione anche di una nuova categoria di investitori, che hanno avuto la possibilità di iniziare ad investire a Londra i propri capitali che, seppur non ingenti, consentono loro ad oggi di godere di rendite annuali medie del 5,5% e di una rivalutazione annua dell’immobile di media pari al 10%.
Nell’ ultimo anno, alla luce di tutto cio’, moltissimi italiani hanno avuto modo di constatare, verificare ed apprezzare questa opportunità, spezzando quel “cordone ombelicale “ che li teneva legati, quasi esclusivamente, alla parte ovest di Londra che, pur essendo, sempre affascinante e redditizia, resta non accessibile ai più in considerazione  dei valori per metro quadro, decisamente superiori rispetto al West End.