giovedì 9 maggio 2013

Società italiane assenti nelle Ipo immobiliari di Paola Dezza - Il Sole 24 Ore


Il bilancio del segmento Ipo per il primo trimestre 2013 è tutto in positivo. Tanto che a livello globale in Europa nel periodo ha raggiunto quota 3,2 miliardi di euro dai 2,3 miliardi (+40%) dello stesso periodo di un anno prima.
E la crescita è dovuta all'immobiliare, nel dettaglio alla quotazione di Leg Immobilien e al debutto di Countrywide a Londra, il maggiore network di agency real estate che raggruppa anche i brand Hamptons International e Bairstow Eves, che rappresenta una delle 5 top Ipo europee del trimestre (0,9 miliardi di euro a marzo).
In pipeline ci sono altre quotazioni, come quella di LogiCor, braccio di Blackstone dedicato alla logistica in Europa. Società che appartengono a mercati, UK e Germania, che non si devono confrontare con un'incertezza politica ed economica come altri Paesi in Europa.
Le società immobiliari che si sono quotate in questo 2013 svolgono servizi a tutto campo nel settore immobiliare: property management, servizi di agenzia per affitti e compravendite, servizi finanziari e di consulenza immobiliare e altro. «Si potrebbe dire, fatto salvo qualche piccolo distinguo, che possono essere paragonate a società italiane quotate del medesimo settore – dice Matteo Colombo, partner PwC del Gruppo Capital Markets & Accounting Advisory –. C'è da dire tuttavia che in Italia molte di queste attività sono ancora svolte da società controllate dai grandi gruppi immobiliari assicurativi, bancari e della grande distribuzione organizzata, ovvero i proprietari di buona parte del patrimonio immobiliare italiano sono anche gli stessi che possiedono le società che svolgono i servizi immobiliari con riferimento a questi immobili».
Quale il futuro delle immobiliari in Borsa? «Vi è molta incertezza sul mercato, frutto della situazione finanziaria dei principali Paesi, della "matura" economia europea, della instabilità politica, dello sviluppo ancora poco ordinato delle nuove economie. Diciamo che oggi in Italia ci può essere la possibilità di creare valore principalmente attraverso processi di scorporo e separazione delle attività correlate ai servizi immobiliari rispetto ai grandi gruppi proprietari degli immobili. La parte finanziaria del settore, finanziamenti e mutui non è sicuramente sugli scudi. La visibilità è in ogni caso molto limitata, anche chi è pronto per confrontarsi con il mercato in questa fase congiunturale di incertezza preferisce attendere».
Soprattutto, secondo Pwc, non esiste un segmento specifico dedicato alle società immobiliari italiane che si possa considerare tale. Si contano poche società quotate, il panorama è oltremodo eterogeneo: società che gestiscono la valorizzazione di territori per lo sviluppo di iniziative immobiliari, società orientate all'acquisto di immobili da mettere a reddito e poi, meno, società di servizi immobiliari.
«Credo che non sia facile nell'attuale contesto dare slancio alle Ipo in Italia, a prescindere dal settore di riferimento – continua l'intervistato –. L'Italia è un mercato che potrebbe anche avere delle potenzialità notevoli, ma rimangono inespresse perchè molti investitori giudicano troppo elevato il rischio. Anche se, per esempio, il settore immobiliare retail potrebbe essere interessante con possibilità di crescita rispetto ai principali Paesi europei. Gli operatori della Grande Distribuzione Organizzata possono considerarsi dei buoni sviluppatori del mercato immobiliare italiano.».
«Se si guarda ai Paesi di appartenenza delle società che si sono appena quotate – dice Colombo –, sono Nazioni che hanno posto in essere una serie di azioni a sostegno dell'economia primaria che hanno avuto effetti benefici anche sul settore degli immobili e quindi dei servizi a essi correlati. Immobili che in quei Paesi sono oggi più che mai visti come merce liquida di scambio».