lunedì 24 febbraio 2014

Dai Borboni i primi 'mattoni' antisismici -a-realestate.it

Case non più alte di due piani, prive di elementi sporgenti, incatenamento di travi e solai alle mura: sono alcune delle regole per un'edilizia antisismica emanate dal governo borbonico dopo il terremoto delle Calabrie iniziato il 5 febbraio 1783. Si tratta della sequenza sismica più lunga e disastrosa del nostro Paese, durò circa tre anni e causò oltre 30.000 vittime. A ricostruire la storia del sisma e della ricostruzione edilizia che ne seguì sono Filippo Bernardini della sezione di Bologna dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Carlo Meletti dell'Ingv di Pisa. La ricostruzione fatta dal governo Borbonico, fu pensata, scrivono Bernardini e Meletti, secondo regole e piani urbanistici totalmente nuovi, finalizzati alla riduzione del rischio sismico. Il lavoro della 'task force' di esperti che il governo Borbonico mise in piedi per studiare il fenomeno e trovare soluzioni edilizie sicure ed efficaci per la ricostruzione gettò le basi a quello che secondo il Consiglio Nazionale le delle ricerche (Cnr) è il primo regolamento antisismico d'Europa. Durante la sequenza sismica si verificarono due eventi molto forti, il 5 febbraio e il 28 marzo 1783, che ebbero ciascuno magnitudo di circa 7. Vi fu anche uno tsunami con ondate che investirono le coste. Gli effetti furono devastanti in Calabria e Sicilia nord-orientale: 182 centri rasi al suolo, circa 30.000 morti in Calabria, cui si aggiunsero le vittime in Sicilia (almeno 700 solo a Messina). Il re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone, inviò una spedizione di esperti per eseguire indagini scientifiche e trovare soluzioni edilizie sicure. Le norme emanate per la ricostruzione, suggerirono: forma delle città, dislocazione degli edifici, larghezza delle strade e diedero regole antisismiche precise per la struttura degli edifici.


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