martedì 20 agosto 2013

L'Imu sbarca in Cina per frenare l'impennata dei prezzi sugli immobili - nannimagazine.it

Proponiamo di seguito l'analisi del collega Mirko Misceo per Limes sulla tassa attivata per ora a Shanghai e Chongqing. Gli interessi dei membri del Pcc che traggono beneficio dalla speculazione edilizia potrebbero ostacolarne la piena attuazione


Anche la Cina è alle prese con la tassa sullacasa. Per il momento sono solo Shanghai e Chongqing le città in cui è stato avviato l'esperimento della 'fangchang shui' (l'Imu cinese), ma i risultati non sembrano deludere le aspettative di chi vede in questa nuova mossa economica un altro tentativo di Pechino di lanciare il Paese verso la modernizzazione. A Shanghai le statistiche confermano un'evidente diminuzione delle vendite di case di lusso. "Questo è l'obiettivo che tutto il paese deve perseguire per controllare le speculazioni e l'aumento del prezzo delle case e degli affitti", ha dichiarato Gu Kang, direttore del dipartimento di Ricerche Finanziarie del ministero del Tesoro cinese. 

Oltre a rimpinguare le casse dello Stato riservate al welfare, la tassa ha come primo obiettivoquello di porre un freno al crescente aumento dei prezzi degli immobili che lascia senza abitazione la classe media. Costretti ad affittare stanze di pochi metri quadri, ricavate dimezzando quelle di dimensioni normali col cartongesso, o a procurarsi un posto letto in dormitori improvvisati, gli impiegati e i lavoratori del terziario cinesi hanno da tempo rinunciato al sogno di acquistare una casa e ottenere quindi i privilegi riservati ai residenti di città di "primo livello", come vengono definite Pechino, Shanghai, Chongqing e Canton (ma la lista diventa ogni anno più lunga).

La tassa sulla casa può diventare quindi una scorciatoia verso quell'armonia sociale tantoricercata da Pechino? "La strada è ancora lunga - ha precisato Gu Kang - ma questo è un passo obbligatorio che bisogna affrontare se si vuole seriamente risolvere il problema della crescente disuguaglianza sociale nel nostro paese". Secondo gli studiosi, infatti, è proprio la speculazione immobiliare a favorire l'aumento della ricchezza di una piccola parte della popolazione a discapito della maggioranza. "È giusto che adesso i ricchi aiutino i più poveri - ha continuato il ricercatore del dipartimento del Tesoro cinese - altrimenti tradiremmo l'obiettivo dell'ex presidente Deng Xiaoping, che riteneva fallite le riforme economiche se un giorno non avessero raggiunto una distribuzione equa della ricchezza". 

Un obiettivo nobile, che però si scontra con il fatto che i rappresentanti del Partito comunistacinese (Pcc) sono essi stessi proprietari di ingenti immobili o legati in maniera equivoca all'industria edilizia. Le perplessità riguardo il futuro della tassa sulla casa non vengono solo da una parte del Pcc. Alcuni analisti cinesi hanno infatti messo in dubbio l'utilità della tassa nel calmierare i prezzi delle case e gli affitti. Portando ad esempio i bassi tassi di diminuzione generale delle vendite delle case durante il primo periodo di sperimentazione a Shanghai, i detrattori della fangchang shui affermano che la tassa avrebbe un "impatto impercettibile" sul mercato. 

Non è dello stesso avviso il direttore del dipartimento di Ricerche finanziarie Gu Kang."L'impatto ridotto sul mercato è dovuto al limitato tempo di esposizione alla tassa di solo due delle più grandi città cinesi. È però innegabile l'effetto stabilizzante che questa tassa ha avuto sul mercato degli immobili, spingendo molti acquirenti a non investire in centro ma a spostare i propri obiettivi finanziari su immobili situati in zone ritenute meno attraenti dal punto di vista economico, come la periferia". Secondo Gu Kang quest'ultimo effetto sarebbe proprio dovuto alla differenza tra lo 0,6 per cento del tasso d'imposta sulle case in centro e lo 0,4 per cento delle case in periferia. 

Un risultato non indifferente, per una nazione che ha alcuni tra i più bassi tassi di pressione finanziaria diretta al mondo. "È ora che la Cina inizi seriamente a considerare che non esiste più alternativa alle imposte dirette per raggiungere la stabilità di mercato ed evitare la speculazione edilizia". Con questa affermazione il ricercatore del ministero del Tesoro cinese fa chiaro riferimento all'eventuale introduzione di imposte più "incisive", come un'eventuale tassa mirata ai grandi patrimoni. Un provvedimento che, se mai entrasse in vigore, andrebbe a toccare ancora di più le tasche di quella minoranza di individui che detiene la maggioranza della ricchezza in Cina. 

Una mossa obbligatoria se si vuole "limitare il dolore - Gu Kang usa proprio questaespressione - di quella parte della popolazione che vive in stato di sussistenza economica o cerca con tanto sacrificio di uscirne". Ottenuta la moneta, bisognerà vedere poi come ripartirla verso i più bisognosi. "Il sistema di distribuzione del welfare cinese deve essere completamente rifatto. Anche se ottenessimo oggi i proventi delle tasse non avremmo comunque gli adeguati strumenti previdenziali per distribuirli alla popolazione". Una strada dunque tutta in salita, quella che potrebbe portare la Cina ad avvicinarsi, almeno sotto il profilo della tassazione degli immobili, all'Occidente. "Una strada obbligatoria - conclude Gu Kang - se vogliamo fare della Cina un paese moderno".

(Articolo di Mirko Misceo per Limes online, 30 luglio 2013)