venerdì 6 dicembre 2013

Vado ai Caraibi per fare business - espansioneonline.it

L’obiettivo è ambizioso: raggiungere i 10 milioni di turisti in dieci anni. Il che significa più che raddoppiare l’attuale flusso di visitatori della Repubblica Dominicana: il 2013 si chiuderà con circa 4 milioni di presenze di turisti stranieri. «Ho sempre sostenuto che il turismo sarà il motore dello sviluppo nazionale», ha detto subito dopo la sua elezione, avvenuta nel 2012, il presidente Danilo Medina. «I 10 milioni di turisti all’anno è il risultato principale da raggiungere nel prossimo decennio, attraverso una serie di progetti coordinati. La legislazione vigente sarà adattata alle necessità dei piani di sviluppo. Creeremo le condizioni per attrarre una nuova ondata d’investimenti nel settore, così come canalizzeremo nuove fonti di finanziamento per stimolare gli investimenti privati nel turismo. Svilupperemo il nostro marchio-paese, con un piano di marketing aggressivo. Favoriremo il settore delle crociere con progetti in grado di attrarre il mercato, anche per fare della Repubblica Dominicana una piattaforma di accesso ai Caraibi».

«Gli spot, affissioni e pubblicità, sbarcati ormai anche sugli autobus di New York, dicono: Dominican Republic has it all. E vogliono comunicare che da noi non ci sono solo spiagge candide, circondate da palme,  che fronteggiano un mare trasparente. Qui c’è cultura, sport (non solo il golf), trekking, artigianato, città e paesi da visitare e una natura unica da vivere da vicino», spiega Lorenzo Sancassani, direttore provinciale del Turismo di Puerto Plata, città del nord dell’isola, dove attraccò Colombo nel 1492. Italiano con doppio passaporto, imprenditore immobiliare, Sancassani è impegnato a portare avanti partnership pubblico-privato per lanciare una nuova immagine della zona di Puerto Plata. «Per svilupparci come vuole il presidente e come vogliamo noi, bisogna andare al di là della formula “all inclusive”, che mantiene il turista all’interno delle strutture alberghiere», dice Sancassani al margine di una fiera che propone Puerto Plata come meta di turismo attivo (knite surfing, bici, trekking, rafting). «Dobbiamo offrire al turista un ventaglio ampio di incontri con la cultura dominicana: dal merengue all’artigianato, dalla cucina tipica alla lavorazione dell’ambra, del larimer (pietra azzurra che si trova esclusivamente nell’isola, ndr), del tabacco. Se il turista visita città e paesi, si muove almeno un po’ dalla spiaggia, è tutta l’economia che riceve una spinta per crescere».
Il turismo, insomma, è visto come volano dello sviluppo di tutto il Paese. Già adesso, e non solo per favorire gli afflussi turistici, si lavora per ammodernare la rete stradale e portuale. Con il sostegno del Bid (il banco interamericano di sviluppo) sono stati programmati investimenti in infrastrutture, complessi turistici, programmi di sostegno imprese locali, per oltre un miliardo di dollari nel prossimo decennio. Ai quali si aggiungeranno gli investimenti privati. Una iniezione di liquidità e di progetti che potrebbe dare una marcia in più ad un paese che, comunque, negli ultimi anni è cresciuto. Il Pil della Repubblica Dominicana è di 58,59 miliardi di dollari, in crescita del 3,9% nel 2012, e crescerà tra il 3% e il 5% nei prossimi cinque anni (stime del Fondo monetario internazionale). L’economia è trainata dall’agricoltura (canna da zucchero e tabacco) e servizi. Il turismo e il suo indotto generano il 20% del pil e il 50% delle entrate in valuta pregiata. L’inflazione dal 3,6% del 2012 crescerà fino al 4,75% nel 2014, per poi scendere al 4% nei successivi quattro anni. Il debito pubblico è al 36% del Pil, l’Italia ha superato il 133%).

