lunedì 19 agosto 2013

Il Fisco «accende» il redditometro Via ai controlli sugli ultimi 4 anni di Mario Sensini - corriere.it



Il nuovo software «gira» ormai da settimane, apparentemente senza problemi, ed ha finito il rodaggio. Le interconnessioni con tutte le 128 banche dati dove pescherà gli elementi necessari funzionano a dovere. Gli uffici ed i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, ricevute le istruzioni e fatti i test, sono pronti. E sono stati superati anche gli intoppi legali, semmai fossero stati un problema, con la sentenza del Tribunale di Napoli secondo il quale non c'è violazione della privacy. Il redditometro 2013 è sulla pista di decollo. Oggi stesso il sistema verrà fisicamente «acceso», ed in pochi secondi sarà in grado di sfornare la prima lista dei potenziali evasori fiscali. Che potrebbero ricevere l'invito dell'Agenzia a presentarsi nei suoi uffici per spiegare come hanno fatto a spendere così tanti soldi dopo aver dichiarato al Fisco così poco già nei primi giorni di settembre. 
REDDITI 2009 - I primi ad essere scandagliati saranno i redditi del 2009, dichiarati nel 2010. Il sistema sarà in grado di ricostruire per ciascun contribuente le spese effettuate di cui l'amministrazione fiscale ha certezza (quasi tutte, e comunque tutte quelle rilevanti, che sono presenti nelle cento e passa banche dati collegate all'Agenzia), e di metterle a confronto con il reddito dichiarato in quell'anno. E di evidenziare tutti i casi in cui la differenza è superiore al 20%, la soglia che fa scattare l'accertamento. All'inizio gli ispettori fiscali si concentreranno sulle incongruità più evidenti, sui casi dove la differenza tra il dichiarato e la spesa accertata è più elevata. Poi pian piano i controlli saranno estesi, tanto che ne sono previsti a regime 35 mila l'anno, anche se i contribuenti onesti avranno poco da temere. L'accertamento sintetico del reddito con il nuovo strumento, che aggiorna profondamente il redditometro esistente (e che non funziona più, come dimostrano i dati delle somme recuperate nel 2012, appena 30 milioni di euro), prevede un doppio contraddittorio tra il Fisco ed i contribuenti ancor prima dell'apertura formale dell'accertamento ed alcune garanzie specifiche, che con il vecchio sistema non c'erano.
SE QUALCOSA NON QUADRA - Se il redditometro evidenziasse uno scarto tra il reddito e le spese superiore al 20%, che non quadra neanche considerato il reddito familiare complessivo, che gli ispettori del Fisco dovranno comunque verificare prima di aprire la pratica, il contribuente verrebbe invitato a presentarsi negli uffici dell'Agenzia e già in questa primissima fase potrà dare le spiegazioni necessarie. Dimostrare con prove certe, ad esempio, che la casa o l'automobile è stata acquistata con i risparmi degli anni passati, o con soldi già tassati, perché magari sono rendite finanziarie, o che è stata una donazione dei genitori. Se le prove fossero convincenti (ma devono esserci gli atti, o i bonifici o le fatture) il caso si chiuderebbe qui, senza conseguenze.
I SOSPETTI DEL FISCO - Se il Fisco dovesse invece avere ancora dei sospetti si aprirebbe una seconda fase del contraddittorio, più approfondita. Il Fisco chiederebbe ragione ai contribuenti anche delle spese «stimate», cioè di quelle più piccole ed appunto calcolate in base agli indici Istat (come il vitto, le spese per i vestiti, i trasporti, il tempo libero). In questo caso potranno essere opposte dai contribuenti anche argomentazioni logiche (e non necessariamente prove documentali) per contestare le spese presunte (per esempio l'uso dell'auto di un parente o della mensa aziendale). Se anche al termine di questa fase il Fisco mantenesse le sue pretese, ovvero di far pagare le tasse sul reddito effettivo calcolato con il redditometro, e non su quello dichiarato, si aprirebbe l'accertamento formale. L'amministrazione dovrà quantificare il maggior reddito accertabile e la maggiore imposta da pagare, e chiedere al contribuente di aderire al pagamento delle somme richieste. Arrivati a quel punto non restano che due strade: pagare entro quindici giorni per avere le sanzioni ridotte, oppure avviare un contenzioso, ricorrendo alla giustizia tributaria. 
Mario Sensini