martedì 26 novembre 2013

Cina, il mercato immobiliare verso una nuova tassazione -lettera43.it

La Cina aumenterà le tasse per il possesso di immobili ed è pronta ad accelerare la legislazione e la riforma di una tassa sulla proprietà. Lo ha detto il ministro delle Finanze Lou Jiwei, in un'intervista al Quotidiano del Popolo, senza peraltro offrire maggiori dettagli.
TITOLI IMMOBILIARI IN CALO. Questa vaghezza ha gettato nel panico il settore immobiliare, i cui titoli sono immediatamente calati alla borsa di Shanghai. I costruttori, che finora hanno beneficiato della bolla speculativa, piangono già miseria, e Ping An Securities – uno di loro - ha comunicato che la notizia è negativa per le prospettive a lungo termine degli sviluppatori (il nome elegante con cui vengono definiti i palazzinari).
NON PROPRIO IMU. Eppure dovrebbero aspettarselo, perché di una tassa sulla proprietà immobiliare si parla ormai da quattro anni e a Shanghai e Chongqing è già in vigore “a titolo sperimentale” dal 2011.
Parlare di “Imu cinese” viene spontaneo, ma l'imposta cinese è diversa.
Mentre quella italiana colpisce la rendita catastale di qualsiasi immobile, con aliquote che crescono progressivamente dalla prima casa a quelle successive, a Shanghai e a Chongqing l'imposta si basa sul prezzo di mercato.
LE DIFFERENZA TRA METROPOLI. È stata ridefinita più volte e le due città non applicano le stesse regole e aliquote, ma le ultime modifiche, di qualche giorno fa, recitano quanto segue: a Shanghai, si paga tra lo 0,4 e lo 0,6% del valore medio e la tassa è applicata solo sugli immobili che costano più di 27 mila yuan al metro quadrato (circa 3.300 euro).
A Chongqing si tassano le proprietà con un valore di mercato di almeno 12 mila yuan al metro quadrato (1.460 euro), ma sono stati esentati molti immobili di piccole dimensioni nonché i proprietari di lungo termine. Chi ha acquistato proprietà di oltre 180 metri quadrati dopo il 2011 pagherà di più.

L'obiettivo: frenare la bolla immobiliare

È chiaro l'intento: non si vuole colpire tutti indiscriminatamente e, forse, fare cassa non è lo scopo principale, anche se il balzello farebbe comodo ai governi locali, che hanno il disperato bisogno di coprire i propri buchi di bilancio, arrivati ormai a un totale di 20 mila miliardi di Renminbi (ben oltre i 2 mila miliardi di euro).
La tassa cinese è soprattutto un deterrente per sgonfiare la bolla immobiliare, che attira investimenti destinabili a settori più innovativi, e crea un pericoloso effetto destabilizzante per tutta l'economia.
FAVORIRE L'UGUAGLIANZA. Non solo: l'imposta sulla proprietà ha anche una funzione egualitaria, perché il problema della Cina è che la casa è diventata uno dei principali parametri, forse il principale, su cui si misura la ricchezza. E c'è chi di immobili, a Pechino, se ne era comprati 41: una funzionaria dello Shanxi che non a caso fu soprannominata dal popolo “sorella casa”, quando lo scorso febbraio scoppiò lo scandalo che riguardava quei 10 mila metri quadrati che rappresentavano il totale dei suoi possedimenti.
Per non parlare di Zhao Haibin, un funzionario di polizia di Lufeng, nel Guangdong, che di case ne aveva 192, tra Huizhou, Shenzhen e Zhuhai.
UNA RIFORMA TRA LE RIFORME. Non si sa quanti siano i proprietari, in tutta la Cina, ma l'uso di investire sul mattone è diffusissimo anche perché non esistono molti altri modi di valorizzare i propri risparmi.
I tassi di interesse sui depositi bancari sono inferiori all'inflazione, così i cinesi cercano qualsiasi buona occasione per valorizzare i propri risparmi al di fuori del credito ufficiale. E la casa è il principale. Le file di villette a schiera desolatamente vuote nella (ex) campagna cinese ne sono il risultato estetico più evidente.
'DELOCALIZZARE' I RISPARMI. Così, l'eventuale tassa va intesa nel più generale piano di riforme appena varato dal terzo Plenum del Politburo, in cui compare anche la liberalizzazione bancaria (cioè la nascita di banche private che facciano concorrenza a quelle di Stato) e la libera fluttuazione dei tassi d'interesse. Insomma: che i risparmi vadano altrove.

Verso un registro unificato

La tassa sulla proprietà immobiliare era stata proprio la grande assente tra le riforme annunciate e molti osservatori avevano ritenuto che la leadership cinese giudicasse ancora non maturi i tempi per estendere l'imposta, date le immense differenze di regime fiscale e di redditi tra le diverse zone della Cina e il grande caos.
Ed ecco che, giusto ieri, il Consiglio di Stato (leggi 'governo' ) ha deciso che tutti i registri delle proprietà immobiliari e terriere saranno unificati sotto la supervisione del ministero della Terra e delle Risorse. Bisogna mettere ordine e fare chiarezza.
IL SETTORE GENERA IL 16% DEL PIL. Allo stesso tempo, non si può stroncare del tutto il settore immobiliare, che è uno dei principali motori dell'economia. Si calcola che dal cemento dipendano circa quaranta altre industrie e che il settore generi circa il 16 per cento degli 8.500 miliardi di dollari che rappresentano il Prodotto interno lordo della Cina.