Poche tasse, tante opportunità

Dati che fanno pensare a un processo di stabilizzazione  finanziaria che potrebbe rendere interessante investire in questo Paese, dove l’ambiente è favorevole all’imprenditoria. Il fisco è leggero (almeno rispetto al nostro), Il salario medio è di 280 euro. Una legge del 1997  ha aperto l’economia dominicana agli scambi commerciali e agli investimenti internazionali. La norma consente l’investimento estero in tutti i settori dell’economia nazionale (tranne sicurezza nazionale, salute pubblica e protezione del patrimonio ambientale), senza previa autorizzazione da parte delle autorità locali e con l’eliminazione di qualsiasi limite al trasferimento di utili e al rimpatrio dei capitali. Inoltre ai fondi esteri è assicurata parità di trattamento rispetto a quelli nazionali. Finora le imprese italiane erano presenti nella Repubblica 
Dominicana nei settori delle infrastrutture, nautica, cemento e calcestruzzo, energia e acqua. Ma anche il turismo ha il suo appeal. «Dal 2001 la Repubblica Dominicana ha di una legge di incentivazione turistica che ha rivoluzionato il sistema degli investimenti ed ha permesso di attrarre grandi volumi di capitale», dice Manuel Pacheco, direttore del Dipartimento investimenti e sviluppo del ministero del Turismo dominicano.
«La norma ha tre finalità; la creazione sviluppo nelle zone del paese che, pur avendo importanti attrattive di base, presentano una crescita limitata; la realizzazione di nuove offerte complementari nei poli turistici già sviluppati; il recupero delle proprietà alberghiere in essere da cinque o più anni. La legge esenta dal pagamento di tutte le imposte nazionali e municipali per 10 anni.».
Conviene che nel capitale della società siano presenti azionisti dominicani?
«Direi di sì. Non solo conoscono gli usi e le consuetudini locali nella conduzione degli affari. Molti proprietari di grandi terreni in stupende zone turistiche sono sempre disposti a formare società alle quali loro contribuiscono soprattutto con la terra e lo straniero con il capitale, dando luogo a imprese congiunte di successo. Gli esempi non mancano».
Anche il settore immobiliare, in vista del programmato boom turistico – che si propone di attirare oltre agli habitué tradizionali (nordamericani, europei) anche latino americani (brasiliani in primis) e russi – potrebbe offrire interessanti opportunità con rendite annue da affitto intorno all’8%-18%. Nelle zona pregiate, un appartamento si compra mediamente a 1200 dollari al metro quadro e gli affitti si aggirano intorno agli 800 dollari al mese.
Conferma Pacheco: «Gli investimenti esteri diretti sono un elemento chiave nello nostro sviluppo. Abbiamo dimostrato di essere un Paese che tratta con rispetto  chi impegna da noi i suoi risparmi. Gli stranieri, soddisfatti del trattamento fiscale (4% alla vendita e l’1% annuo sul valore dichiarato), dalla rendita e dalla stabilità giuridica ed economica del nostro Paese. Dal 1993 ad oggi si sono investiti nel paese 24 miliardi di dollari, quasi 200 milioni dall’Italia. Il turismo è il maggior beneficiario dell’investimento estero. Certo, il clima, il mare, l’interno con le montagne e la foresta incontaminata, sono le attrattive principali. Ma non va dimenticato la stabilità del paese che non ha sofferto per la crisi immobiliare».
Le opportunità, insomma, sembrano non mancare nella Repubblica Dominicana.
I rischi, oltre a quelli classici di ogni avventura imprenditoriale, potrebbero riguardare  il modo di vivere caraibico, che è molto, molto, più lento di quello di un occidentale. In ogni attività, affari inclusi, le relazioni interpersonale, le amicizie hanno la loro importanza.
È una economia di relazione, alla quale noi italiani non siamo certo disabituati.